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L’Italia si gaserà con il Qatar?

Gas

Draghi incontra il ministro degli Esteri del Qatar e parla di “collaborazione energetica”: l’Italia riceverà più carichi di Gnl da Doha per compensare il gas russo? Forse no. Ecco perché

 

Ieri pomeriggio Mario Draghi ha incontrato a Palazzo Chigi Mohammed Al Thani, vice-primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. Stando a quanto riferito dal comunicato stampa i due hanno parlato, tra le altre cose, di “collaborazione energetica”.

QUANTO CONTA IL GAS DEL QATAR PER L’ITALIA

Il Qatar è già un importante partner italiano sull’energia: vale poco più del 10 per cento del totale del gas che il nostro paese acquista dall’estero. Il fornitore principale è però la Russia, e nettamente, con oltre il 43 per cento (dati 2020). Seguono l’Algeria (circa 22 per cento) e la Norvegia (11 per cento).

IL TERMINALE DI ADRIATIC LNG

Il gas qatariota che giunge in Italia è gas liquefatto (GNL), trasportato via nave e rigassificato al terminale di Adriatic LNG a Rovigo. Adriatic LNG è posseduta per circa il 70 per cento da ExxonMobil Italiana Gas, per il 7,3 per cento da Snam e per il 22 per cento da Qatar Terminal Company Limited.

Il ministero della Transizione ecologica ha recentemente autorizzato l’aumento della capacità di rigassificazione del sito, che verrà portata dagli attuali 8 a 9 miliardi di metri cubi all’anno.

IL CONTRATTO ITALIA-QATAR

Come ricorda Il Sole 24 Ore, l’Italia riceve gas dal Qatar attraverso un contratto a lungo termine sottoscritto da Edison (società del gruppo francese EDF) per 6,5 miliardi di metri cubi l’anno.

IL RUOLO DEL GNL NELLA CRISI UCRAINA

La crisi ucraina, che sta facendo temere l’Europa – e l’Italia – per una possibile riduzione o interruzione totale delle forniture di gas russo, ha portato proprio il GNL al centro del dibattito energetico.

Da settimane, infatti, gli Stati Uniti stanno cercando di mettere insieme una coalizione globale di esportatori di gas liquefatto per garantire il soddisfacimento del fabbisogno di combustibile dell’Europa nel caso in cui dovesse iniziare una guerra tra Kiev e Mosca. Hanno coinvolto il Qatar e più recentemente anche il Giappone, che non è un produttore di GNL ma un acquirente: ne ha però accumulate grandi quantità, e farà dunque arrivare parte del suo surplus nel Vecchio continente tra febbraio e marzo. Si tratterà però di un contributo limitato vista la forte domanda energetica nazionale, che ha la priorità.

In Europa la disponibilità di gas è scarsa anche per via della politica di limitazione delle vendite che la Russia sta portando avanti da mesi e che ha contribuito al forte aumento dei prezzi del combustibile sul mercato regionale. I livelli delle scorte sono generalmente su livelli bassi.

IL GNL BASTERÀ A SCALDARE L’EUROPA?

L’Europa, comunque, non potrà sostituire il gas russo via condotte con il GNL qatariota, statunitense o giapponese, per due motivi.

Il primo: considerata la domanda degli altri paesi, come la Cina, non c’è abbastanza disponibilità di gas liquefatto a livello mondiale per compensare un azzeramento dei flussi russi in territorio europeo (le stime più ottimiste dicono che se ne potrebbero coprire i due terzi). Sulla carenza degli investimenti in nuove produzioni di gas si era espresso anche Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.

Il secondo motivo: l’Europa non dispone di una capacità di rigassificazione sufficiente a gestire grossi volumi di GNL per un periodo di tempo prolungato. Peggio ancora, tale capacità è concentrata in pochi paesi (Spagna, Francia, Regno Unito e Italia) e risulterebbe difficile condividere il combustibile attraverso la rete continentale di gasdotti.

I PROBLEMI TRA EUROPA E QATAR

Tra Italia, Unione europea e Qatar ci sono peraltro delle tensioni che riguardano proprio il GNL. La Commissione europea ha aperto tempo fa un’indagine sulla compagnia petrolifera QatarEnergy, e nello specifico sulle clausole di destinazione presenti nei suoi contratti di fornitura a lungo termine.

Tali clausole impediscono di reindirizzare verso altre destinazioni i carichi di gas mentre si trovano in viaggio sulle navi. Come spiega Il Sole 24 Ore, è sì possibile per il cliente rivendere il gas acquistato dal fornitore, ma solo una volta che questo è giunto al terminale di rigassificazione previsto. Per Bruxelles la clausola costituisce un impedimento all’integrazione del mercato energetico europeo; l’indagine è ancora aperta, ma sembra tuttavia che la Commissione – visto il contesto critico – possa alla fine mostrarsi clemente verso il Qatar.

Tali clausole di destinazione sono in realtà la norma nei contratti a lungo termine sul GNL. Anche molte utilities giapponesi vi sono vincolate, ad esempio, e non possono perciò reindirizzare rapidamente in Europa i carichi di gas in eccesso che stanno per ricevere.

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