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A tu per tu con il Coronavirus. La testimonianza di un medico positivo al Covid-19

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“Coronavirus: trovo spropositato il comportamento di molti media che stanno alimentando il panico nella popolazione, mi auguro che i politici ascoltino testimonianze dirette di pazienti e personale sanitario che come me sono nel pieno del problema”. Estratto di una lettera pubblicata su Italia Oggi

Sono un medico ospedaliero. Lavoro presso una Unità Operativa di Medicina Interna a Piacenza. La città in cui lavoro e risiedo dista meno di 15 km dal paese focolaio d’Infezione: Codogno (Lodi).

Essendo l’ospedale di Codogno al confine sud della provincia di Lodi, ed essendo stato interdetto l’accesso al pronto soccorso di questo nosocomio, molti pazienti (tra cui tanti potenziali infetti dal virus) si sono riversati sui più vicini ospedali tra cui Piacenza.

E da qui parte la mia personale esperienza: in data 21 febbraio veniva ricoverata nel mio reparto una paziente anziana residente a Codogno con febbre alta, polmonite grave, il medico di guardia (mia moglie) visita la malata con tutti i presidi di sicurezza per lo più autoprocuratesi, isola la paziente e successivamente la fa trasferire in reparto più idoneo, il tampone darà poi esito positivo!

Conseguentemente, sabato 22, tutto il personale venuto a contatto con la suddetta malata veniva sottoposto a tampone, io stesso perché convivendo con potenziale contagiata. L’esito del tampone dava negatività per tutti, tranne me!

La notizia fa presto il giro dell’ospedale e così, d’accordo coi colleghi delle Malattie Infettive, si decideva di fare un ricovero in ambiente isolato nel loro reparto.

Nel frattempo altri sanitari del mio ospedale risultavano positivi, così come altri pazienti venivano scoperti positivi in Lombardia e regioni limitrofe, oltre che altri pazienti ricoverati a Piacenza per cause più disparate e sottoposti a test risultavano positivi con più o meno sintomi correlati alla sindrome da Coronavirus.

Questa in breve l’evoluzione della diffusione che sta portando la cittadinanza di questa tranquilla città in cui risiedo dal 2006 a scene da guerra mondiale, con paralisi completa di attività produttive, commerciali, sociali , assalto ai supermercati e farmacie , coprifuoco completo.

Ma ora vorrei raccontare la mia vera storia clinica di questa infezione virale nella speranza che serva alla collettività di tutto il nostro bel paese per evitare la cosiddetta «psicosi da virus letale»!

Le conclusioni che traggo e che tutti voi potete trarre sono:

1) La malattia si comporta esattamente come la banale influenza e nella stragrande maggioranza dei casi è paucisintomatica, si risolve in 3-4 giorni senza esiti.

2) il contagio non è così semplice per fortuna (pensate solo al fatto che io ho starnutito più volte nello studio in cui lavoro a stretto contatto con colleghi) e si verifica più che altro nei confronti di pazienti anziani o pluripatologici, e la gravità dei sintomi è correlata a questa tipologia di soggetti.

3) Non tutti coloro che hanno sintomatologia influenzale banale devono fare il tampone, poiché è inutile sapere di essere positivi se non si verifica dispnea. Certamente però è utile indossare una mascherina di quelle semplici se si è a contatto con persone anziane o fragili!

4) l’imperativo categorico dev’essere tutelare gli anziani e seguire il vademecum diffuso dal ministero della salute sulle norme igieniche e comportamentali.

5) probabilmente il mio contagio è avvenuto in quel bar di Codogno super affollato con probabili molto ignari positivi, tra l’altro io stavo prendendo terapia antibiotica per problemino al dente del giudizio, quindi forse le mie difese immunitarie erano un po’ ridotte!

Trovo assolutamente spropositato il comportamento di molti media televisivi e leoni da tastiera che, in questi giorni, stanno alimentando il panico nella popolazione, mi auguro che i politici ascoltino testimonianze dirette di pazienti e personale sanitario che come me sono nel pieno del problema, senza strumentalizzare la situazione!

Un caro saluto alla mia bellissima terra d’origine, e state tutti tranquilli

(estratto di una lettera pubblicata su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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