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Siamo sicuri che sia l’auto elettrica a mandare in rosso i conti di Stellantis?

Stellantis affronta il mercato presentando i dati del suo annus horribilis: il Gruppo ha generato ricavi netti per 153,5 miliardi di euro, dato in flessione del 2% e l'esercizio si è chiuso con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro. Per la dirigenza è tutta colpa dell'auto elettrica. Ma è davvero così?

La retromarcia sull’auto elettrica rischia costerà cara a Stellantis. Il Gruppo guidato da Antonio Filosa conferma in via definitiva di aver chiuso il 2025 con una perdita netta di 22,332 miliardi di euro dovuta a 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari per l’intero anno, che “riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all’interno di una gamma completa di tecnologie, elettrica, ibrida e a combustione interna”, denuncia l’amministratore delegato. Non sono 22 miliardi “nuovi”, ma sono i famosi/famigerati già messi in conto lo scorso 6 febbraio che in Borsa causarono il dimagrimento di quasi un quarto del valore del titolo in un’unica seduta.

L’AUTO ELETTRICA COMODA FOGLIA DI FICO?

Contro lo storytelling aziendale si era scagliato  Francesco Zirpoli, economista della Ca’ Foscari di Venezia, autore del libro Autodistruzione. Crisi e trasformazioni dell’industria dell’automobile che al Fatto Quotidiano aveva dichiarato che le cause andassero ricercate altrove: “Dal 2019 le vendite nel mercato Ue sono calate di 2,5 milioni di unità, 1,6 sono di Stellantis (-44%). Oggi vende meno di quanto vendeva la sola Psa (Peugeot-Citroen), che si è fusa con Fiat Chrysler per creare il gruppo, e in un contesto in cui Toyota, non proprio un’azienda che ha puntato sull’elettrico, è salita del 16%. Il calo degli investimenti ha portato Stellantis dov’è e il segnale è che non si cambia”.

Aver smesso di investire avrebbe insomma portato il Gruppo a essere via via meno competitivo sulle principali piazze: secondo questa lettura, dunque non sarebbe stata l’auto elettrica a mandare a sbattere i conti di Stellantis. Anche perché al contrario per esempio di Volkswagen, altro big del Vecchio continente oggi in crisi, la realtà italofrancese non ha mai corso verso l’elettrico con particolare entusiasmo e convinzione.

L’economista sottolinea che, più che i pasticci comunitari sull’auto elettrica, Stellantis stia scontando il proprio immobilismo industriale: “Il ritardo riguarda tutti i produttori Ue, ma Stellantis fa peggio, in un mix di errori. Il taglio delle piattaforme di puro elettrico avviene senza un investimento tempestivo sull’ibrido, in ritardo rispetto, per esempio, a Toyota. Altro passo falso è su software e batterie. La divisione SoftWare X non ha mantenuto le promesse così come la joint venture Acc: miliardi bruciati ma gli investimenti in questi due campi sono indispensabili per competere”.

E se l’Ad di Stellantis parla di un ritardo di 20 anni rispetto ai cinesi chiedendo all’Europa interventi normativi, Zirpoli boccia tale interpretazione: “Non ci siamo, è una rappresentazione parossistica. Gli europei non sono affatto indietro sui brevetti nell’elettrico, specie i tedeschi, ma sugli investimenti. E lì non c’è intervento normativo che possa far guadagnare tempo, non c’è altra soluzione che tornare a investire. Vent’anni poi sono un’esagerazione e non tutti hanno lo stesso ritardo. Forse Filosa parla di Stellantis, non è così per Bmw, Renault e Vw. Quest’ultimo è leader nell’elettrico in Ue”.

IL 2025 DI STELLANTIS IN NUMERI

Al netto delle interpretazioni, restano i dati. Quelli odierni riguardano i bilanci e sono impietosi: il Gruppo ha generato ricavi netti per 153,5 miliardi di euro, dato in flessione del 2% rispetto all’anno precedente. Come si ricordava, il 2025 si è chiuso con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, una cifra determinata da oneri straordinari per 25,4 miliardi di euro legati al profondo cambiamento strategico in atto e al riallineamento del piano prodotti.

La società ha registrato una perdita operativa rettificata di 842 milioni di euro, con un margine AOI dello (0,5)%, mentre il flusso di cassa industriale è risultato negativo per 4,5 miliardi di euro. La seconda metà del 2025 ha mostrato una crescita dei ricavi del 10% rispetto allo stesso periodo del 2024 e un miglioramento del 73% nella generazione di cassa industriale rispetto al secondo semestre dell’anno precedente. Per preservare la solidità della struttura patrimoniale, che vanta comunque una liquidità disponibile di 46 miliardi di euro, il Consiglio d’Amministrazione ha deciso la sospensione del dividendo 2026 e l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro.

L’INCHIODATA DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE ITALIANA

E poi ci sono i dati relativi alla produzione industriale nel nostro Paese in quanto Stellantis ha nel portafogli Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Maserati. Nel 2025 sono state realizzate complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con un calo del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente quando si scrisse che si era tornati ai livelli del 1956. Secondo Fim-Cisl in meno di due anni le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a 751.384 veicoli, nonostante nei tavoli ministeriali fosse già stato indicato l’obiettivo di un milione di unità. Target che appare sempre più lontano e inverosimile. Tutta colpa dell’auto elettrica?

IL RESET CHE FA BENE AL MERCATO

Se le tesi dell’economista Zirpoli fossero vere, Stellantis starebbe utilizzando questa narrazione per ingenerare nel mercato la convinzione che sia in atto un duplice reboot (o reset) aziendale: da un lato c’è quello, più palese, che si registra con l’avvicendamento tra Carlos Tavares e Antonio Filosa. Il cambio del pilota è di per sé foriero di nuove aspettative e aiuta a prefigurarsi l’inizio di una stagione nuova.

Dall’altro, la bolla dell’auto elettrica e i diktat pro-petrolio di Trump tornano senz’altro comodi per convincere gli azionisti che ci sia margine per ripartire da zero. “Stellantis reimposta il proprio business per soddisfare al meglio le preferenze dei clienti e per sostenere una crescita profittevole” titolava infatti la nota per la stampa vergata ormai tre settimane fa. E i 13 miliardi di dollari annunciati lo scorso ottobre “per sostenere la crescita negli Stati Uniti” fanno già intuire da dove si ripartirà. Tutto il resto verrà svelato alla presentazione del primo piano industriale dell’era Filosa che sarà divulgato all’Investor Day 2026 di Stellantis che si terrà, guarda caso, negli Usa.

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