Innovazione

Leonardo, convergenze fra Tempest e Fcas?

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difesa

Il futuro dei progetti Tempest e Fcas per il caccia di sesta generazione, consolidamento dell’industria europea, cabina di regia per la difesa italiana. Ecco cosa è emerso da webinar di Rid con Fincantieri, Leonardo, Mbda Italia, Elettronica e il sottosegretario Tofalo (M5s)

 

L’importanza del settore difesa in questo momento di crisi da coronavirus è ancora più evidente. “Il comparto ha dimostrato una resilienza e una continuità maggiore rispetto al settore civile”. Lo sostiene Pietro Batacchi, direttore della rivista Rid (Rivista italiana difesa) che sul tema ha organizzato un webinar con i vertici di Leonardo, Fincantieri, Mbda Italia, Elettronica e Aiad e il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo (M5S).

Dalla necessità di iniettare investimenti nel settore all’istituzione di una cabina di regia industria-difesa, fino ai programmi del caccia di sesta generazione e la nuova corvette del futuro. Ecco che cosa è emerso.

L’IMPORTANZA DEL SETTORE DIFESA

Innanzitutto il comparto difesa investe molto in ricerca e sviluppo, si parla del 10-12% dei ricavi. “L’industria della difesa ha un alto moltiplicatore di valore (se investo 1 euro me ne tornano 3,5) e lo stesso discorso vale come moltiplicatore occupazionale. Si aggiunge inoltre il controllo che lo stato italiano esercita sull’industria, rafforzato con strumenti quali la golden power oppure il G2G, che di recente ha visto un ulteriore passo avanti con la possibilità per la difesa di effettuare anche attività contrattuale presso altri paesi”. Ha sottolineato il direttore di Rid. Inoltre pesa “l’alta propensione all’export, 70/75% di ciò che viene prodotto viene esportato presso paesi alleati e strategici che sono importanti per la nostra sicurezza. L’export militare è importante perché consente di stabilire relazioni durature e crea dipendenza di tipo addestrativo, logistico, dottrinale e operativo. In qualche misura quei paesi beneficiari di grandi commesse militari (come possono essere Kuwait e Qatar, diventano nostri partner strategici, strutturali”.

IL CONTESTO GEOPOLITICO

“L’importanza del settore, inoltre, è testimoniata anche dal mutamento dello scenario geopolitico, in corso in alcuni casi, come quello libico, a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane. Proprio la Libia rappresenta un esempio del suddetto cambiamento” ha precisato Batacchi. “L’intervento militare attivo da parte di diversi attori (Russia e Turchia, ed in misura decisamente minore, Qatar, Egitto ed EAU) che, in piena pandemia, intervengono con UCAV, supporto antiaereo e guerra elettronica, dimostrando elevate capacità operative e andando ad incidere, seppur a fasi alterne, in maniera determinante sul conflitto”.

AUMENTARE GLI INVESTIMENTI IN DIFESA

Il settore della difesa e della sicurezza è fondamentale per un paese che continua ad avere ambizioni industriali da declinare anche nei prossimi decenni. Ma per Guido Crosetto, presidente di Aiad, l’associazione che riunisce e rappresenta 121 aziende della difesa, della sicurezza e dell’aerospazio, è altrettanto importante per l’Italia capire quanto vogliamo continuare a investire e in quali settori. “È impossibile garantire la presenza di un paese di 60 milioni di abitanti in tutti i settori della difesa ma occorre fare una scelta industriale sulla base delle eccellenze che abbiamo”, ha evidenziato Crosetto, rilanciando: “Può essere un settore su cui fare affidamento nei prossimo 18-20 mesi, può contenere infatti l’impatto occupazionale che sarà violentissimo da settembre in poi. Aumentare adesso gli investimenti in difesa è quello che farà la differenza, perché è questo il momento in cui si vivono le sfide di competitività e concorrenza internazionali”.

