Innovazione

Leonardo-Finmeccanica, Avio Aero, Mbda e non solo. Chi in Italia decollerà col Tempest britannico

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Tempest

L’Italia è entrata ufficialmente nel programma britannico Tempest con Leonardo (ex Finmeccanica), Elettronica, Avio Aero e Mbda Italia. Ma che cosa significa per l’industria nazionale? L’approfondimento di Start Magazine

 

L’Italia si schiera oltremanica. Dopo circa 15 mesi, le sollecitazioni di think tank e addetti ai lavori, il governo Conte bis ha ufficializzato la partecipazione al programma britannico Tempest, il caccia multiruolo di sesta generazione che sostituirà l’Eurofighter Typhoon affiancando l’F-35.

Il 10 settembre il generale Nicolò Falsaperna, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, e il suo omologo britannico Simon Bollom hanno firmato una Dichiarazione d’Intenti per collaborare al programma Tempest nel corso della fiera Dsei di Londra.

La Dichiarazione d’Intenti è il risultato di un Government Feasibility Study congiunto, lanciato a seguito della pubblicazione del UK’s Combat Air Strategy in occasione del Farnborough Air Show a luglio 2018.

Il giorno successivo, un patto analogo è stato firmato dalle aziende britanniche coinvolte (Bae Systems, Leonardo Uk, Rolls Royce e Mbda Uk), insieme agli attori principali dell’industria italiana (Leonardo Italia, Elettronica, Avio Aero e Mbda Italia) così da avviare la collaborazione alle attività relative al Combat Air System Tempest.

“Si lavorerà insieme per definire un concetto innovativo e un modello di partnership che preveda la condivisione delle competenze acquisite, la definizione dei requisiti di prodotto e lo sviluppo tecnologico congiunto di sistemi di difesa aerea” si legge nella nota congiunta diffusa.

L’IMPORTANZA DELL’ACCORDO PER IL SISTEMA ITALIA

L’intesa firmata è un passo importante per il nostro sistema-paese ma si tratta pur sempre di una dichiarazione di intenti. “Non è infatti ancora un impegno sulla divisione del lavoro, su chi farà cosa e per quanto”, spiega a Startmag Pierfederico Scarpa, Strategic Marketing, Growth & Commercial Operations di Avio Aero, nei prossimi mesi si andrà a delineare il modello di collaborazione tra governi e industrie e dei rispettivi contributi: “Solo in quella fase si comincerà allora a decidere il ramo di competenza di ogni attore coinvolto. Adesso i governi e le industrie coinvolte si trovano in una fase preliminare, legate ora da un impegno a continuare a lavorare”. La valenza strategica dell’accordo è a medio-lungo periodo, visto che il progetto entrerà nella fase operativa nel 2035.

RUOLI E RICADUTE OCCUPAZIONALI

“La presenza delle industrie italiane — Leonardo (ex Finmeccanica) Italia, Mbda Italia, Avio Aero e Elettronica — è sicuramente un ottimo riconoscimento per le competenze e il posizionamento delle aziende e per il contributo che l’Italia, attraverso queste può dare al programma. Avere una palette di aziende che consente all’Italia di poter contribuire a un programma su diversi settori è estremamente importante dal punto di vista nazionale per il sistema-paese”, precisa Scarpa.

L’ITALIA PUNTA SUL CACCIA BRITANNICO

Il nostro Paese si unisce dunque alla Svezia nel progetto del Regno Unito. Come ha sottolineato la Difesa infatti lo studio congiunto “ha portato alla conclusione che Gran Bretagna e Italia sono partner naturali nel settore del Combat Air, anche in virtù della collaborazione esistente tra la Difesa dei due Paesi e in particolar modo tra l’Aeronautica Militare e Royal Air Force che impiegano sistemi d’arma comuni, Eurofighter e F-35”.

IN CONCORRENZA CON IL PROGETTO FRANCO-TEDESCO

Il programma britannico è in competizione con l’iniziativa del Fcas (Future Combat Air System) franco-tedesco, guidata da Airbus e dalla francese Dassault. A febbraio al programma si è aggiunta anche la Spagna.

IL COINVOLGIMENTO DI LEONARDO-FINMECCANICA

Come parte del team Tempest, Leonardo Uk sta sviluppando i sensori avanzati, l’elettronica e l’avionica mentre Bae Systems è impegnata nei sistemi avanzati di combattimento aereo e integrazione, Rolls-Royce nei sistemi avanzati di propulsione e Mbda Uk nei sistemi d’arma.

Come si legge nel sito di Leonardo, l’ex Finmeccanica “maturerà le tecnologie critiche per fornire il rilevamento e le comunicazioni della prossima generazione insieme alle architetture avanzate del sistema aperto che forniranno un cambiamento radicale nel modo in cui i sensori vengono impiegati all’interno di un sistema operativo”.

LE ASPETTATIVE DI PROFUMO

“Come amministratore delegato di Leonardo ho fiducia in questa collaborazione perché ogni giorno posso assistere ai risultati incredibili ottenuti dai nostri ingegneri britannici e italiani attraverso il loro lavoro di squadra”, ha dichiarato Alessandro Profumo a Class-Cnbc, “Le nostre due nazioni hanno una lunga storia di successo condiviso nei programmi internazionali e crediamo che lavorare insieme sul Tempest la rafforzerà ulteriormente la base tecnologica e industriale di ciascun Paese, e ne svilupperà le competenze per garantire prosperità nei decenni a venire”.

