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E’ tempo di Fintech. La finanza cambia, con favore delle autorithy

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E’ tempo di Fintech: anche le autorithy spingono per lo sviluppo della finanza tecnologia

È questo il momento giusto per darsi al fintech. Lo sostiene il Financial Times: i tempi sono maturi e i primi numeri e i primi rapporti lo dimostrano. Manca poco perchè quella che viene definita in Italia Finanza tecnologica faccia il boom, confermandosi realtà importante per il settore.

Cos’è il Fintech?

Con il termine Fintech si intendevano, inizialmente, tutte le soluzioni informatiche applicate ai back office delle banche e delle istituzioni finanziarie. Oggi dare una definizione della Financial technology non è così semplice. Possiamo dire che il Fintech è un settore composto da società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti.
Negli ultimi anni, il Fintech ha subito una grande accelerazione, le soluzione offerte sono davvero tante: Crowdfunding; Finanziamenti peer-to-peer; Asset management (gestione delle risorse di un’azienda o di un’istituzione ) con algoritmi; Gestione dei pagamenti; Credit-scoring (valutazione del rischio di credito); Raccolta dei dati; Cambi; Valute digitali.

I numeri del Fintech

La tecnofinanza registra una crescita del 300% annuo nel mondo, e del 400% in Europa. Per avere un’idea, ben 800 milioni di dollari sono stati investiti, nel settore, solo nel Regno Unito.

Numeri importanti anche nel lending: 23,7 miliardi i prestiti concessi dalle piattaforme di fintech nell’anno 2014 nei mercati come USA, Cina e UK, secondo Deloitte. Ottimo risultati anche nel payment via mobile: Alipay e Tencent, in Cina, secondo i dati di Iresearch, hanno processato ben 960 miliardi, nel 2014.

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Tempi maturi e autorithy pronte

«La più importante innovazione finanziaria negli ultimi 20 anni sono stati gli sportelli automatici che hanno evitato alle persone di fare lunghe code per prelevare soldi. Le banche restano oggi profondamente impopolari. Il loro modello di business è minacciato dai regolamenti sempre più stringenti e dai bassi tassi di interesse», scrive il Financial Times, citando Paul Volker, l’ex presidente della Federal Reserve Usa.

Oggi più che mai, questa affermazione trova riscontri: il crollo finanziario degli anni 2007-2008 ha portato i professionisti del settore ad immaginare, volere e realizzare una finanza più sicura. La rivoluzione del Fintech è già pronta a rivoluzionare il nostro pensiero: se ancora oggi, per tanti, pensare ad una banca, oggi, significa pensare ad un istituto autorevole, inamovibile, quasi solenne, tra non molto pensare alla nostra banca significherà pensare al nostro smartphone o al nostro pc.

A spingere sullo sviluppo della finanza tecnologica sono anche politici e authority. La britannica Financial Conduct Authority, per esempio, con l’obiettivo di favorire la crescita del settore, ha dato vita ad un micro mondo in cui è possibile provare e testare le nuove idee partorite dal fintech, con leggi più leggere.

A credere nel Fintech sono anche i banchieri ‘tradizionali’

Mentre ci si chiede se le Banche hanno ben compreso il fenomeno Fintech, i cambiamenti che comporta e quindi i pericoli per la finanza tradizionale (molti sono ancora gli istituti che, a detta del World Retail Banking Report (WRBR) 2016, sembrano non accorgersi della potenziale rottura in atto), c’è chi abbandona il suo lavoro dietro una scrivania di una Banca tradizionale per dedicarsi alla tecnologia.  Anshi Jain della Deutsche Bank che è entrato nel consiglio di amministrazione di SoFi, uno dei più grandi lender americani, mentre Antony Jenkins, ex ceo di Barclays, sta lanciando la sua idea di fintech.

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