Innovazione

Leonardo, ecco perché non sarà facile la convergenza Tempest-Fcas

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Tempest Fcas

L’Italia ha firmato il MoU trilaterale sul programma Tempest (al quale partecipa Leonardo) e ritiene auspicabile la convergenza con il programma Fcas. Ma questa strada non è senza ostacoli. L’analisi di Aurelio Giansiracusa, animatore di Ares-Osservatorio Difesa

 

Scalda i motori il Tempest,  il sistema di combattimento aereo del futuro d’iniziativa britannica cui hanno aderito il nostro paese e la Svezia nel 2019.

Lo scorso 21 dicembre il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd), ha sottoscritto insieme ai suoi omologhi di Regno Unito e Svezia, un MoU (Memorandum of Understanding) che disciplina una collaborazione paritaria tra i tre Paesi nell’ambito del programma.

Non solo. L’Italia – sottolinea il ministero della Difesa – ritiene auspicabile “l’opportunità di valutare nel tempo una possibile convergenza dei due programmi” Tempest e il concorrente franco-tedesco-spagnolo Fcas.

“Allo stato attuale non si intravedono grandi margini di possibili convergenze tra i due programmi, Tempest e Fcas”, commenta a Start Aurelio Giansiracusa, analista ed esperto di cose militari, animatore di Ares-Osservatorio Difesa. “Perché Londra vuole salvaguardare il proprio compartimento industriale e di ricerca aerospaziale, soprattutto ora che si è liberata dall’Unione europea e non ha vincoli di bilancio e quote da rispettare”.

Ecco informazioni e commenti.

TEMPEST E FCAS, DUE PROGRAMMI SIMILI MA NON UGUALI

Nel 2018 il Regno Unito ha lanciato Tempest, in risposta al programma franco-tedesco Fcas (al quale ha aderito la Spagna) per lo sviluppo di caccia stealth di sesta generazione.

Il programma Fcas, annunciato dai governi di Francia e Germania nel 2017, fornirà il livello successivo di potenza aerea creando un sistema di piattaforme con e senza equipaggio con piena capacità operativa prevista per il 2040. Nel frattempo anche la Spagna ha  aderito al programma.

Il Regno Unito ha già impegnato 2 miliardi di sterline per il programma che punta a iniziare la produzione entro il 2025, con consegna del sistema aereo da combattimento entro il 2035. Il caccia stealth di sesta generazione dovrebbe sostituire l’Eurofighter Typhoon dal 2040.

“I due programmi sono simili ma non uguali anche perché per il Fcas/Scaf è prevista lo sviluppo di una versione impiegabile dalla nuova portaerei a propulsione nucleare francese mentre il Tempest non prevede tale versione”, sottolinea Giansiracusa.

LE INDUSTRIE COINVOLTE

I contratti aggiudicati da Francia e Germania per il Fcas sono stati estesi a Dassault Aviation, Airbus, MTU Aero Engines, Safran, Mbda e Thales. A dicembre anche la Spagna ha definito il proprio ruolo (con Indra quale capofila nazionale) firmando il contratto quadro iniziale per le attività dei dimostratori tecnologici di fase 1A del Future Combat Air System.

Per il Tempest, le tre industrie nazionali comprendono le principali società di difesa di Regno Unito (Bae Systems, Leonardo UK, Rolls Royce e Mbda UK), Italia (Leonardo Italia, Elettronica, Avio Aero e MBDA Italia) e Svezia (Saab e GKN Aerospace Sweden).

CONVIVENZA IMPROBABILE TRA DASSAULT E BAE SYSTEMS

“Nel programma Tempest – osserva l’animatore di Ares-Osservatorio Difesa – è presente tutto il gotha aerospaziale britannico da Bae Systems a Leonardo Uk, la divisione di Leonardo nel Regno Unito, uno dei principali fornitori del Ministero della Difesa di Londra (MoD UK). Dall’altra parte, programma Fcas c’è Dassault  che ha preso il comando del programma franco-tedesco, con Airbus e la spagnola Indra nel consorzio. Convivenze tra Dassault e Bae sono improbabili perché dovrebbero dividersi la torta (quella vera dello sviluppo tecnologico)”.

GLI AUSPICI DELLA DIFESA ITALIANA

Come si legge nella nota stampa, “l’Italia ritiene auspicabile, come pure altri Paesi partecipanti sia a Tempest sia al progetto Fcas trilaterale (Francia, Germania e Spagna), l’opportunità di valutare nel tempo una possibile convergenza dei due programmi, per rendere il prodotto europeo ulteriormente competitivo su scala globale, anche per non rischiare l’avvio di una concorrenza tra gruppi europei, non facilmente sostenibile e che rischierebbe probabilmente di andare a beneficio di altri attori regionali con capacità globali, che stanno sviluppando analoghe tecnologie”.