UNA SCELTA SCONTATA?

Se la decisione del governo Conte 2 è nel segno della continuità, in linea con le esperienze pregresse come la partecipazione all’Eurofighter ed al Tornado, non risulta di certo scontata. Anche se negli ultimi mesi think tank e militari hanno espresso una chiara propensione al progetto inglese a discapito di quello franco-tedesco.

Come hanno scritto Michele Nones, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), e Alessandro Marrone, responsabile del Programma Difesa dello Iai per l’Italia, il Tempest è l’opzione migliore, considerati allineamento delle flotte militari, esperienza in velivoli di 5° generazione, margine di manovra industriale, adattamento di lungo periodo. È più difficile da portare avanti quanto a finanziamenti Ue e rapporti con Berlino e Parigi, ma si tratta di difficoltà gestibili”.

“Inoltre, se Roma si unisse a Parigi e Berlino, la presenza di LeonardoMW Ltd nel programma Tempest solo dalla parte britannica probabilmente produrrà effetti negativi per l’Italia” si legge nel report a firma Iai. “In primo luogo, un’eventuale partecipazione industriale italiana a due progetti in competizione inevitabilmente susciterà sospetti tra tutti i partner riguardo al reale impegno di Roma in entrambe le iniziative e collocherà le sue industrie nazionali in una posizione più difficile e più debole quando si tratta di condivisione di competenze e divisione del lavoro. In secondo luogo, il non coinvolgimento dell’Italia nel progetto Tempest potrebbe finire per essere un investimento non ottimale per Leonardo a causa dell’assenza di adeguati ritorni economici in termini di approvvigionamento del Ministero della Difesa italiano”.

LE INDUSTRIE ITALIANE COINVOLTE

AVIO AERO

Sempre nel report dell’Istituto Affari Internazionali, tra gli elementi a favore del progetto Tempest, si notava “che Avio Aero è abituato a collaborare con Rolls-Royce per i sistemi di propulsione aeronautica, mentre tale cooperazione non sussiste con la sua controparte francese, Snecma (Safran)”. Inoltre, secondo gli autori avere la società americana GE come azionista di punta di Avio Aero avrebbe complicato ulteriormente una possibile cooperazione con Parigi.

Tesi in realtà smentita da Scarpa di Avio Aero: “Noi abbiamo esperienze di collaborazione a livello industriale con tutti: è chiaro che in questo caso possiamo contare su una storia di collaborazione molto forte, in particolare nel settore militare con Rolls-Royce: sia per l’RB199 motore del Tornando sia per l’EJ200, motore di Eurofighter.

“Siamo orgogliosi di far parte di questa collaborazione strategica che rappresenta l’opportunità unica per la nostra azienda, per il settore cui apparteniamo e per l’Italia di mettere a disposizione la propria leadership industriale attraverso lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia e competenze nel campo della propulsione aeronautica, facendo leva sul bagaglio di esperienze acquisite anche grazie al programma EJ200″, ha dichiarato il ceo di Avio Aero, Riccardo Procacci.

ELETTRONICA

“Elettronica è onorata di essere, in qualità di azienda strategica nazionale, tra i firmatari dello Statement od Intent (SOI) sul Tempest che permetterà di mantenere ed accrescere competenze e opportunità per il nostro Paese in un settore così strategico”, ha dichiarato Enzo Benigni, presidente e ad di Elettronica. “La nostra azienda privilegia la storica e fruttuosa collaborazione con i partner governativi e industriali firmatari di questo SOI, su programmi analoghi quali Tornado ed in particolare Eurofighter e la sua evoluzione. In tal senso confidiamo che la partnership tra le due nazioni possa evolvere verso un nuovo modello di collaborazione – come evoluzione di quello EFA – nel rispetto delle sovranità tecnologiche nazionali già acquisite, e attraverso una opportuna gestione delle design authorities”.

MBDA ITALIA

Per Pasquale di Bartolomeo, ad di Mbda Italia, l’annuncio di oggi rafforza ulteriormente il contributo di Mbda al Tempest, valorizzando le eccellenze industriali offerte dalle nazioni coinvolte. In aggiunta alle capacità d’armamento futuro presentate dal Team Tempest nel corso del salone, Mbda Italia potrà contribuire con le proprie competenze sistemistiche sviluppate grazie alla decennale partecipazione a programmi multinazionali, come quello per il missile aria-aria Meteor, nonché con le competenze tecnologiche maturate nei sistemi di navigazione e guida e nella seekeristica. Si tratta di un’importante opportunità per collaborare allo sviluppo di soluzioni future”.

TEMPISTICHE

Da questo momento dunque inizia la negoziazione per la piena partecipazione e ciò dovrebbe concludersi entro il 2023-24. Come precisava Arcangelo Milito su Startmag, l’impegno iniziale è quantificato dai britannici in 2 miliardi di sterline fino al 2020 e acquisizione finale di fondi per il 2025, per una capacità operativa entro il 2035. Tutto nei tempi al momento, attorno al 2040 infatti sarà necessario iniziare le procedure per la sostituzione dell’attuale caccia.

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