Economia

Non solo Flat tax, ecco come la Lega picchia Tria sul Mes

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Cosa si sono detti nell’Aula di Montecitorio Borghi (Lega) e il ministro Tria sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, uno dei temi di scontro fra il partito di Salvini e il titolare del Tesoro oltre al dossier Flat tax

 

La riforma del Meccanismo europeo di stabilità non piace al governo italiano ma anche su questo c’è stata polemica tra il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi, e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.

Nei giorni scorsi, poco prima della sospensione estiva delle attività – poi rivelatasi parziale per la crisi di governo -, si è registrato l’ennesimo botta e risposta tra i due, stavolta all’interno dell’Aula di Montecitorio.

Occorre ricordare che il percorso di modifica del Mes, iniziato il 13 giugno, terminerà a dicembre e rischia di non poter far accedere al fondo il nostro Paese perché per farlo occorre dimostrare la sostenibilità del debito e il rispetto di tutti i parametri di Maastricht.

L’INTERROGAZIONE DI BORGHI

Borghi e altri deputati leghisti hanno presentato un’interrogazione al titolare di via XX Settembre sull’iter della riforma del trattato sul Mes e sulla proposta di nomina di Jeroen Dijsselbloem, ex presidente dell’Eurogruppo ed ex presidente del consiglio dei governatori del Mes, a direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale; ipotesi poi sfumata vista la candidatura di Kristalina Georgieva. Secondo il parlamentare del Carroccio “l’introduzione del Meccanismo europeo di stabilità fu un disastro. Stiamo parlando di cifre iperboliche, sopra i 50 miliardi, di cui il Parlamento votò, a mio avviso, senza alcun tipo di contezza e fortunatamente e fieramente la Lega fu un partito che non lo votò. Ma alla fine – si legge nel testo dell’interrogazione – si scoprì che praticamente l’unico scopo dell’introduzione di quel fondo fu trasferire denaro dall’Italia alle banche tedesche e francesi: 60 miliardi, non poco”.

Ora, sempre a suo dire, “se quello fu un danno, la riforma del MES rischia di essere la beffa perché si rischia di far sì che questi denari poi non potranno, nonostante la nostra contribuzione, mai tornare indietro perché noi non rispondiamo alle caratteristiche necessarie per prenderli”.

Per tornare anche all’altro argomento oggetto di interrogazione, “il regista di tutto quel periodo disgraziato fu Jeroen Dijsselbloem, il sicario dei risparmi dei risparmiatori europei, l’ideatore del metodo Cipro”. Il presidente della commissione Bilancio in conclusione ha chiesto a Tria, “dato che noi leggiamo solo sulla stampa di continui progressi nell’approvazione in sede europea del Meccanismo europeo di stabilità e dato che il mandato è quello di fermarlo in tutte le maniere, qual è il punto e dove possiamo intervenire per bloccarlo perché a dicembre quando ci sono stati progressi sulle trattative non siamo stati informati”.

LA RISPOSTA DI TRIA E LA REPLICA DI BORGHI

Nella sua risposta il ministro dell’Economia ha evidenziato che l’obiettivo è quello di un accordo entro fine 2019 come richiesto dall’Italia e “solo a partire da quel momento potrà essere avviato un processo di ratifica preceduto da una legge di autorizzazione del Parlamento”.

Frasi che però evidentemente non hanno soddisfatto Borghi il quale nella replica ha domandato: “Ma ci siamo opposti o meno? Dietro precisa sollecitazione del nostro Parlamento a me sarebbe piaciuto vedere che in Europa si usciva dal summit dicendo: ‘Il Mes non lo accetteremo mai’. Vogliamo dire che lo applichiamo e poi non lo ratificheremo? Capisco la Realpolitik ma questo doveva essere detto”.

Del resto, ha aggiunto, la Lega non ha dubbi: “Per noi è molto chiaro, il Mes è una cosa disastrosa e non deve procedere”.

LA RISOLUZIONE APPROVATA ALLA CAMERA

A giugno la Camera aveva peraltro approvato una risoluzione siglata da Lega e Movimento Cinque Stelle per trasmettere alle Camere le proposte di modifica del Mes elaborate in sede europea e consentire così al Parlamento di esprimersi con un atto d’indirizzo. In essa si chiedeva al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in procinto di partire per Bruxelles dove erano in programma il Consiglio europeo e il Vertice Euro, di “confermare l’impegno ad opporsi ad assetti normativi che finiscano per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci: più specificatamente, in ordine alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale”.

COS’AVEVA DETTO TRIA ALL’ASSEMBLEA DELL’ABI

Della riforma del Mes Tria aveva parlato anche durante l’assemblea dell’Abi, il 10 luglio scorso. Durante il suo intervento aveva fatto notare che la trasformazione del Meccanismo di stabilità in un fondo monetario europeo con compiti di sorveglianza fiscale può comportare “possibili ripercussioni negative sui mercati internazionali”. Il ministro dell’Economia inoltre aveva chiarito che “l’evoluzione del Mes deve essere valutata in un quadro di approfondimento di funzioni e strumenti di cui sarà dotato”.

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