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Sorpresa: Landini in Bocconi a parlare (finalmente?) di Stellantis

Nei prossimi giorni in Bocconi si terrà un incontro sul futuro industriale dell'auto italiana: tra i relatori l'economista Zirpoli, non certo tenero quando c'è da parlare di Stellantis. Ma soprattutto figura anche Landini da tempo accusato da Calenda di non occuparsi delle aziende degli Elkann per paura di essere tagliato fuori da Repubblica. La letterina di Claudio Trezzano

Caro direttore,

mi è capitata sotto il naso questa locandina. Si tratta, come vedi, di una tavola rotonda sul futuro dell’auto moderata dal valido Stefano Feltri. Te ne parlo dato che l’evento mi ha sorpreso per i partecipanti.

Anzitutto, come puoi leggere, ci sarà Francesco Zirpoli, economista esperto di automotive, non certo delicato quando c’è da parlare di Stellantis: lo ha dimostrato pubblicando il suo libro “Auto-distruzione, crisi e trasformazione dell’industra dell’automobile” che avete anche recensito su Start.

E credo lo abbia dimostrato soprattutto sottolineando che, a dispetto della narrazione imperante della nuova dirigenza del gruppo italo-francese, l’auto elettrica non è affatto la causa di tutti i guai economici e finanziari millantati nell’ultimo periodo.

In pochi infatti se ne sono accorti, ma l’economista della Ca’ Foscari di Venezia, al Fatto Quotidiano aveva dichiarato che le cause vadano ricercate altrove: “Dal 2019 le vendite nel mercato Ue sono calate di 2,5 milioni di unità, 1,6 sono di Stellantis (-44%). Oggi vende meno di quanto vendeva la sola Psa (Peugeot-Citroen), che si è fusa con Fiat Chrysler per creare il gruppo, e in un contesto in cui Toyota, non proprio un’azienda che ha puntato sull’elettrico, è salita del 16%. Il calo degli investimenti ha portato Stellantis dov’è e il segnale è che non si cambia”.

Zirpoli aveva sottolineato, di fatto smentendo su tutta la linea le continue lagnanze del Ceo di Stellantis Antonio Filosa che, più che i pasticci comunitari sull’auto elettrica, Stellantis stia scontando il proprio immobilismo industriale: “Il ritardo riguarda tutti i produttori Ue, ma Stellantis fa peggio, in un mix di errori. Il taglio delle piattaforme di puro elettrico avviene senza un investimento tempestivo sull’ibrido, in ritardo rispetto, per esempio, a Toyota. Altro passo falso è su software e batterie. La divisione SoftWare X non ha mantenuto le promesse così come la joint venture Acc: miliardi bruciati ma gli investimenti in questi due campi sono indispensabili per competere”.

E se l’amministratore delegato di Stellantis parla di un ritardo di 20 anni rispetto ai cinesi chiedendo all’Europa interventi normativi, Zirpoli ha sonoramente bocciato tale interpretazione: “Non ci siamo, è una rappresentazione parossistica. Gli europei non sono affatto indietro sui brevetti nell’elettrico, specie i tedeschi, ma sugli investimenti. E lì non c’è intervento normativo che possa far guadagnare tempo, non c’è altra soluzione che tornare a investire. Vent’anni poi sono un’esagerazione e non tutti hanno lo stesso ritardo. Forse Filosa parla di Stellantis, non è così per Bmw, Renault e Vw. Quest’ultimo è leader nell’elettrico in Ue”.

Se ci sarà lui, insomma, credo che l’evento sarà piuttosto critico rispetto a Stellantis, il che è un bene, dato il generale silenzio mediatico sulla crisi dell’auto italiana.

Tuttavia a suscitare il mio stupore è soprattutto la presenza di un altro relatore di spicco: il segretario della Cgil, Maurizio Landini. Fingendo che non saltino subito in mente battute e battutacce sulla presenza di Landini in Bocconi, tempio dell’imprenditoria neoliberista/turbocapitalista per antonomasia, mi sono chiesto: come mai, all’improvviso, Landini parla di lavoratori? E forse persino ai lavoratori?

Finora lo abbiamo sentito battagliare a lungo per il No al referendum sulla Giustizia (sua, non dimentichiamolo, la piazza romana della vittoria referendaria che ospitava nelle retrovie esponenti politici piuttosto imbarazzati, avevo fatto una foto al televisore che allego perché mi pare emblematica), lo abbiamo visto in prima linea quando si parlava di pensioni (giustamente il sindacato dei lavoratori ti accompagna anche una volta uscito dal lavoro, specie in un Paese anagraficamente vecchio come il nostro in cui ormai sono più i pensionati degli attivi…) ed è sempre presente quando c’è da riempire le piazze contro le tante guerre, gli autoritarismi e i “Kings”. Del resto, perché mai un sindacato invece di occuparsi sempre e comunque dei metalmeccanici non può anche ficcanasare nella politica estera? Perché anziché protestare contro Elkann non può sorprendere gli astanti (e forse gli iscritti) scendendo in piazza contro Trump?

La piazza romana che celebra la vittoria del No al Referendum sulla Giustizia. Il padrone di casa è Landini

Me lo ricordo molto meno attivo, infatti, sul fronte della tutela dei lavoratori, specie – come maligna da tempo Carlo Calenda – di quelli Stellantis.

Lungi da me dare credito alle teorie complottistiche del leader d’Azione che sosteneva che Landini avesse smesso di occuparsi delle continue chiusure degli stabilimenti italiani, degli innumerevoli giorni di Cassa integrazione e dei piani industriali che non fornivano rassicurazioni da quando John Elkann aveva comprato Repubblica per non correre il rischio di sparire da quel giornale, punto di riferimento di un certo elettorato. Lungi da me, ripeto, malignare in tal senso. Certo è che se il leader della Cgil voleva trovare il modo di sconfessare Calenda, più che le querele, avrebbe forse fatto meglio a pensare ad altre strategie comunicative. Possibile infatti che torni ad affrontare la questione proprio ora che Exor ha venduto ai greci?

 

A conti fatti, non mi sorprende tanto sapere che Landini sarà in Bocconi, ma che parli di auto, stabilimenti in crisi, operai in cig e di una Stellantis che sembra voler fuggire dal Paese.

Meglio tardi che mai.

Un incuriosito (e a tratti pure un po’ bocconiano)

Claudio Trezzano

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