Riguardo al caccia di sesta generazione europeo, quest’estate già il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo aveva affermato che il futuro è la convergenza dei programmi finora avviati. Per Tofalo i due programmi dovranno assolutamente convergere se “vogliamo andare a realizzare un vero prodotto di sesta generazione”.

IL POSIZIONAMENTO DELL’ITALIA CON LEONARDO

A questo proposito Giansiracusa fa notare che “l’Italia si ritrova nel programma Tempest perché come detto Leonardo Uk è uno dei principali fornitori del MoD UK e perché Leonardo è un partner principale di Bae Systems nel programma Eurofighter Typhoon (prima ancora nel programma Panavia Tornado). Allo stato attuale un abbandono italiano del programma Tempest è improbabile perché il consorzio italiano guidato da Leonardo sarebbe praticamente tagliato fuori dall’attività di sviluppo (quello di pregio) nel programma Fcas, invece, presente nel programma Tempest”.

LA POSIZIONE DELLA SVEZIA

Nel 2019 Italia e Svezia hanno ufficialmente aderito all’iniziativa britannica Tempest. Il recente accordo governativo certifica dunque la collaborazione trilaterale nell’ambito del programma avviata lo scorso 22 luglio dalle industrie nazionali coinvolte.

Contemporaneamente all’annuncio della partnership trilaterale, la svedese Saab ha rivelato un investimento iniziale da 50 milioni di sterline e la creazione di un nuovo centro “Future combat air systems” nel Regno Unito.

“La Svezia ha deciso di convergere sul programma Tempest portando in dote Saab, un ottimo costruttore aeronautico e non solo, perché ha reputato il programma Tempest atto a sviluppare le tecnologie necessarie per il nuovo caccia da superiorità che prenderà il posto dei Gripen nei prossimi decenni”, rimarca Giansiracusa.

I PROBLEMI TEDESCHI DEL FCAS

Dopo mesi di rivalità politico-industriali franco-tedesche, Parigi e Berlino sembra abbiano accelerato sui programmi di difesa comuni. Nello specifico per il Fcas e l’Mgcs (il progetto di un nuovo carro armato), la Francia è leader nel primo con Dassault come prime contractor per il caccia di sesta generazione (Ngf). La Germania invece nel progetto terrestre, gestito dalla joint venture Knds, composta dalla società francese Nexter e dalla società tedesca Kmw. Tuttavia, parlamentari tedeschi hanno chiesto garanzie che gli interessi delle aziende tedesche nei settori tecnologici siano meglio considerati nello sviluppo del progetto.

A questo proposito l’analista Giansiracusa sottolinea che proprio “la Germania ha causato più di un problema nel consorzio Eurofighter, rallentando e facendo salire i costi per poi, come successo nel 2020, ordinare un’altra trentina di caccia Eurofighter e potrebbe ordinarne un’altra cinquantina per sostituire i Tornado IDS ed ECR.

IL NODO ESPORTAZIONI

Riguardo il Fcas, Giansiracusa osserva che “tra l’altro bisognerà vedere che accordo troveranno Parigi e Berlino sulla possibilità di esportazione vista la legislazione di Berlino parecchio restrittiva in materia di armamenti”.

Nell’ottobre 2019 i governi di Parigi e Berlino hanno firmato infatti un accordo sull’esportazione di armi sviluppate congiuntamente, un passo necessario per lo sviluppo del Fcas. Il governo federale “non ostacolerebbe l’esportazione di armi francesi con meno del 20 per cento dei componenti di fabbricazione tedesca”. Come da accordo raggiunto dal presidente francese e dalla cancelliera tedesca in occasione del vertice del G7 a Biarritz di agosto 2019. Ma da allora non è stato fatto molto.

A CHE PUNTO SONO I DUE PROGRAMMI

Infine, le tabelle di marcia dei due programmi non sembrano coincidere al momento.

“I primi passi del programma Fcas/Scaf sono stati caratterizzati dal rallentamento tedesco nello stanziare i fondi per finanziare la parte iniziale del programma, anche a causa della “battaglia” tra Airbus e Dassault per il comando delle operazioni”, precisa Giansiracusa. “La Spagna ha sbattuto i pugni sul tavolo ed ha ottenuto un “posto al Sole” per Indra che guiderà il programma di finalizzazione del sistema di combattimento del Fcas”.

“Pertanto, nel programma Fcas le pedine sono state in gran parte mosse ed i compiti assegnati; nel Tempest siamo alle prime fasi, dopo il lavoro iniziale svolto dal consorzio britannico guidato da Bae. Un rimescolamento delle carte, allo stato attuale, pur con l’uscita dalla Gran Bretagna dalla Unione europea ma non ovviamente dalla Nato sembra abbastanza irrealistico ed i due programmi sembrano destinati a viaggiare su binari differenti”, conclude Giansiracusa.

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