Economia

Tutti gli effetti del Coronavirus sulle economie mondiali. Report Ref

di

totalitari

L’analisi del centro studi Ref (Ricerche economia e finanza) tratta da Congiuntura Ref diretta da Fedele De Novellis

 

La frenata della domanda cinese si trasla evidentemente anche sul resto dell’economia mondiale.

Un primo canale è quello della riduzione delle importazioni, tanto di beni finali quanto di prodotti intermedi e di materie prime. Conta non solo il fatto che i cinesi consumeranno meno, ma anche il fatto che, dati i limiti alla circolazione delle persone e possibilmente anche delle merci, la Cina esporterà anche di meno.

Poiché le esportazioni cinesi a loro volta incorporano molti prodotti intermedi acquistati dall’estero, soprattutto dalle altre economie dell’area, un canale di propagazione della crisi sarà proprio quello della frenata degli scambi internazionali.

Va considerato che nel corso degli ultimi venti anni il peso della Cina sul commercio mondiale non è aumentato solo dal lato dell’export.

Anche le importazioni cinesi hanno acquisito un rilievo significativo, stabilizzandosi negli ultimi anni intorno al 10 per cento delle importazioni mondiali.

Considerando lo spaccato delle importazioni cinesi per paese di provenienza si osserva come i paesi più legati alla domanda cinese siano quelli della stessa area asiatica: Corea, Giappone e Taiwan precedono Usa e Germania in termini di incidenza sulle importazioni cinesi.

Dal punto di vista delle caratteristiche delle importazioni cinesi, resta elevata la quota di materie prime, energetiche e non. Le commodity incidono difatti per il 43 per cento sull’import della Cina.

Allo stesso tempo, la Cina è un attivatore importante di produzione nei settori medium e high tech, ampiamente forniti proprio dagli altri paesi asiatici, ma anche da aziende occidentali.

Oltre all’effetto sulle importazioni di beni, va segnalato come uno dei settori più colpiti dalle conseguenze del Covid-19, sia quello del turismo internazionale. In generale, è probabile che nei prossimi mesi si osservi una generalizzata tendenza a ridurre la mobilità internazionale. Già nelle prossime settimane, si osserverà un rallentamento dei flussi di turismo internazionale.

Negli anni scorsi la Cina ha aumentato il proprio peso sul mercato del turismo internazionale. Man mano che la classe media cinese ha iniziato ad accedere a consumi superiori, è aumentata anche la presenza dei turisti cinesi sui mercati mondiali. Le presenze turistiche cinesi nel mondo sono pari al 13 per cento del totale.

La bilancia dei pagamenti dell’area euro alla voce dei viaggi all’estero registra un surplus bilaterale con la Cina di circa 2 miliardi di euro, con un flusso di entrate legate ai viaggi nell’eurozona dei turisti cinesi che supera gli 8 miliardi. All’interno dell’area euro il paese che, sulla base delle statistiche dei pernottamenti, appare più penalizzato da una riduzione degli arrivi di turisti stranieri, è proprio l’Italia, che registra oltre 5 milioni di pernottamenti di turisti cinesi all’anno, seguita dalla Francia con 4 milioni.

Conseguenze economiche: strozzature nelle catene globali del valore

Guardando invece alla struttura dell’export della Cina, le materie prime hanno un peso trascurabile, mentre acquisiscono un certo rilievo anche i prodotti a basso contenuto di skills e tecnologia. Il punto è che nel corso degli anni la Cina ha modificato la propria struttura produttiva.

Se agli inizi della globalizzazione era soprattutto un paese esportatore di beni di consumo fabbricati assemblando componentistica proveniente da più paesi, negli ultimi dieci anni ha aumentato la produzione di componenti più avanzate, riducendo la dipendenza dalle importazioni, e aumentando la propria partecipazione alle catene globali del valore anche come fornitrice di intermedi e quindi con una maggiore quota sul valore aggiunto in ciascun prodotto.

Questo aspetto è rilevante perché evidentemente il rischio che si pone è che le aziende cinesi non siano in grado di soddisfare gli ordini dall’estero, lasciando i clienti esteri senza semilavorati. Il rischio, per quelle catene del valore che dipendono in maniera quasi esclusiva dalla forniture di prodotti da parte della Cina, è quello di ritrovarsi nella condizione di dovere interrompere la produzione per mancanza di componenti.

Gli effetti possono essere molto diversi a seconda che si tratti di settori che dipendono da semilavorati prodotti largamente in Cina, piuttosto che da intermedi per i quali vi sono dei sostituti prodotti fuori dai confini cinesi.

Dato il peso delle produzioni cinesi, non è però detto che la capacità produttiva non utilizzata in altri paesi sia di entità sufficiente a compensare la caduta della produzione in Cina.

Il rischio che il virus si diffonda in altre economie

Un ultimo canale attraverso il quale l’epidemia può avere effetti economici è infine quello dei condizionamenti alla domanda negli altri paesi. Va segnalato come l’isolamento dei contagiati porti a blocchi della produzione, riduzioni della mobilità, sospensione di tutte le attività essenziali nelle aree interessate. Questo naturalmente può avere effetti significativi qualora alcuni paesi dovessero andare incontro ad un aumento del numero di casi con diverse località interessate.

La vera scommessa sta quindi nella capacità dei paesi occidentali di riuscire contenere la diffusione del virus al proprio interno. Negli ultimi giorni aumenti della diffusione del virus sono stati osservati in Corea e, più recentemente, in Italia. Le misure adottate dal Governo portano a una frenata delle attività in un’area per ora di dimensioni ristrette. V

i sono anche interruzioni e rinvii di manifestazioni e eventi nell’area milanese. Ci possono essere effetti negativi sulla domanda, particolarmente marcati in settori come quello dei trasporti, del turismo, e in generale di tutte le attività legata alla frequenza di luoghi affollati (eventi sportivi, concerti, locali pubblici, ristoranti).

Conta anche l’impatto mediatico del Covid-19, che sta occupando le prime pagine dei giornali da diverse settimane, catturando l’attenzione anche in paesi meno interessati in questa fase dalla malattia. Un indicatore dell’effetto mediatico del Covid-19 è presentato nei due grafici seguenti, che mostrano la frequenza delle ricerche su google del termine “coronavirus”. I grafici fanno riferimento rispettivamente alle ricerche su scala globale e a quelle in Italia.

Emerge come, dopo una prima impennata di questi indicatori, nei primi giorni di diffusione della notizia sull’epidemia, l’attenzione si fosse poi ridotta, evidenziando quindi un allentamento delle tensioni.

Nel caso dell’Italia gli ultimi giorni registrano un’impennata in corrispondenza con l’individuazione dei due focolai in Lombardia e Veneto.

Gli effetti economici saranno naturalmente direttamente legati ai tempi di superamento dell’epidemia, ma almeno per qualche mese per diversi settori si annuncia una fase di contrazione.

 

(breve estratto dall’ultimo numero di Congiuntura Ref; qui la versione integrale)

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati