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Perché Amazon torna alla carica contro Microsoft sul cloud del Pentagono

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Microsoft azure orbital amazon

Amazon ha chiesto a un tribunale di sospendere il lavoro di Microsoft sul contratto Jedi, il progetto cloud del Pentagono da 10 miliardi di dollari. Ecco i dettagli

Jeff Bezos non molla la presa sul cloud del Pentagono. Ieri Amazon ha dichiarato di aver presentato un’istanza legale per far sospendere il lavoro di Microsoft riguardo il contratto Jedi fino a quando un tribunale non deciderà sulla liceità dell’aggiudicazione della commessa.

Lo scorso 25 ottobre il Dipartimento della Difesa ha annunciato infatti che Microsoft è il vincitore del contratto da 10 miliardi di dollari per il progetto cloud del Pentagono. Ma Amazon, dato fino a quel momento per favorito con la sua unità cloud Amazon Web Services, non si è rassegnato. Ecco i dettagli.

LA DICHIARAZIONE DI AMAZON WEB SERVICES

“È prassi comune bloccare l’esecuzione del contratto mentre è in corso una causa”. È quanto si legge in una nota divulgata ieri da Amazon Web Services. Aggiungendo che “è importante rivedere i numerosi errori di valutazione e le palesi interferenze politiche che hanno influito sulla decisione di assegnazione di Jedi”.

IL CONTRATTO JEDI

Per oltre un anno, il processo di aggiudicazione del contratto per il progetto Jedi (Joint Enterprise Defense Infrastructure), ha scatenato un’accesa competizione tra Amazon, Microsoft, Oracle e Ibm (con Google che si è auto escluso prima della scadenza del termine per la domanda di gara).

Ad aprile sono rimasti in lizza soltanto Amazon e Microsoft per modernizzare l’infrastruttura digitale del Dipartimento della Difesa.

Il progetto Jedi del Pentagono ha l’obiettivo di consolidare l’infrastruttura di cloud computing del DoD e modernizzare i sistemi tecnologici. L’anno scorso Amazon, con la sua divisione Aws, era dato per vincitore dal momento che aveva già vinto un appalto sul cloud con la Cia e ottenuto i più alti livelli di autorizzazioni federali per la sicurezza.

ASSEGNATO A MICROSOFT

Dopo ritardi e rinvii, alla fine di ottobre il Dipartimento della Difesa ha assegnato a Microsoft il contratto. Il programma consentirà alla società fondata da Bill Gates di gestire gran parte dei dati e delle comunicazioni del Pentagono.

IL RICORSO DI JEFF BEZOS

Tuttavia, a novembre Amazon ha indetto una causa presso la Corte federale delle controversie degli Stati Uniti sostenendo che il Dipartimento della Difesa americano non ha giudicato equamente la sua offerta per il contratto Jedi.

L’ATTACCO A TRUMP

Secondo Amazon, a influenzare la decisione del Pentagono, sarebbe stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il ricorso legale, un documento di ben 103 pagine, chiarisce che il gruppo di Seattle ritiene che il coinvolgimento di Trump centrale nella decisione del governo. Amazon sostiene infatti che Trump “non ha nascosto il suo disprezzo personale” per il ceo Jeff Bezos criticandolo pubblicamente. Pertanto, l’inquilino della casa Bianca avrebbe “usato il suo ufficio” per impedire ad Aws di aggiudicarsi il contratto facendo pressioni sul dipartimento della Difesa. Il presidente ha a lungo criticato Bezos su tutto, dalle tariffe di spedizione che la sua azienda paga al servizio postale degli Stati Uniti alla sua proprietà personale di ciò che Trump chiama “l’Amazzonia Washington Post”.

UN PROCEDIMENTO CONTROVERSO

Quest’estate Trump ha messo in dubbio il processo, avvertendo che le “grandi aziende” se ne sono lamentate. Il numero uno della Casa Bianca ha sollecitato una revisione dell’ultimo minuto da parte del segretario alla Difesa Mark Esper, facendo slittare l’assegnazione a fine ottobre.

Nel suo ricorso Amazon Web Services ha chiesto dunque al Dipartimento della Difesa di bloccare il contratto e condurre un’altra revisione delle proposte presentate per la gara Jedi.

LA DIFESA DEL PENTAGONO

Lo scorso mese la portavoce del Pentagono Elissa Smith ha negato qualsiasi “influenza esterna” sulla decisione di assegnazione del programma Jedi e ha rifiutato di commentare le richieste specifiche fatte nella causa di Amazon. “Non ci sono state influenze esterne sulla decisione di selezione della fonte”, ha dichiarato Smith.

LA REPLICA DI MICROSOFT

Al momento né il Dipartimento della Difesa statunitense né Microsoft hanno commentato l’ultima mossa di Amazon. A dicembre, il presidente della Microsoft Brad Smith aveva dichiarato alla Cnbc che i lavori su Jedi sarebbero continuati nonostante la protesta di Amazon.

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