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Cloud Pa, che cosa ha deciso per ora il governo su Tim, Cdp e Leonardo

TIM

Perché il Dipartimento del ministro Colao ha scelto il progetto della cordata Tim, Cdp, Sogei e Leonardo per lo schema di partenariato pubblico-privato per la realizzazione del Polo Strategico Nazionale (Psn). Fatti, commenti, subbugli e indiscrezioni

 

Il Dipartimento per la trasformazione digitale, con decreto a firma del capo dipartimento Mauro Minenna (fratello del Marcello, direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli), ha scelto il progetto guidato dalla cordata Tim, Cdp, Sogei e Leonardo per lo schema di partenariato pubblico privato per la realizzazione del Polo Strategico Nazionale (PSN), in relazione al quale sarà pubblicata una gara da parte di Difesa Servizi spa nelle prime settimane dei 2022. L’obiettivo è avviare entro la seconda metà dell’anno i lavori del PSN, l’infrastruttura prevista dal PNRR – 900 milioni la cifra disponibile – che dovrà ospitare il cloud con dati critici e strategici delle Pa.

PERCHÉ SECONDO IL GOVERNO LA PROPOSTA TIM-CDP SODDISFA I REQUISITI

Per il ministero guidato da Vittorio Colao la proposta selezionata «rispecchia pienamente e in misura del tutto soddisfacente i requisiti espressi» nella strategia nazionale del cloud. Questa si basa su accordi con alcuni dei principali Cloud Service Provider [Google, partner di Tim, Microsoft, AWS, Oracle] andando “ad operare direttamente, con personale proprio o dei propri Soci e presso i propri data center (collocati in Italia) sulle tecnologie di Public Cloud messe a disposizione dai CSP”. Evidente il ruolo importante giocato da player pubblici quali Cdp e, principalmente, Sogei. Ciò nonostante un ordine del giorno, a firma Marco Di Maio (Italia Viva) e Mirella Liuzzi (M5S), avesse impegnato il governo a valutare prima le offerte pervenute da parte di soli soggetti privati prevedendo solo in un secondo momento l’associazione di Sogei, già attiva nei servizi cloud per le Pa, ai vincitori.

IL GIUDIZIO NEGATIVO SU ALMAVIVA-ARUBA ED ENGINEERING-FASTWEB

Una scelta, quella emersa ieri sera, che rispetta pienamente i pronostici della vigilia. Nessuno infatti accreditava possibilità per le altre proposte sul tavolo, presentate una da AlmaViva e Aruba e l’altra da Fastweb ed EngineeringNel Decreto di scelta il Dipartimento è stato molto duro nei confronti delle proposte concorrenti a quelle di Tim:  quella di AlmaViva e Aruba è definita “incompleta e non innovativa sotto il profilo tecnologico sia inadeguata sotto il profilo economico e finanziario”, sollevando anche questioni su tempistiche e riguardo ai rapporti con cloud service provider stranieri; quella di Engineering e Fastweb “adeguata sotto il profilo economico, finanziario, giuridico e di governance – si caratterizza per non essere completa e innovativa sotto il profilo tecnologico”, parlando di debolezza negli aspetti di sicurezza. Da vedere quale sarà la reazione delle società escluse, ed è probabile aspettarsi una battaglia giudiziaria, secondo le indiscrezioni raccolte da Startmag.

ORA LA PAROLA PASSA AI GIUDIZI AMMINISTRATIVI

Battaglia giudiziaria in realtà già avviata da Tim – proprio contro AlmaViva ed Engineering – lo scorso 22 dicembre con un ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento dell’aggiudicazione del Lotto 1 della gara perla fornitura di servizi doud alla Pa, del valore di 390 milioni La gara è stata aggiudicata ad AlmaViva (in Rti con Engineering), che ha uno stretto rapporto con AWS; BT Italia (in Rti con Enterprise e Fastweb), basata su tecnologia Microsoft; Tim – che ha una partnership strategica con Google – e Italware (in Rti con Infordata). Il ricorso finirà probabilmente per bloccare per almeno 6 mesi la possibilità per le PA di acquisire servizi cloud avanzati, che apparentemente metterebbe a rischio il secondo pilastro – dopo il PSN – della strategia cloud di Colao.

EMENDAMENTO PD A FAVORE DI TIM?

Ma la strategia di Tim, evidentemente appoggiata dal governo (nonostante la confusione che regna in Tim, come evidenziato dallo stesso premier Mario Draghi nella conferenza stampa di fine anno), va oltre. È stato infatti approvato nel recente Decreto Fiscale un emendamento (inserito al comma 7 dell’art 16-bis) a firma dell’ex vicememistro delle Finanze Antonio Misiani (PD) che permette di tenere in vita – attraverso un incremento del massimale contrattuale del 50% rispetto al valore iniziale – una vecchia gara cloud a suo tempo vinta da Telecom Italia, Enterprise e altre. Un escamotage – secondo alcuni addetti ai lavori – che permetterebbe a Tim, classificatasi terza nella gara CONSIP per il cloud, di prendere tempo continuando a fornire alcuni servizi di livello più basso nell’attesa della realizzazione del PSN, in una sorta di “monopolizzazione” del cloud nazionale in mani francesi (visto che il gruppo francese Vivendi è il maggior azionista di Tim con il 23,75%), presto americane però se KKR dovesse riuscire a condurre in porto l’OPA su TIM.

INDAGA LA PROCURA DI ROMA

Su tutta l’operazione cloud guidata dal Ministero dell’Innovazione si staglia però l’ombra delle indagini della Procura di Roma a seguito di un esposto presentato dal deputato Raphael Raduzzi (Misto) che riporta pressioni effettuate dal Dipartimento del Tesoro nei confronti del Poligrafico dello Stato (controllato dal ministero) per impedirne la partecipazione alla gara PSN insieme a Fastweb. Sul tema, riportato anche in un’interpellanza parlamentare, il Poligrafico ha replicato di aver scelto in autonomia. Da ricordare come anche una controllata di Cdp, Fincantieri, si sia tirata indietro dopo aver firmato un MOU con AWS, mentre Leonardo aveva reso pubblica una partnership con Microsoft. A ciò si aggiungano le accuse di Antonio Baldassarra, amministratore delegato di Seeweb (cloud service provider italiano), secondo il quale – riporta TPI – la gara per il PSN “potrebbe essere stata decisa in seguito a interlocuzioni preliminari tra i grandi player attualmente in campo e il ministero dell’Innovazione digitale, senza un reale coinvolgimento delle realtà medio-piccole come quelle che costituiscono il Consorzio. Il tutto in una fase in cui all’intero progetto del Psn non era stata ancora data piena evidenza pubblica”.

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