La crisi economica in cui è sprofondato il gruppo Volkswagen nel 2025 richiederà di rivedere gli accordi siglati nel Natale 2024 con i rappresentanti dei lavoratori. Si parla infatti di 50mila posti di lavoro in meno entro il 2030 rispetto ai 35mila messi in conto in precedenza, pari cioè al 7,4 per cento della forza totale. Parallelamente esige che la dirigenza elabori una nuova strategia per rimettersi in carreggiata.
LA STRATEGIA DI VOLKSWAGEN PER SUPERARE LA CRISI
Senza troppa fantasia, dal momento che è la medesima attuata anche da altri grandi marchi alle prese con la crisi dell’auto (per esempio, Nissan), ai piani alti di Wolfsburg hanno deciso di diminuire le spese. Non solo per ciò che concerne il personale. La marginalità operativa, scesa nel 2025 al 2,8%, non basta a finanziare gli investimenti e il taglio dei costi è necessario per “rendere il gruppo più resiliente” di fronte alle sfide in corso (concorrenza cinese, basso appeal in Cina, dazi trumpiani, ecc).
“Le sovraccapacità produttive non sono sostenibili a lungo termine per la nostra azienda. Nell’attuale contesto di mercato e nel panorama competitivo, la pianificazione dei volumi del passato non è più realistica”, ha detto l’amministratore delegato Oliver Blume alla testata dedesca Manager Magazin.
AC E DC, LO SPARTIACQUE NELLA PRODUZIONE AUTOMOBILISTICA
Blume argomenta parlando della necessità di immergersi in una “nuova normalità”. Se ante-Covid, ovvero nel 2019, ultimo anno per il top manager legato alla “vecchia normalità” Volkswagen pianificava una capacità globale di circa 12 milioni di vetture, dopo la pandemia si deve avere il coraggio di ammettere che la produzione cui puntare si attesti al più attorno le 9 milioni di unità all’anno.
E proprio i numeri del 2025 spiegano l’esigenza di cambiare passo: non si deve dimenticare che negli scorsi 12 mesi l’utile operativo si è di fatto dimezzato, sfarinandosi del 54% rispetto al 2024, per un totale di 8,9 milioni. Il gruppo ha comunque ottenuto ricavi per quasi 322 miliardi di euro (il linea col 2024, altro anno difficile) dalle vendite, appunto, di circa 9 milioni di veicoli in tutto il mondo. Nove milioni target da rispettare anche nei prossimi anni.
NUBI DENSE SUGLI STABILIMENTI EUROPEI
Per questo, come raccontato nei mesi passati, in Cina (mercato che Wolfsburg presidia da 40 anni) la capacità è stata ridotta di un milione di unità (tra le ultime mosse in tal senso si registra la “fuga” del marchio Skoda dal Dragone), mentre il gruppo si prepara a tagliare un altro milione in Europa, soprattutto in Germania, dove traballano Emden e Zwickau, mentre almeno a Osnabrück Volkswagen vorrebbe impiegare alcune linee per l’assemblaggio di veicoli militari così da dare respiro a un impianto senza grandi prospettive per il futuro.
Negli scorsi mesi la scure si è abbattuta sugli impianti minori che realizzavano per il Gruppo auto elettriche, Buxelles e Dresda, chiusi definitivamente, ma i dubbi aumentano anche per ciò che riguarda la sostenibilità di Hannover al momento limitato a ID. Buzz e T7 Multivan.
Secondo le ultime informazioni rese dall’azienda, per il 2026 la dirigenza prevede un incremento del fatturato compreso tra lo 0 e il +3% rispetto al 2025, un margine operativo lordo tra il 4,0 e il 5,5% e un flusso di cassa netto tra i 3 e i 6 miliardi di euro.