NON SI PUÒ INVESTIRE DAPPERTUTTO

Il paese non può investire dappertutto. Ne è convinto anche Giuseppe Bono, ad di Fincantieri. Secondo il numero uno del colosso cantieristico di Trieste, bisogna puntare dove c’è la base industriale solida. “Finora molte risorse sono state distribuite a pioggia, su programmi che hanno comportato fasi di sviluppo lunghe 13-20 anni. I prodotti hanno una vita lunga ma l’avanzare delle tecnologie rischia di renderli obsoleti” ha fatto presente Bono, “dobbiamo accorciare lo sviluppo”.

“Se abbiamo perso il treno in alcuni settori, mettiamoci una pietra sopra e andiamo ad investire nei settori in cui abbiamo tecnologie importanti e dove abbiamo la possibilità di contare dal punto di vista geopolitico”. L’ad di Fincantieri ha ricordato dunque la gara aggiudicata con il ministero della Difesa di Doha. “In Qatar abbiamo vinto una gara di cui pochi hanno sottolineato l’importanza geopolitica. Il Qatar era un feudo francese che alla fine si è rivolto a noi”.

COSA IMPARARE DAGLI STATI UNITI

Per capire quanto la difesa rappresenti un perno per l’economia nazionale basterebbe guardare all’alleato oltreoceano. Negli Usa l’industria della difesa infatti è un motore di sviluppo. Come riporta Rid “Boeing, che ha un business più bilanciato ed un militare più solido, sta reggendo meglio alla crisi rispetto al suo concorrente Airbus, mentre un “pure defense” come Lockheed Martin ha confermato l’outlook per il 2020 ed il Pentagono sta anticipando ordini e commesse come, per esempio, accaduto anche per le nuove fregate previste del programma FFGX: un modo per tutelare la base industriale con importanti investimenti a lungo termine”. “Proprio come fa il Pentagono negli Stati Uniti” anche in Italia per Giuseppe Bono “non deve essere l’industria a dettare l’agenda, bensì la difesa a imporre i programmi”.

IL PESO DEL SETTORE MILITARE

A proposito di investimenti, l’ad di Leonardo, Alessandro Profumo, ha ricordato che l’ex Finmeccanica “investe circa 1.5 miliardi di euro l’anno dei 2 complessivamente investiti dalle varie aziende del settore” e che, in termini di competitività e presenza sui mercati internazionali, “Leonardo destina l’86% della propria produzione all’export, con mercato di riferimento quello statunitense”. Il settore civile riguarda solo il 18% del fatturato, tutto il resto è difesa o governativo. Nonostante l’emergenza Covid-19, “le prospettive di medio-lungo termine non cambiano per Leonardo”.

L’IMPORTANZA DELL’UE

Il settore aerospazio e difesa ha comunque bisogno del sostegno concreto dell’Europa. Lo ha ribadito Pasquale Di Bartolomeo, Managing Director MBDA Italia che ha ricordato come “la sostenibilità degli investimenti nel settore missilistico in UK (1 miliardo all’anno su pianificazioni che sono fatti per legge in 6-10 anni), Francia, Germania è ancora troppo superiore a quelli previsti in Italia e ciò ha conseguenze su tutta la filiera delle tante aziende che supportano la produzione di MBDA Italia”.

“Questo è il momento in cui l’industria con l’amministrazione deve mostrarsi agile — ha proseguito Di Bartolomeo — non ci possono volere 12 mesi per finalizzare un contratto” .

“L’Italia deve avere più voce in capitolo in Europa. Come nel caso del futuro sistema di protezione contro minacce missilistiche ipersoniche Twister e alla necessità della “presenza dell’Italia al tavolo decisionale europeo, dove altri si stanno già ritagliando ruoli capacitivi e industriali per le proprie aziende”. Stiamo parlando del 2040 ma anche l’Italia deve impegnarsi “altrimenti rischiamo di dover fare l’investimento quantico per raggiungere gli altri paesi”.

