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Fcas, ecco chi in Germania spera nella convergenza con il Tempest

Fcas Tempest

I programmi Fcas e Tempest si uniranno? Lo auspica il capo di Stato maggiore dell’aeronautica tedesca

 

In Germania c’è chi tifa per la convergenza tra Fcas e Tempest.

Per il programma franco-tedesco-spagnolo Future Combat Air System (Fcas) è in corso al momento la Fase 1A ma in autunno dovrebbe avviarsi la fase 1B e 2. Anche il Team Tempest, guidato dal Regno Unito e che include Italia e Svezia, spera di dare il via a una nuova fase di ricerca e sviluppo in autunno.

Ma entrambi i programmi per il sistema di combattimento europeo del futuro sono ancora lontani da un aereo dimostrativo pronto per il volo. Nel frattempo, il capo di stato maggiore dell’aeronautica tedesca ha dichiarato in un’intervista a DefenseNews di aver parlato con le sue controparti italiane e britanniche circa la possibilità di unire gli sforzi.

“Può essere che andiamo su binari diversi. Speriamo che alla fine ci uniremo”, ha sostenuto il generale tedesco Ingo Gerhartz riguardo i due progetti di caccia di sesta generazione.

A CHE PUNTO È IL PROGRAMMA FRANCO-TEDESCO

A fine giugno il parlamento tedesco ha dato il via libera allo stanziamento dei 4,5 miliardi di euro in sei anni per sostenere la firma del contratto di sviluppo del programma Fcas.

Le commissioni Bilancio e Difesa Bundestag hanno approvato le risorse per le due fasi tecnologiche 1B e 2, che dureranno dal 2021al 2027, culminando in un dimostratore di prova. Il cosiddetto sistema di sistemi Fcas dovrebbe essere operativo nel 2040 per sostituire i Rafale e gli Eurofighter.

Le principali società nazionali coinvolte nel Fcas sono Dassault per la Francia, Airbus Defence and Space per la Germania e Indra per la Spagna.

E QUELLO DI UK-ITALIA-SVEZIA

Nel frattempo, anche il Team Tempest spera di entrare nella sua fase successiva prima dell’autunno. L’anno scorso il Regno Unito, l’Italia e la Svezia hanno firmato un memorandum d’intesa, con il piano di lanciare un programma trinazionale quest’estate.

Il Regno Unito ha già impegnato 2 miliardi di sterline per il programma che punta a iniziare la produzione entro il 2025, con consegna del sistema aereo da combattimento entro il 2035. Il caccia stealth di sesta generazione dovrebbe sostituire l’Eurofighter Typhoon dal 2040.

Le tre industrie nazionali comprendono le principali società di difesa di Regno Unito (Bae Systems, Leonardo UK, Rolls Royce e Mbda UK); Italia (Leonardo Italia, Elettronica, Avio Aero e MBDA Italia) e Svezia (Saab e GKN Aerospace Sweden).

COSA SOSTIENE IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’AERONAUTICA TEDESCA SU TEMPEST E FCAS

A DefenseNews il generale tedesco Gerhartz ha osservato che l’impulso operativo dietro il programma Tempest è “esattamente lo stesso di quello che pensiamo sarà importante nel 2040 e oltre”. “Entrambi gli sforzi si tradurranno in un caccia da combattimento di sesta generazione con nuovi motori, sensori e armi avanzati, maggiore automazione e capacità di manipolare sistemi senza equipaggio e coordinarsi con le piattaforme esistenti”.

COMUNANZA COME NEL PROGRAMMA EURODRONE

DefenseNews ha ricordato come la Francia decise di lasciare il programma Eurofighter Typhoon per sviluppare il proprio caccia da combattimento, il Rafale. E i paesi che alla fine hanno partecipato al Typhoon hanno sviluppato configurazioni e sistemi separati, impedendo la piena interoperabilità.

Ora, tuttavia, questi alleati “stanno cercando una comunanza”, ha riferito Gerhartz a DefenseNews. Ha notato che durante la preparazione del programma Eurodrone, i quattro paesi (Germania, Francia, Spagna e Italia) avevano in mente il proprio sistema d’arma. “Ma alla fine, eravamo tutti d’accordo su un design”, ha puntualizzato Gerhartz. “Dobbiamo davvero assicurarci di rimanere in comunanza per sfruttare al massimo il valore aggiunto di un progetto comune”.

CHI SOSTIENE LA CONVERGENZA

Come ricorda DefenseNews, “l’idea della fusione tra Tempest e Fcas è già stata avanzata. Dirk Hoke, ceo di Airbus Defence and Space fino al 1 luglio, ha notato la scorsa estate che l’Europa “non può permettersi due nuovi sistemi”.

Stesse considerazioni non sono mancate anche nel nostro paese. Lo scorso 21 dicembre il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd), ha sottoscritto insieme ai suoi omologhi di Regno Unito e Svezia, un MoU che disciplina una collaborazione paritaria tra i tre Paesi nell’ambito del programma.

In quell’occasione — nella nota diramata dal ministero della Difesa si sottolineava che “L’Italia ritiene auspicabile l’opportunità di valutare nel tempo una possibile convergenza dei due programmi”.

La scorsa estate già l’allora sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo (M5S) auspicava la convergenza dei programmi finora avviati. Per Tofalo i due programmi dovranno assolutamente convergere se “vogliamo andare a realizzare un vero prodotto di sesta generazione”.

IL PARERE DEGLI ANALISTI

Infine, DefenseNews ricorda che “per alcuni osservatori aerospaziali, c’è sicuramente il caso di due aerei da combattimento: un modello paneuropeo e uno costruito esclusivamente dai francesi”.

“È sempre stato così… ma la Brexit ha stravolto questo modello”, ha affermato Richard Aboulafia, vicepresidente del gruppo di analisi di marketing Teal Group con sede negli Stati Uniti.

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