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Ecco il vero motivo per cui ho rottamato il governo Conte-Tria. Parola di Salvini

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Fatti, parole e approfondimenti sulla scia delle dichiarazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, a “Quarta Repubblica” di Nicola Porro su Rete4

 

“Quando mi hanno detto che la Flat tax me la potevo sognare, che la tassa al 15% per i lavoratori e gli imprenditori l’avremmo fatta non quest’anno ma fra uno, due tre anni, se a Bruxelles ci avessero dato il permesso, ho detto: il governo litiga, è fermo, allora diamo la parola agli italiani”.

È quello che ha svelato ieri sera per la prima volta in maniera chiara Matteo Salvini, intervistato da Nicola Porro a “Quarta Repubblica” su Rete 4.

Dunque non c’entravano la Tav e i dissidi con il Movimento 5 Stelle. Non è stata la riforma della giustizia a far traboccare il vaso dello scontento in casa della Lega. Né l’autonomia regionale su cui i Pentastellati frenavano. Come pure si poteva pensare leggendo la mozione di sfiducia presentata l’8 agosto contro il premier Giuseppe Conte.

Sono stati invece i niet del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, spalleggiato dal premier Giuseppe Conte dopo la lettera di luglio alla Commissione europea con gli impegni dell’Italia per evitare la procedura d’infrazione, a indurre il leader della Lega a rottamare il governo con il Movimento 5 Stelle.

Uno degli ultimi casus belli è stato il retroscena pubblicato il 5 agosto dal quotidiano la Repubblica sul “piano segreto” di Tria (piano non smentito dal titolare del Tesoro).

Che cosa aveva scritto il quotidiano?

Gli impegni presi dal governo per evitare in extremis la procedura d’infrazione con l’Ue costituiscono un vincolo piuttosto stringente e prevedono di riportare il rapporto deficit/pil al di sotto dell’1,8%. Per questa ragione il “piano segreto del ministro dell’Economia Giovanni Tria” starebbe costruendo la prossima Finanziaria intorno alle parole “aggiustamento strutturale”. Una proposta che – secondo il quotidiano La Repubblica – prevede di disinnescare le clausole Iva tagliando le cosiddette “tax expenditure”, ossia i benefici e le agevolazioni fiscali e di dirottare gli “80 euro” di Renzi sulla cosiddetta Flat tax.

Rumor che nella mattina del 5 agosto crearono subbugli nel Carroccio. “Non facciamo i giochini”, commentò il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, smentendo l’ipotesi degli 80 euro sulla Flat tax. “Io sto al governo solo se posso tagliare le tasse e rilanciare le opere pubbliche in questo Paese, sicuramente non per tirare a campare e per perdere tempo. O si fanno cose importanti come il taglio delle tasse, la riforma della giustizia e lo sblocco delle opere ferme, oppure torniamo dagli italiani a chiedere la forza di fare da soli quello che non riusciamo a fare”, aggiunse il vicepremier.

Secondo Salvini, l’elezione lo scorso metà luglio di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Europea anche con i voti del Movimento 5 Stelle e gli accordi presi da Conte e Tria con Bruxelles (qui l’analisi di Giuseppe Liturri) sono stati un chiaro messaggio alla Lega: isolamento dei salviniani nei palazzi europei e nessun reale margine di manovra su fisco e politica economica espansiva. Ergo: meglio staccare la spina al governo (magari dopo aver percepito che i vertici del Pd erano favorevoli al voto), come si arguiva peraltro da recenti interventi e post dei leghisti Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Così l’8 agosto il Carroccio deposita la mozione di sfiducia contro il premier Conte (in cui non si menzionavano, però, e chissà perché, le questioni europee né il nodo Flat tax).

Una conferma indiretta di questa ricostruzione è arrivata oggi da Federico Fubini che sul Corriere della Sera ha descritto il piano che era allo studio negli scorsi giorni dal ministero retto da Tria:

Giovanni Tria ha già delineato con la sua squadra il profilo di una manovra per correggere la rotta. Il ministro dell’Economia uscente si prepara a lasciare il suo schema in eredità al prossimo governo. Ma quel dispositivo, visto nei dettagli, fa capire perché il leader della Lega Matteo Salvini abbia deciso di aprire la crisi prima di affrontare la sessione di bilancio. Solo per mantenere il deficit attorno al 2% del Pil Tria ha dovuto pensare a una stretta da 15 miliardi di euro. Circa nove miliardi verrebbero maggiori entrate: qualcosa dalla lotta all’evasione e dal taglio di sussidi nocivi per l’ambiente, molto riduzioni lineari — poco ma per tutti — su un portafoglio da 35 miliardi di deduzioni e detrazioni di cui godono decine di milioni di italiani (gli sgravi su carburante per autotrasporto o agricoltura sarebbero limati meno). Altri sei miliardi verrebbero invece da tagli di spesa: ai ministeri, ma anche alla sanità e agli enti locali.

Misure che di fatto ora sono rintracciabili – naturalmente senza la Flat tax – nella bozza di programma di M5s e Pd per nascente governo Conte 2.

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