UNA CABINA DI REGIA PER LA DIFESA

“L’industria della difesa italiana ha dimostrato una buona resilienza all’effetto Covid-19” ha rimarcato anche il presidente e ad di Elettronica Enzo Benigni. Ma ora “dovremmo fare quello che ci riesce peggio, coordinarci con un tavolo tra ministero della difesa, industria” ha dichiarato Benigni. “Per la prima volta nella storia europea, infatti, ci sono molte risorse finanziarie che vanno guidate a livello governativo. Il funzionamento di questi finanziamenti prevede la prioritaria presentazione di progetti esecutivi. Auspico la costituzione di un “Gruppo di emergenza” che prima dell’estate formuli un piano di interventi strutturato, condividendo la opportuna gerarchia di priorità tra i suddetti progetti”.

UN DISPOSITIVO NORMATIVO PER UN PIANO QUINQUENNALE

Infine, il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo ha confermato il progetto riguardante “l’elaborazione di un dispositivo normativo per un piano quinquennale di finanziamenti alla difesa”. Il sottosegretario è passato poi al mutato scenario geopolitico globale. “Le nostre alleanze sono chiare da decenni (la Nato) ma si sta andando verso una direzione che non tutti hanno colto: l’avanzata di altre superpotenze come la Cina. Gli alleati oltreoceano (Stati Uniti) sono impegnati quindi in altre sfide per mantenere lo status di superpotenza. Dunque per ovvie dinamiche l’ombrello Nato diventa sempre più corto perciò dobbiamo perseguire la strategia di rafforzamento dei tavoli europei”.

Nonostante gli investimenti per il Fondo europeo della difesa siano stati ridotti da 13 a 8 miliardi dalla commissione europea, nel 2020 in Italia c’è stato un’inversione di tendenza per quanto riguarda il bilancio della difesa. “La riflessione che va fatta come Italia e come dicastero della difesa è la necessità che dobbiamo difenderci da noi, perciò accrescere la basi solide” ha sottolineato Tofalo.

UN SALONE DELLA DIFESA ITALIANO ITINERANTE

Tofalo ha parlato poi anche della possibilità di organizzare in futuro “un grande salone italiano itinerante, caratterizzato per domini, per far venire amici e alleati dall’estero in Italia, per diffondere anche la cultura della sicurezza e della difesa”. Si tratterebbe di un salone suddiviso per domini (aria, cyber, mare, spazio e terra), con svolgimento in diverse località nazionali rappresentative delle tante eccellenze italiane nel settore. Una vera e propria vetrina per l’industria della difesa italiana. Il progetto è in fase di start-up ed ha il pieno supporto del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, nonché di Segredifesa e del Generale Niccolò Falsaperna che stanno già elaborando una serie di proposte”.

CONSOLIDAMENTO DELL’INDUSTRIA EUROPEA

Infine per il sottosegretario “dobbiamo rafforzare l’Europa partendo proprio dall’industria della difesa. Progettualità importanti come al sottomarino del futuro, nave del futuro, carro armato europeo del futuro, caccia di sesta generazione”.

Sul consolidamento dell’industria europea è d’accordo anche Bono di Fincantieri. “Con i francesi abbiamo lavorato da anni per le navi di superficie, l’alleanza può evolvere” ha ricordato Bono con il riferimento a Navaris. Riguardo i colloqui con il gruppo tedesco Thyssenkrupp, l’ad di Fincantieri ha ricordato: “Con i tedeschi abbiamo una collaborazione sui sommergibili, adesso abbiamo raggiunto una collaborazione progettuale nel nuovo sommergibile. Speriamo che, oltre la Germania, stavolta l’Italia sia partner”.

Per quanto riguarda la cooperazione in ambito Pesco, Fincantieri ha ricordato come, insieme a Francia, Spagna e Germania abbia già presentato un programma per lo studio della nuova corvette europea.

CONVERGENZA TRA FCAS E TEMPEST

Riguardo al caccia di sesta generazione invece, per il sottosegretario Tofalo il futuro è la convergenza dei programmi finora avviati. “Bisogna capire quanti paesi si aggregheranno a quest’idea”. Al momento ci sono due assi in Europa, da una parte il Tempest a guida britannica a cui hanno aderito l’Italia e la Svezia e dall’altra il Fcas di Germania, Francia e Spagna. Per Tofalo i due programmi dovranno assolutamente convergere se “vogliamo andare a realizzare un vero prodotto di sesta generazione”.

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