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Come si muovono Cdp, Leonardo e Tim sul Cloud Pa con l’input del governo

Cloud

Ecco le prossime mosse di Tim, Cdp e Leonardo sul Cloud Pa

 

Dopo la delibera del board di Cdp, arriva il via libera del cda di Tim alla proposta per il Polo strategico nazionale per il Cloud Pa.

Una Newco con Tim al 45% e il fronte Cdp, Sogei, Leonardo al 55%: questo lo schema di massima della proposta per partecipare alla gara per il Cloud nazionale, da presentare a fine mese al governo e che è sul tavolo dei rispettivi consigli.

Come ha rivelato ieri il Messaggero, mercoledì il cda di Cdp ha esaminato questa bozza assieme al nuovo piano industriale. Ieri è stata la volta di Tim e in seguito di Sogei. Giovedì 30 toccherà invece al board di Leonardo.

“La cordata Cdp, Sogei, Tim e Leonardo sarebbe già in vantaggio rispetto ai rivali anche dal punto di vista tecnico, dato che tiene insieme aziende e istituzioni di standing” evidenzia oggi Repubblica.

“In vista della gara per il Cloud nazionale “stiamo lavorando in un consorzio di cui è promotore la Cdp, in collaborazione con Leonardo e Sogei”, ha confermato, l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, alla conferenza stampa di presentazione dell’evento internazionale “Ethics and Artificial Intelligence” in corso a Venezia. “L’offerta è in preparazione”, ha sottolineato Gubitosi, aggiungendo che “il ministro (Colao, ndr) l’aspetta a breve e penso che la presenteremo a breve, non vorremmo deluderlo”. 

Sempre più confermate dunque le indiscrezioni di Repubblica e Il Fatto Quotidiano delle settimane scorse riguardo la moral suasion condotta dal Mef per indurre Poligrafico e Fincantieri a ritirarsi dalla gara per il Polo Strategico nazionale del cloud Pa.

Eppure, scrive La Stampa, “anche altri gruppi hanno presentato la loro manifestazione d’interesse e stanno mettendo a punto la proposta da presentare a fine mese, tra queste Almaviva-Aruba e si guarda anche a Fincantieri-Amazon Web Services”. Al lavoro non ci sono solo i big” ha ricordato il quotidiano torinese. A inizio agosto infatti anche il neocostituito Consorzio Italia Cloud ha presentato la sua manifestazione di interesse.

“Ovviamente ci sarà una gara aperta ad altri partecipanti (solo però società italiane o europee) che, nelle attese, dovrebbe concludersi a cavallo di fine anno-inizio d’anno nuovo”, scrive oggi Il Sole 24 Ore.

“Tuttavia il nuovo progetto entrerà nel vivo solo nel 2022. Una volta aggiudicata la gara alla cordata tricolore, ci sarà spazio per utilizzare le migliori tecnologie sul mercato. E in proposito in pole position ci sarebbero Oracle, Microsoft (che da anni lavora con Leonardo) e Google che è partner di Tim con Noovle” sottolinea Repubblica.

E proprio Oracle Italia ha annunciato ieri: “Siamo ben posizionati a tutti i livelli e con tutte le aziende per far parte del progetto di cloud nazionale”.

Il polo strategico dovrà occuparsi del Cloud nazionale per mettere in sicurezza i dati della Pubblica amministrazione. Tra Polo Strategico Nazionale e migrazione dell’intera Pa nel cloud, il governo ha stanziato 1,9 miliardi di euro nell’ambito del Pnrr.

Tutti i dettagli.

IL VIA LIBERA DEL CDA DI TIM

Ieri il cda di Telecom Italia ha dato mandato all’ad Luigi Gubitosi di presentare insieme a Cdp, Sogei e Leonardo la sua migliore offerta per partecipare alla gara del Polo strategico nazionale.

