Si riapre il dossier italiano sulle comunicazioni satellitari sicure.
Dopo i colloqui avviati l’anno scorso tra il governo di Roma e Starlink, il servizio di Internet satellitare della società di Elon Musk, nella partita adesso si è inserita anche la canadese Telesat.
Secondo quanto riferito da Reuters citando tre fonti vicine alla questione, Telesat ha avviato colloqui preliminari con l’Italia per fornire servizi satellitari destinati alle comunicazioni sicure di personale governativo e militare operante in aree ad alto rischio. Le fonti hanno precisato che si tratta di discussioni iniziali e che non sarebbero ancora stati affrontati dettagli finanziari.
Una delle fonti ha spiegato che gli ultimi colloqui si sono svolti nel corso di questo mese, mentre un’altra ha aggiunto che il governo italiano non avrebbe ancora fornito un riscontro alla proposta avanzata dalla società canadese. Da parte sua, un portavoce di Telesat ha dichiarato che il gruppo “non è al momento in grado di commentare la questione”.
Già nei mesi scorsi erano emerse anche interlocuzioni con la francese Eutelsat per fornire sistemi per comunicazioni satellitari sicure.
Senza dimenticare che quella che è considerata oggi la risposta europea a Starlink, ovvero Iris2, sarà attiva solo a partire dal 2030. Sullo sfondo, ma nemmeno troppo, c’è Leonardo: il colosso della difesa e aerospazio italiano sta lavorando alla costellazione satellitare proprietaria Space Guardian per l’osservazione della Terra, puntando ad avere una prima capacità operativa in orbita all’inizio del 2028.
Tutti i dettagli.
IL DOSSIER STARLINK E LE TENSIONI TRA EUROPA E STATI UNITI
La questione della connettività satellitare è diventata particolarmente sensibile in Italia dopo il rallentamento delle interlocuzioni con Starlink, il sistema satellitare di SpaceX. Secondo indiscrezioni emerse a inizio 2025, Roma aveva valutato un accordo quinquennale da 1,5 miliardi di euro con Starlink per offrire servizi destinati a garantire comunicazioni criptate per governo, diplomatici e Difesa.
A gennaio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva difeso le interlocuzioni con SpaceX sostenendo che il sistema Starlink non avesse “alcuna alternativa pubblica”.
Successivamente, però, Bloomberg aveva riferito di crescenti dubbi all’interno dell’esecutivo italiano sulla possibilità di chiudere un’intesa con Musk, anche alla luce del percepito disimpegno statunitense nei confronti della sicurezza europea. Secondo le fonti citate dall’agenzia americana, il legame tra Musk e il presidente statunitense Donald Trump avrebbe contribuito ad alimentare perplessità sulla sua affidabilità come partner strategico.
I NUMERI DELLA CANADESE TELESAT
Un anno dopo nessun accordo è stato stretto e ora nella partita si sarebbe inserito un altro player.
Telesat Corp, operatore satellitare canadese che mira a competere con Starlink di SpaceX, sostiene sul proprio sito di operare attualmente 11 satelliti geostazionari e di prevedere il lancio tra 150 e 200 satelliti in orbita terrestre bassa a partire da quest’anno, destinati a impieghi commerciali e militari.
Come ricorda Reuters, i satelliti Leo operano a una distanza dalla Terra 36 volte inferiore rispetto a quelli tradizionali, riducendo i tempi di invio e ricezione delle informazioni e garantendo un servizio a banda larga migliore e più veloce anche nelle aree remote.
IL CONFRONTO CON LA RETE DI MUSK
Numeri ancora lontani da quelli di Starlink. L’azienda di Musk gestisce infatti una rete globale di dati e comunicazioni a banda larga ad alta velocità e bassa latenza, alimentata da circa 9.600 satelliti Starlink per banda larga e mobile in orbita terrestre bassa, che fornisce connettività a milioni di clienti privati, aziendali e governativi in 164 paesi, territori e altri mercati, al 31 marzo 2026. Proprio la capacità della costellazione di SpaceX continua a rappresentare il principale elemento di vantaggio competitivo rispetto alle alternative europee.
CHE NE È DELLA PROPOSTA DELLA FRANCESE EUTELSAT?
Come già detto, anche la francese Eutelsat si è proposta come possibile partner dell’Italia. Un anno fa Reuters aveva rivelato che l’operatore europeo era in trattative con il governo italiano per sistemi di comunicazione satellitare sicuri. La società guidata da Eva Berneke gestisce 35 satelliti geostazionari e circa 630 satelliti in orbita bassa della costellazione OneWeb, acquisita nel 2023.
