Economia

Tim, le mire di Costamagna e le attese di Lega e M5S su Cdp e rete Telecom

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Chi ha voluto davvero l’ingresso della Cassa depositi e prestiti in Tim? L’intervento è o non è a sostegno del fondo Elliott e contro Vivendi? A che cosa puntano Claudio Costamagna, presidente di Cdp, e Giuseppe Guzzetti, numero uno delle fondazioni? E Lega e Movimento 5 Stelle che cosa pensano della mossa della Cassa? Ecco fatti, indiscrezioni, commenti e analisi sulla vicenda che sta scuotendo i palazzi della politica e della finanza. Partiamo dai fatti.

CHE COSA HA DECISO LA CASSA

Il consiglio della Cassa depositi e prestiti, riunito ieri a Roma, ha deliberato all’unanimità l’ingresso nel capitale di Tim, “con partecipazione finanziaria di minoranza non superiore al 5% e in una prospettiva di lungo periodo”. L’investimento, che ai valori di mercato supera mezzo miliardo di euro, “rientra nella missione istituzionale di Cdp a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali, è coerente con i criteri di sostenibilità economico- finanziaria”. L’ingresso avverrà in modo “progressivo”: anche perché il rialzo del titolo (+ 5,2% a 0,79 euro) in Borsa fa crescere il costo della “scalatina”. Solo una frazione del 5% indicato, scrive oggi Repubblica, sarà comprata subito, in azioni o derivati.

CHI APPOGGIA CHI?

La Cassa, che intende presenziare all’assemblea Tim del 24 aprile per far valere la moral suasion dell’azionista pubblico, potrebbe arrotondare prendendo azioni in prestito. L’assemblea Tim del 24 aprile serve per sostituire i sei consiglieri che il primo azionista di Tim, il gruppo francese Vivendi, ha fatto dimettere per intralciare gli obiettivi del fondo americano Elliott, giunto al 10% e che vorrebbe rimpiazzarli con amministratori propri. E il blitz della Cassa “rafforza le chance di Elliott di scalzare dal comando il gruppo dei media francese, primo socio con il 24%”, scrive Repubblica. “Ogni azionista è benvenuto se porta valore aggiunto e l’ingresso di Cdp non viene considerato un’operazione ostile – hanno notato fonti vicine a Vivendi – anche perché se lo fosse sarebbe un messaggio negativo per tutti gli investitori stranieri che investono sull’Italia”. Peccato che in altri momenti, con avvisaglie di interventi statali anche da opera della Cdp sulla rete, da ambienti vicini a Vivendi partirono serrate critiche contro veri o presunti interventismi statali; ma ora dagli stessi ambienti non giudicano ostile l’ingresso della società del Tesoro in Tim.

IL RUOLO DI COSTAMAGNA

Fra i maggiori sponsor dell’operazione Cdp in Tim c’è senz’altro il presidente in scadenza della Cassa, Claudio Costamagna. Ha scritto oggi Giovanni Pons, direttore di Business Insider Italia: “Costamagna ha risvegliato la sua anima di banchiere d’assalto. Sfruttando il fatto che manca un governo e che le elezioni hanno portato alla ribalta nuovi protagonisti che si chiamano 5 Stelle e Lega, sta cercando si sferrare la sua zampata che potrebbe valergli la riconferma al vertice: mettere all’angolo il bretone Vincent Bolloré in Tim”. “Ora con Padoan che ha gonfiato il patrimonio (attraverso il conferimento del 35% di Poste) e il conto economico della Cassa (attraverso il tasso sul c/c di tesoreria) Costamagna si sente con le spalle sufficientemente larghe per affrontare l’affondo contro i francesi”, ha aggiunto Pons.

LO SPONSOR GUZZETTI

Chi ha benedetto la sortita anti francese, e forse pro americana, ammantata di italianità, è di sicuro Giuseppe Guzzetti presidente dell’Acri, l’associazione delle fondazioni di estrazione bancaria che sono azioniste di minoranza di Cdp e che designano il presidente della Cassa. Guzzetti ha schierato “le Fondazioni – che in parte hanno e potrebbero incrementare anche quote dirette nella società italiana di tlc – contro i francesi di Vivendi”, scrive oggi Alessandro Graziani del Sole 24 Ore – per “tutelare l’italianità della Telecom in una delicata e lenta fase di transizione per la scelta del nuovo Governo italiano”.

