Innovazione

Amazon trumpeggia su Trump nella causa contro il Pentagono per il contratto Jedi

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Amazon punta il dritto contro Trump.

Il mese scorso, il colosso tecnologico fondato da Jeff Bezos ha annunciato che avrebbe presentato ricorso contro la decisione del Pentagono di assegnare il maxi contratto Jedi di cloud-computing a Microsoft.

Ieri è stato reso noto il reclamo presentato al tribunale federale di Washington il 22 novembre. Dal documento emerge che Amazon Web Services, la divisione di cloud computing di Amazon, accusa i ripetuti attacchi pubblici e privati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro Amazon e il suo ceo  per la mancata assegnazione del progetto Jedi.

LE ACCUSE DI AWS

Il ricorso legale, un documento di ben 103 pagine, chiarisce che il gruppo di Seattle ritiene che il coinvolgimento di Trump centrale nella decisione del governo. Amazon sostiene infatti che Trump “non ha nascosto il suo disprezzo personale” per il ceo Jeff Bezos criticandolo pubblicamente. Pertanto, l’inquilino della casa Bianca avrebbe “usato il suo ufficio” per impedire ad Aws di aggiudicarsi il contratto facendo pressioni sul dipartimento della Difesa.

IL CONTRATTO JEDI

Per oltre un anno, il processo di aggiudicazione del contratto per il progetto Jedi (Joint Enterprise Defense Infrastructure), ha scatenato un’accesa competizione tra Amazon, Microsoft, Oracle e Ibm (con Google che si è auto escluso prima della scadenza del termine per la domanda di gara).

Ad aprile sono rimasti in lizza soltanto Amazon e Microsoft per modernizzare l’infrastruttura digitale del Dipartimento della Difesa.

AMAZON DATO PER FAVORITO

Da subito, molti esperti davano Amazon per vincitore dal momento che Aws fornisce già tali servizi alla Central Intelligence Agency per 600 milioni di dollari.

VINTO DA MICROSOFT

Lo scorso 25 ottobre il Pentagono ha annunciato che Microsoft ha vinto il contratto da 10 miliardi di dollari, in ritardo di quasi un anno. Il procedimento è durato più del previsto dopo diversi round di offerte, un contenzioso legale con Oracle (uno dei partecipanti) e un intervento dell’ultimo minuto da parte del presidente degli Stati Uniti.

LO ZAMPINO DI TRUMP

Quest’estate Trump ha messo in dubbio il processo, avvertendo che le “grandi aziende” se ne sono lamentate. Il numero uno della Casa Bianca ha sollecitato una revisione dell’ultimo minuto da parte del segretario alla Difesa Mark Esper, facendo slittare l’assegnazione a fine ottobre.

Poco dopo l’annuncio, il Washington Post — di proprietà di Bezos — ha rivelato che un nuovo libro di un ex membro dello staff del Pentagono afferma che Trump volesse “rovinare” Amazon eliminandolo dal contratto Jedi.

TRA BEZOS E TRUMP, UNA QUERELLE FINITA

L’astio di Trump nei confronti di Amazon è ben documentato. Il presidente degli Stati Uniti è particolarmente sensibile quando si tratta del colosso tecnologico di Jeff Bezos. Tra i due non corre infatti buon sangue. Nel 2017, The Donald ha accusato Amazon di truffare il servizio postale sulle tariffe di consegna. Inoltre, l’inquilino della Casa Bianca non spreca mai occasione per “gridare” Fake News su Twitter dopo che il Washington Postpubblica attacchi al Presidente o alla sua amministrazione.

IL RICORSI DI AWS

La denuncia di Amazon sostiene che gli attacchi pubblici di Trump contro Amazon e il suo ceo sono sufficienti a pesare sulla decisione del Pentagono “consciamente o inconsciamente”.

“Questi errori. . . non erano semplicemente il risultato di un processo decisionale arbitrario e capriccioso”, si legge nel ricorso. Trump ha lanciato “ripetuti attacchi pubblici e dietro le quinte per allontanare il contratto Jedi da Aws e danneggiare così il suo nemico politico”.

LE RICHIESTE AL DOD

Amazon Web Services chiede dunque al Dipartimento della Difesa di bloccare il contratto e condurre un’altra revisione delle proposte presentate per la gara Jedi.

LA REPLICA DEL PENTAGONO

La portavoce del Pentagono Elissa Smith ha negato qualsiasi “influenza esterna” sulla decisione di assegnazione del programma Jedi e ha rifiutato di commentare le richieste specifiche fatte nella causa di Amazon. “Non ci sono state influenze esterne sulla decisione di selezione della fonte”, ha dichiarato Smith. Al momento la Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento.

 

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