Innovazione

Perché Google ha mollato la gara sul cloud del Pentagono

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Google ha deciso di non competere per la gara sul cloud computing del Pentagono da 10 miliardi di dollari. Problemi con i valori aziendali di Mountain View…

Questione di etica. Google ha annunciato ieri che non presenterà un’offerta per la gara sulla fornitura del cloud computing del Pentagono, un contratto decennale dal valore di 10 miliardi di dollari, la cui deadline è il 12 ottobre. Il gigante tecnologico di Mountain View si ritira dalla competizione in quanto il progetto potrebbe violare i principi aziendali per l’uso etico dell’intelligenza artificiale, ha fatto sapere a Bloomberg.

IL PROGETTO DEL PENTAGONO

Lo scorso luglio il dipartimento della Difesa americano ha aperto la gara per la realizzazione della sua Joint Enterprise Defense Infrastructure (il cosiddetto progetto Jedi), a beneficio di tutti i rami del Pentagono, tra cui lo U.S. Cyber Command e la Disa (Defense Information Systems Agency).

Il progetto Jedi prevede il trasferimento di enormi quantità di dati interni al Pentagono su un sistema di cloud sicuro commercialmente funzionante. Il vincitore del contratto, che dovrebbe essere annunciato entro la fine dell’anno, può essere uno soltanto che rispetti tutti i requisiti e possieda le certificazioni richieste per gestire anche dati Top Secret. La decisione del fornitore unico è stata assai controversa ma difesa dal Pentagono asserendo che il ritmo di gestione degli ordini di lavoro in un contratto a premi multipli potrebbe impedire al DoD di fornire rapidamente nuove funzionalità e una migliore efficacia.

VORREI, MA NON POSSO

“Non presenteremo un’offerta per il contratto Jedi perché, in primo luogo, non potevamo essere certi che si sarebbe allineato con i nostri principi etici in materia di intelligenza artificiale. E in secondo luogo, abbiamo convenuto che ci sono parti del contratto fuori dal campo di applicazione con le nostre attuali certificazioni governative”, ha dichiarato un portavoce del gruppo di Mountain View, aggiungendo che Google sta ancora “lavorando per supportare il governo degli Stati Uniti con il nostro cloud in molti modi”.

AMAZON IN POLE POSITION

La favorita al momento è Amazon, considerata la scelta ovvia per il contratto dal momento che il colosso tecnologico di Jeff Bezos si era già aggiudicato nel 2013 un contratto decennale da 600 milioni di dollari per fornire i servizi cloud alla Cia. Gli altri contendenti sono i fornitori di cloud come IBM, Microsoft e Oracle. Proprio quest’ultima ha presentato una denuncia formale a luglio contro la decisione del DoD circa il fornitore unico. Secondo Oracle, la pratica comune del settore di condividere il lavoro tra diverse società del settore cloud “promuove la concorrenza costante, favorisce l’innovazione e abbassa i prezzi”, ha riportato il Financial Times. Il Government Accountability Office ha tempo fino al 14 novembre per decidere sulla questione.

L’IMPORTANZA DI JEDI PER BIG G

Dunque, Google è fuori dalla partita ma in realtà la società guidata da Sundar Pichai avrebbe desiderato la commessa, nella speranza che il contratto decennale da 10 miliardi di dollari potesse dare la spinta decisiva al suo nascente business nel cloud così da mettersi in pari con i rivali Amazon & co.
Non solo, se il Pentagono avesse scelto fra tutti il cloud di Google per conservare i propri dati, sarebbe stato un fiore all’occhiello in materia di privacy e security per il colosso di Mountain View.

DIPENDENTI CONTRARIATI

Se la decisione di non presentarsi alla gara arriva proprio agli sgoccioli della scadenza è dovuto al recente insorgere della causa. I già citati principi etici in materia di AI sono freschi in casa di Big G in quanto sono il risultato delle proteste di migliaia di dipendenti contro il coinvolgimento della società in un altro progetto del governo statunitense denominato Project Maven. I dipendenti Google temevano che il Pentagono avesse potuto “armare l’AI” e applicare la tecnologia per raffinare gli attacchi armati con i droni. Dopo questa protesta, Google ha dichiarato di non rinnovare il contratto e di non perseguire simili contratti militari in futuro.

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