Innovazione

Oracle torna all’attacco. Nuova causa contro il Pentagono sul contratto Jedi

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Oracle

Ancora ostacoli per Jedi, il contratto sul cloud computing del Pentagono. Oracle si appellerà alla sentenza del tribunale e nel frattempo il nuovo segretario alla Difesa Usa ha messo in stand-by l’assegnazione del progetto

 

Non ci sta proprio ad arrendersi Oracle. Ieri la società della Silicon Valley ha annunciato i piani per appellarsi alla decisione del giudice della Federal Claims Court statunitense circa l’assegnazione del contratto di cloud computing del Pentagono da 10 miliardi di dollari.

A luglio il giudice federale Eric Bruggink si era pronunciato in favore del Dipartimento della Difesa rigettando le rivendicazioni di Oracle. A restare in lizza per il contratto erano dunque rimasti soltanto Amazon Web Services e Microsoft Azure. Ecco i dettagli sulla maxi gara d’appalto più travagliata degli ultimi tempi.

LA DECISIONE DEL SEGRETARIO ALLA DIFESA

L’appello di Oracle è solo uno degli ostacoli che rallentano la procedura di assegnazione dell’appalto Jedi. Pochi giorni dopo essere stato confermato come nuovo capo segretario alla Difesa Usa, Mark Esper, ha fatto sapere che il progetto sarebbe stato riesaminato a poche settimane dall’atteso annuncio del vincitore.  “Nessuna decisione sarà presa sul programma fino a quando non avrà completato il suo esame”, ha detto la portavoce del Dipartimento della Difesa Elissa Smith a inizio agosto.

IL PROGETTO JEDI

Ma facciamo un passo indietro. Nel luglio 2018 il dipartimento della Difesa americano ha aperto la gara per la realizzazione della sua Joint Enterprise Defense Infrastructure (il cosiddetto progetto Jedi), a beneficio di tutti i rami del Pentagono, tra cui lo U.S. Cyber Command e la Disa (Defense Information Systems Agency). Il progetto Jedi ha l’obiettivo di trasferire la maggior parte dei dati del Pentagono sul cloud. Fin da subito è diventato uno dei programmi tecnologici più controversi del Pentagono, con azioni legali, diverse indagini e, più recentemente, l’interesse di Trump per quello che normalmente è un’assegnazione di contratto pubblico. In particolare aziende e alcuni legislatori hanno criticato la clausola del winner-take-it-all.

UN UNICO VINCITORE

Il vincitore infatti può essere uno soltanto che rispetti tutti i requisiti e possieda le certificazioni richieste per gestire anche dati Top Secret. La decisione del fornitore unico è stata assai controversa ma difesa dal Pentagono asserendo che il ritmo di gestione degli ordini di lavoro in un contratto a premi multipli potrebbe impedire al DoD di fornire rapidamente nuove funzionalità e una migliore efficacia.

I REQUISITI STRINGENTI

Da subito, Amazon e Microsoft sono stati considerati favoriti nella corsa dal momento che avevano ottenuto in precedenza autorizzazioni di sicurezza federali di livello superiore. Le rivali Ibm e Oracle sono state escluse proprio perché non soddisfacevano i requisiti necessari per il contratto. Storia diversa per Google, che si è ritirato prima di iniziare la corsa.

LE ACCUSE DI ORACLE NELLA CORSA CONTRO AMAZON

Tornando a Oracle, l’azienda californiana è stata eliminata dalla procedura di assegnazione nell’aprile 2018. Tuttavia, lo scorso dicembre la società ha depositato una causa presso la Court of Federal Claims degli Stati Uniti accusando la gara viziata da conflitti di interessi e requisiti ingiusti. L’azienda si è opposta alla decisione del Pentagono di assegnare il contatto a una singola azienda, piuttosto che suddividerlo tra diversi fornitori, sostenendo che tale scelta avrebbe favorito Amazon Web Services, l’unità del gruppo Amazon leader nel settore cloud. Non solo, Oracle ha anche denunciato un possibile conflitto di interesse rispetto all’assunzione da parte di Aws di due ex dipendenti del Dipartimento della Difesa coinvolti nel processo di procurement di Jedi.

LA DECISIONE DEL GIUDICE

A luglio, il Tribunale ha respinto la mozione presentata da Oracle. Il giudice Eric Bruggink ha sentenziato che almeno una parte dei criteri di valutazione del Pentagono è valida e, per sua stessa ammissione, Oracle non può soddisfare tali criteri. Allo stesso tempo tuttavia, il tribunale ha riconosciuto che la decisione di far affidamento a un solo fornitore per il contratto Jedi sia basata su un processo parzialmente “imperfetto”.

CHE NON VA GIÙ AD ORACLE

Nel suo appello, Oracle si aggrappa proprio a quest’ultimo punto. “L’opinione della Court of Federal Claims descrive l’appalto Jedi come illegale, nonostante il licenziamento della nostra protesta unicamente sulla tecnicità legale della presunta mancanza di requisiti di Oracle” ha dichiarato ieri Dorian Daley, consigliere generale della società. “Le leggi federali sugli appalti escludono specificamente gli appalti a vincitore unico come Jedi che non soddisfano requisiti specifici e obbligatori e, a suo giudizio, la Corte ha chiaramente riscontrato che il DoD non soddisfaceva tali requisiti. Il parere riconosce anche che l’appalto soffre di molti importanti conflitti di interesse. Tali conflitti violano la legge e minano la fiducia del pubblico. Riteniamo pertanto che la decisione di mancata legittimità sia errata in termini di legge e che l’analisi stessa nel parere costringa a stabilire che l’appalto sia illegale per diversi motivi”.

SLITTA ANCORA L’ANNUNCIO DEL VINCITORE

Tra il nuovo caso giudiziario di Oracle in corso e le indagini avviate dal Pentagono, potrebbe passare ancora parecchio tempo prima di conoscere il vincitore, che doveva essere annunciato proprio questo mese.

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