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Algeria, Qatar e non solo: ecco dove l’Italia acquisterà il gas

Gas

L’Italia è alla ricerca di forniture di gas naturale per sostituire quello dalla Russia. Ecco i paesi principali sui quali il governo sta puntando

 

Vista la pesante dipendenza dal gas russo per il soddisfacimento del fabbisogno energetico, e viste le vulnerabilità economiche e sociale connesse a una eventuale interruzione dei flussi, in queste settimane l’Italia sta lavorando molto per trovare – e in fretta – fornitori alternativi di combustibile.

L’AMMISSIONE DI DRAGHI

Non è un compito facile, ha riconosciuto qualche giorno fa il presidente del Consiglio Mario Draghi: nel 2020 la Russia ha rappresentato il 43 per cento delle importazioni italiane di gas, e sostituire interamente un volume così grande e in breve tempo potrebbe non essere possibile.

Rivolgendosi alla Camera, Draghi ha detto che l’aver alimentato, negli anni, un rapporto di dipendenza così forte con Mosca ha rappresentato “non solo ovviamente una sottovalutazione del problema energetico, ma anche una sottovalutazione di politica estera, di politica internazionale”.

COSA STA FACENDO IL GOVERNO SUL GAS

Il piano del governo per la sostituzione del gas russo passa per aumento delle forniture di gas liquefatto via nave (dagli Stati Uniti e dal Qatar, per esempio) e di gas via tubature dall’Azerbaigian, l’Algeria e la Libia.

IL QATAR

Il 14 febbraio scorso Draghi ha incontrato a Palazzo Chigi il vice-primo ministro del Qatar, Mohammed Al Thani, e ha discusso con lui di “collaborazione energetica”.

Il Qatar è uno dei principali esportatori al mondo di gas liquefatto (o GNL), nonché un fornitore mediamente rilevante per l’Italia: vale poco più del 10 per cento del totale del gas che il nostro paese acquista dall’estero.

Il GNL qatariota che giunge in Italia viene rigassificato (cioè riportato alla forma gassosa) al terminale di Adriatic LNG a Rovigo, di proprietà di ExxonMobil per il 70 per cento. Il ministero della Transizione ecologica ha recentemente autorizzato l’aumento della capacità di rigassificazione dell’impianto, che verrà portata dagli attuali 8 a 9 miliardi di metri cubi all’anno.

Non è detto, tuttavia, che il Qatar possa inviare grandi quantità di GNL all’Italia (e all’Europa): la capacità di esportazione del paese è quasi satura e le metaniere sono vincolate a obblighi contrattuali con i paesi asiatici.

L’ALGERIA

Il 28 febbraio il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è andato in Algeria alla ricerca di forniture aggiuntive di gas. Nel 2020 il paese è stato il secondo fornitore di gas dell’Italia, con una quota di quasi il 23 per cento sul totale importato. Il gas algerino arriva in Italia attraverso il gasdotto TransMed.

Secondo le stime di Platts Analytics, nel 2022 l’Algeria potrà fornire all’Europa altri 7 miliardi di metri cubi di gas attraverso principalmente il TransMed. In prospettiva, però, il paese ha due problemi: uno è l’instabilità politica interna, che potrebbe paralizzare le forniture (come già succede in Libia, peraltro); l’altro è la crescente domanda nazionale di gas, che ne riduce le quantità destinabili all’esportazione.

L’AZERBAIGIAN

Martedì 8 marzo Draghi ha avuto una conversazione telefonica con il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. Hanno parlato del “rafforzamento della cooperazione bilaterale, in particolare nel settore energetico”: nel 2021 – il TAP, il gasdotto di riferimento, è entrato in funzione a fine 2020 – l’Azerbaigian ha contributo alle importazioni italiane di gas con una quota del 10 per cento circa.

La capacità del TAP è di 10 miliardi di metri cubi all’anno, eventualmente espandibile fino a 20 miliardi. Allo stato attuale, dunque, il TAP può garantire all’Italia 8 miliardi di metri cubi di gas, perché la condotta rifornisce anche la Bulgaria e la Grecia per piccole quantità: 1 miliardo di metri cubi a testa. Il gasdotto parte dalla Grecia, attraversa l’Albania e sfocia in Puglia; si allaccia alla rete che mette in comunicazione il giacimento azero Shah Deniz con la Turchia.

IL CONGO

Il 10 marzo Draghi ha parlato al telefono con il presidente del Congo, Denis Sassou Nguesso, di maggiore cooperazione sull’energia.

In Congo è attiva Eni, che nel 2020 ha prodotto qui 18 milioni di barili di petrolio e condensati e 1,4 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato da Energy Capital & Power, Eni ha intenzione di attivare nel 2023 un progetto sul gas liquefatto in Congo, nel blocco Marine XII.  Il sito, si stima, raggiungerà una capacità di liquefazione di quasi 2 milioni di tonnellate all’anno. Il gas verrà destinato sia al consumo congolese, sia all’esportazione in forma di GNL.

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