Che la cosiddetta “tregua di Natale”, ovvero il sì ottenuto al piano lacrime e sangue di risparmi per 10 miliardi che la dirigenza di Volkswagen era riuscita a ottenere, contro ogni previsione, dai rappresentanti dei lavoratori agli sgoccioli di un 2024 costellato di scioperi, avesse ormai bisogno di un tagliando era tristemente noto.
TUTTI I PROBLEMI DEL COSTRUTTORE TEDESCO
Se il 2024 è stato infatti difficile quello successivo non si è rivelato affatto più clemente e l’incognita Donald Trump – che coi suoi dazi ha voluto colpire soprattutto le auto tedesche, come ammesso in più occasioni dall’inquilino della Casa Bianca – ha fatto il resto.
Se si esclude Lamborghini, la sola scuderia che non ha mai smesso di correre nonostante la crisi dell’automotive occidentale, pure i marchi premium nel portafogli di Wolfsburg come Audi e Porsche hanno scontato gli errori della dirigenza nel voler caparbiamente continuare a puntare sull’auto elettrica (la Casa degli Anelli ha chiuso proprio uno stabilimento dedicato alle sue vetture a batterie) e soprattutto la perdita di competitività in Cina.
I BILANCI 2025 SONO PIÙ DI UNA SPIA D’ALLARME SUL CRUSCOTTO VOLKSWAGEN
Volkswagen ha annunciato oggi di aver registrato un calo di quasi la metà del suo utile netto nel 2025, attestato a 6,9 miliardi di euro, raggiungendo così, come sottolineato da Teleborsa, il livello più basso dalla crisi del Dieselgate nel 2016.
Wolfsburg imputa l’inchiodata ai dazi doganali statunitensi e ai costi di ristrutturazione imprevisti. E’ ben noto il peso della bolla dell’auto elettrica che ha imposto alla Casa tedesca di ripensare le sue strategie di elettrificazione della gamma.
Il gruppo ha venduto 9 milioni di veicoli nel 2025, in linea con il 2024, con un aumento del 5% in Europa e del 10% in Sud America, mentre è andata decisamente peggio in Nord America (-12%) e Cina (-6%). Il fatturato 2025 si è mantenuto sostanzialmente stabile a 321,9 miliardi di euro rispetto ai 324,7 miliardi del 2024, ma il margine operativo è sceso al 2,8%, mentre l’utile operativo è sceso del 53% a 8,9 miliardi di euro.
E ORA ARRIVANO ALTRI TAGLI
Per questo, il piano di risparmi concordato coi rappresentanti dei lavoratori nel dicembre del 2024 risulta superato a destra dal peggioramento della situazione di mercato. A fine 2025 Wolfsburg aveva comunicato di aver già raccolto oltre 25 mila adesioni ai licenziamenti volontari: entro il 2030 il Gruppo secondo il cronoprogramma precedente avrebbe dovuto necessariamente raggiungere quota 35mila posti di lavoro, riducendo così gli occupati nei siti tedeschi da 130mila a meno di 100mila unità. “Abbiamo realizzato risparmi per 1miliardo nel 2025 – spiega – e siamo sulla strada giusta per raggiungere il nostro obiettivo di risparmiare oltre 6 miliardi di euro annui in tutto il gruppo entro il 2030 “, il commento amaro del Ceo Oliver Blume.
Ora, però, l’asticella è stata posta ancora più in alto: saranno necessariamente 50.000 i posti di lavoro da tagliare in Germania sempre entro la fine di questo decennio. Non è chiaro come la prenderanno i sindacati ma è palese che, dati i numeri del 2025, il margine di manovra per nuove trattative sia risicato.
Per il medesimo motivo torna a farsi incerta la sorte degli stabilimenti ritenuti sacrificabile all’altare del risparmio, ovvero Zwickau, Emden e Osnabrück. In quest’ultimo si stava esplorando la possibilità di riconvertire le linee per assemblare mezzi militari, operazione che sarebbe condotta in prima persona da Volkswagen stessa dato che, a quanto pare, il colosso Rheinmetall si è tirato indietro.
IL 2026 DI VW SECONDO BLUME
Per il futuro il Gruppo si aspetta una crescita piatta, con un massimo del 3%, e un margine operativo compreso tra il 4% e il 5,5% nel 2026, dopo il 2,8% nel 2025. “Stiamo operando in un ambiente fondamentalmente diverso”, ha ammesso Blume, che proprio per la crisi in cui annaspano sia Vw sia Porsche ha dovuto dimettersi da quest’ultima per non apparire su entrambi i marchi a mezza giornata.
“Nel 2026 – ha spiegato il top manager tedesco – lanceremo una mobilità elettrica abbordabile con una tecnologia premium”, mentre Volkswagen è determinata a riguadagnare terreno in Cina con la “campagna di prodotti più vasta della propria storia”. Finora, però, come testimoniato dagli ultimi dati disponibili (febbraio), quel mercato sta creando non poche difficoltà alle potenti e ben capitalizzate Case autoctone, difficile dunque che Vw abbia la forza di imporsi in una sfida tanto competitiva, almeno allo stato attuale.