GLI OBIETTIVI SISTEMICI

L’obiettivo sistemico, condiviso di fatto da governo, Cdp, fondazioni e attuali opposizioni – come sottolineato da tempo su Start Magazine –, è quello di realizzare una sorta di società unica delle reti tlc, con l’asset di Tim e quello in fieri sulla banda larga di Open Fiber. Un progetto coincidente con quello illustrato per sommi capi agli addetti ai lavori in questi giorni dal fondo americano Elliott. Da qui la convergenza di fatto fra il fondo Usa e le attuali mosse di Cdp.

COME SI MUOVE IL MOVIMENTO 5 STELLE

“Non c’è nessuna grande coalizione dietro il via libera all’ operazione Cdp-Tim”, dicono fonti anonime dei 5 Stelle oggi alla Stampa. Comunque, pur essendo stato nominato dal governo Renzi, e comunque più gradito negli ambienti di centrosinistra che nel centrodestra o nei Cinque Stelle, Costamagna con l’avallo delle fondazioni cercherebbe sponde nelle attuali opposizioni parlamentari per una eventuale riconferma alla presidenza della Cassa, a differenza dell’ad di Cdp, Fabio Gallia, che non sta muovendo un dito per rimanere nella Cassa, con sommo gradimento di Lega e Movimento 5 Stelle: “Su consiglio di Casaleggio e del fidato Vincenzo Spadafora, Luigi Di Maio – ha scritto Lettera 43 – ha capito che quelle due decisive poltrone di via Goito sono una preziosa merce di scambio nelle trattative in corso per la formazione di un governo (possibilmente con lui premier)”. D’altronde, come rimarcato da tempo su Start Magazine, i programmi del Movimento 5 Stelle prevedono da un lato una maggiore presenza dello Stato e dall’altro una sorta di modello Terna per le reti di tlc. Mirella Liuzzi, deputata M5S rieletta dopo aver ricoperto nell’ultima legislatura l’incarico di segretario della commissione Trasporti e Tlc della Camera, ha scritto sul Blog delle Stelle: “Il Movimento vuole una gestione ed una infrastruttura di rete a maggioranza pubblica. Considerati gli ingenti investimenti fatti tramite bandi Infratel vinti quasi tutti da Open Fiber, vogliamo rendere questa società a maggioranza pubblica creando le condizioni per unire i maggiori soggetti in un’unica infrastruttura”.

CHE COSA SI DICE IN CASA LEGA

Una direzione di marcia coincidente con l’azione di Cdp e fondazioni cbe prevede – secondo le indiscrezioni di Start Magazine – una società unica delle reti che metta in sinergia gli investimenti di Tim e Open Fiber e su cui viaggerebbero anche i contenuti dei grandi player della tv a pagamento, Sky e Mediaset in primis.

Seppure condivisa livello sistemico anche dalla Lega, questa prospettiva per il partito di Matteo Salvini e per Giancarlo Giorgetti che segue anche questo dossier avrebbe uno scoglio: Costamagna, una figura di banchiere ex Goldman Sachs e legato ai politici di centrosinistra. Tanto più che oggi fra dirigenti di spicco non solo della Lega ma anche del Movimento 5 Stelle si leggono e si rileggo e si sottolineano gli esempi di potenziali conflitti di interessi svelati da Pons di Business Insider Italia (dal caso Magenta-Fsi al caso Salini-Impregilo) che si aggiungono a quelli del settore alberghiero stimmatizzati da Andrea Roventini, candidato dei Pentastellati al ministero dell’Economia, in un post sul Blog delle Stelle. Tanto che ci sono già parlamentari di Lega e M5S che stanno valutando la presentazione di interrogazioni parlamentari su Magenta, Salini-Impregilo e alberghi.

(QUI L’ARTICOLO DI START SU QUELLO CHE DICONO E FANNO INTESA, UNICREDIT E GENERALI NELLA PARTITA TIM CON IL SUBBUGLIO IN ASSOGESTIONI)

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