“Tim – che è la principale azienda italiana privata del settore – sarà partner tecnico, con una quota di minoranza qualificata ancora da definire, vicina al 45%. La maggioranza sarà consolidata in mani pubbliche, tra Cdp (circa il 20%), Leonardo (25%) e Sogei (10%)” riporta oggi Repubblica.

LA NEWCO CON CDP, SOGEI E LEONARDO

Confermato quindi quanto anticipato ieri dal Messaggero: “Nel veicolo la maggioranza relativa va a Tim e la maggioranza assoluta alla componente pubblica. Cdp sarà partner finanziario con circa il 20% mentre la controllata del Mef per l’Ict e la holding della difesa avranno le quote residue”.

“La proposta dovrebbe partire sotto forma di Associazione temporanea di imprese (Ati) che poi verrà sostituita da una Newco” ha sottolineato il quotidiano. “La cordata pubblico-privata non farà un’offerta economica bensì tecnologica”.

LA PRIMA OPERAZIONE EQUITY DELLA CDP DI SCANNAPIECO E IL NUOVO PIANO INDUSTRIALE POCO EQUITY

La decisione della Cdp, ora guidata dall’ad, Dario Scannapieco, costituisce di fatto la prima operazione di equity, anche se – come scritto nei giorni scorsi da Repubblica – con il “nuovo piano industriale” “la Cdp del prossimo triennio vorrebbe concentrarsi sul suo core business, ovvero quello dei prestiti a sostegno della crescita del Paese”.

PRESENTAZIONE DELL’OFFERTA A FINE OTTOBRE

In attesa che i consigli di tutte le aziende coinvolte deliberino sulla questione, l’offerta per la gara del Psn dovrebbe essere presentata a inizio di ottobre.

“Attendiamo di ricevere le prime proposte di partnership per il Polo strategico nazionale”, ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi all’assemblea di Confindustria parlando della transizione digitale. “Per questo tema sarà importante il contributo dei privati”.

Il processo di trasferimento inizierà dalla fine del 2022 e dovrà concludersi, per almeno il 75% delle amministrazioni, entro il 2025, secondo la roadmap delineata dal ministro per l’Innovazione Vittorio Colao.

PER TIM D’ASARO BIONDO AL LAVORO SUL DOSSIER

“Al lavoro dal lato Telecom, che partecipa al consorzio direttamente con la capogruppo, c’è, per competenza, Carlo D’Asaro Biondo che, dopo un’esperienza decennale in Google, è dal maggio scorso alla guida di Noovle” ha sottolineato il Sole 24 Ore.

A inizio anno Tim ha dato vita a Noovle cui ha conferito i suoi data center e ha stretto una partnership strategica proprio con Google.

Senza dimenticare che prima del progetto della cordata con Cdp, Sogei e Leonardo, a maggio il tandem Tim-Google si preparava a concorrere con Leonardo-Microsoft e Fincantieri-Amazon per la gara annunciata dal ministro Colao per la gestione del Polo Strategico nazionale.

COME SI SVOLGERÀ LA GARA

“Nelle ultime ore Cdp e Tim hanno rifinito la bozza che, presentando un’offerta dal contenuto tecnologico, farà da starter alla gara” ha aggiunto il Messaggero.

“La proposta del consorzio dovrebbe essere resa pubblica per consentire ad altri soggetti interessati di formulare offerte migliorative entro la fine dell’anno, con il primo offerente che, nel caso, dovrebbe valutare se pareggiarle per aggiudicarsi il lavoro. Ad ogni modo, alla gara potrebbero partecipare solo soggetti italiani o europei” ha sottolineato ieri il Sole 24 Ore.

Ricordiamo infatti che lo scorso 15 luglio Almaviva, gruppo attivo in soluzioni per il digitale, e Aruba, società di cloud provider, avevano presentato una manifestazione d’interesse a cui ha fatto seguito il 6 agosto quella del neo costituito Consorzio Italia Cloud.