OneWeb rappresenta oggi la seconda costellazione Leo più grande al mondo dopo Starlink, pur restando di dimensioni molto inferiori rispetto alla rete di SpaceX.
LE SPERIMENTAZIONI CON STARLINK NELLE AMBASCIATE AVVIATE L’ANNO SCORSO
Sempre un anno fa il governo italiano ha confermato di aver avviato alcune sperimentazioni con il sistema Starlink presso sedi diplomatiche italiane all’estero.
Rispondendo in Senato a un’interrogazione sul tema, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva precisato che i contratti relativi ai dispositivi di connessione non sono stipulati direttamente con SpaceX ma tramite aziende italiane terze, tra cui Telespazio.
LA PARTNERSHIP TRA SPACEX E TELESPAZIO
SpaceX ha infatti siglato nel giugno 2024 una partnership con Telespazio (joint venture tra Leonardo al 67% e Thales al 33%), per integrare Starlink nella rete globale di connettività ibrida della società e rafforzare l’offerta di servizi destinati a clienti istituzionali e industriali, inclusa la Difesa.
La collaborazione, tuttavia, non è stata sufficiente a indirizzare in maniera definitiva la scelta del governo italiano verso il sistema di Musk.
In sede parlamentare, il ministro Ciriani aveva ribadito infatti che “non c’è stato l’affidamento da parte del Governo di infrastrutture critiche del paese a Starlink” e ha inoltre chiarito che “presso la presidenza del Consiglio non è stato istituito alcun tavolo tecnico operativo” per la concessione della gestione delle infrastrutture diplomatiche italiane alla rete satellitare americana.
IL RITARDO DI IRIS2 E IL NODO DELL’AUTONOMIA EUROPEA
Sul fronte europeo, il governo italiano continua a seguire il progetto Iris2, la costellazione satellitare dell’Unione europea destinata a garantire comunicazioni sicure e connettività strategica.
A dicembre 2024 Bruxelles ha approvato un progetto da 10,6 miliardi di euro per sviluppare una costellazione multiorbitale di 290 satelliti, con il consorzio SpaceRISE. Il consorzio industriale, guidato da Eutelsat, Ses e Hispasat, coinvolge anche Thales Alenia Space, Airbus Defence and Space, Ohb, Telespazio, Deutsche Telekom e Orange.
Tuttavia, come ha ricordato un anno fa lo stesso Ciriani, le iniziative europee “non avranno una piena capacità operativa prima del 2030”. Sebbene a inizio 2026 il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius abbia affermato che la costellazione multiorbitale Iris2 dovrebbe essere in grado di avviare i servizi iniziali nel 2029.
Proprio il ritardo della soluzione europea alimenta il dibattito sulla necessità di ricorrere nel frattempo a sistemi già operativi come Starlink.
LA POSIZIONE DELLA DIFESA ITALIANA
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva sottolineato un anno fa la necessità di “studiare e valutare ogni soluzione tecnicamente atta a fornire le capacità quantomeno nelle more del completamento dei programmi proprietari”.
Crosetto aveva ricordato che SpaceX “riunisce i requisiti e possiede capacità necessarie” ma aveva anche evidenziato che l’Italia potrebbe comunque mantenere il controllo sull’instradamento e sulla cifratura dei dati attraverso tecnologie proprietarie.
NEL 2028 OPERATIVA LA COSTELLAZIONE DI LEONARDO
Parallelamente, Leonardo sta lavorando a una propria soluzione nazionale. L’ormai ex ad di Leonardo Roberto Cingolani aveva annunciato nel 2025 il lancio di una nuova costellazione composta da 18 satelliti militari in orbita bassa, finanziati principalmente dal ministero della Difesa.
Il progetto prevede 12 satelliti standard e 6 satelliti a infrarossi, con lanci previsti tra il 2027 e il 2028. Il budget complessivo stimato è di circa 900 milioni di euro, di cui 500 milioni già allocati dal ministero della Difesa. A questi si aggiungeranno anche 20 satelliti civili destinati a osservazione della Terra, geolocalizzazione e monitoraggio.
Numeri comunque sempre lontanissimi dai quasi 10mila satelliti in orbita terrestre bassa di Elon Musk.