ESCLUSE POLIGRAFICO-FASTWEB?

Sempre più confermate dunque le indiscrezioni di Repubblica e Il Fatto Quotidiano delle settimane scorse riguardo la moral suasion condotta dal Mef per indurre Poligrafico e Fincantieri a ritirarsi dalla gara per il Polo Strategico nazionale del cloud Pa.

“Le altre due cordate, Fincantieri-Amazon e Poligrafico-Fastweb potrebbero naufragare perché si mormora che il Mef stia cercando di scoraggiare altre società pubbliche a fare concorrenza allo squadrone in cui militano Cdp, Tim, Sogei e Leonardo” aveva segnalato Repubblica.

“La Zecca dello Stato – controllata del Tesoro – era prontissima a partecipare in cordata con Fastweb. Il suo azionista ha fatto sapere che non era il caso” aveva riportato il Fatto.

“Anche Fincantieri si è dovuta sfilare, tanto più che è controllata da Cdp” ha riportato la scorsa settimana il Fatto. Ricordiamo che in vista della gara per il Polo strategico nazionale Fincantieri — di cui il Mef detiene tramite Cdp il 71% del capitale — aveva stretto intese e partnership commerciali con Aws e Almaviva.

“Quindi il Tesoro ha deciso quali aziende partecipate o controllate direttamente o indirettamente dallo Stato possono candidarsi per il Cloud della Pa”, aveva chiosato Gianluca Zappa su Start.

CHE NE SARÀ DI FINCANTIERI?

Tuttavia, l’esclusione di Fincantieri non è ancora certa.

Oggi la Stampa ha riportato che riguardo la ricezione delle proposte per il Psn “si guarda anche a Fincantieri-Amazon Web Services”.

L’INGRESSO (IN UN SECONDO MOMENTO) DI GOOGLE, AMAZON, MICROSOFT

Infine, che ne sarà dei big player stranieri del settore cloud?

Lo scorso 7 settembre, il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao aveva precisato che il progetto “non è aperto ai paesi extra Ue, come ad esempio la Cina”.

“Si prevede poi che il bando del governo, sulla base di questa proposta, apra le porte all’ingresso di operatori tecnici quali Google, Amazon, Microsoft” scriveva ieri Il Messaggero.

Una volta assegnato il partenariato pubblico-privato, ci sarà dunque spazio per utilizzare le migliori tecnologie sul mercato.

E ORACLE?

Ma Google, Amazon e Microsoft non sono gli unici player statunitensi che potrebbero ricoprire un ruolo nell’infrastruttura cloud tricolore.

Secondo Repubblica, “in pole position ci sarebbero Oracle, Microsoft (che da anni lavora con Leonardo) e Google che è partner di Tim con Noovle”.

Lo scorso giugno infatti Start riportava che era in arrivo anche una cordata tra Fastweb e Oracle.

E Oracle Italia si è candidata a far la sua parte nel progetto Psn: “Siamo ben posizionati a tutti i livelli e con tutte le aziende per far parte del progetto di cloud nazionale”.

A livello di sicurezza, per i dati più sensibili, la soluzione può essere, dichiara a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore e della Luiss Business School) l’ad Alessandro Ippolito “il cloud pubblico gestito da Oracle a casa del cliente, è il modo migliore per essere conforme, conformi, con tutte le istanze in gioco ed essere ancora più aderenti alle richieste della strategia nazionale. È, cioè, il punto di partenza per risolvere il problema del Cloud Act”, la legge americana che consentire agli Usa di richiedere, in alcuni casi eccezionali, i dati conservati nei server dei provider statunitensi anche fuori dal territorio americano.

Intanto Oracle Italia, presente nel nostro Paese da 40 anni e conta 1.100 dipendenti, continua ad investire sul cloud e si appresta ad aprire “entro fine anno” la nuova “cloud region” a Milano.

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