Economia

Cdp, ecco come M5S farà vedere le stelle a Costamagna e Gallia

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Concertare le nomine in Saipem tra attuale esecutivo e nuovo Parlamento. Silurare i vertici della Cassa depositi e prestiti. Sono le due principali indicazioni che arrivano dal Movimento 5 Stelle, in vista della prossima tornata di nomine nelle società controllate o partecipate dal Tesoro. E’ in un post a firma di Andrea Roventini, candidato ministro all’Economia per il Movimento capeggiato da Luigi Di Maio che sono esplicitati i primi auspici, e i primi siluri, sulle società in questione. Proprio nel giorno in cui Cdp ha comunicato i numeri del bilancio consolidato 2017 del gruppo.

Fa scalpore in particolare il preavviso di sfratto per il presidente (Claudio Costamagna) e per l’amministratore delegato (Fabio Gallia) della Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie. Ecco il passaggio con cui Roventini esclude di fatto una riconferma per Costamagna e Gallia; il primo secondo le ultime cronache giornalistiche non escludeva una riconferma mentre il secondo è da tempo con la valigia in mano: “La Cdp è stata mal-utilizzata dai governi e dagli organi dirigenti”, è la sentenza dei Cinque Stelle.

Roventini punta il dito in particolare sugli investimenti nel settore alberghiero, come evidenziato in alcune recenti inchieste in particolare del Fatto Quotidiano a firma di Fabio Pavesi, già giornalista di punta del Sole 24 Ore: “Gli investimenti effettuati nel sistema alberghiero non hanno seguito logiche di economicità e non hanno contribuito in alcun modo alla realizzazione degli obiettivi strategici di politica industriale del nostro Paese”, si legge oggi sul Blog delle Stelle, anche se gli investimenti nel comparto turistico-alberghiero furono avviati dal precedente board di Cdp.

Il Movimento, come scritto da Roventini, pensa che Cdp possa e debba “diventare veicolo d’innovazione e crescita, contribuendo allo sviluppo industriale e tecnologico dell’Italia”. Purtroppo, negli anni la CDP non ha contribuito come avrebbe potuto al raggiungimento di tali obiettivi “per mancanza di un chiaro indirizzo da parte del potere esecutivo”, secondo il candidato a succedere alla poltrona di Piercarlo Padoan: “La CDP è una risorsa dell’Italia che può assumere il ruolo di banca di sviluppo per stimolare l’innovazione, lo sviluppo tecnologico e aiutare le nostre imprese sul mercato nazionale e su quelli esteri”, aggiunge Roventini. Che indica anche una direzione di marcia per il gruppo del Tesoro: sfruttare “le sinergie tra CDP e Invitalia”.

C’è poi un dossier ancor più attuale, quello dei vertici di Saipem che sono in scadenza. Anche in questo caso il Movimento 5 stelle ha un’idea e mette già bocca: “Un governo dimissionario, la cui maggioranza politica è stata così pesantemente ridimensionata dagli elettori, non può decidere da solo. Nei casi in cui la nomina dei vertici d’imprese di rilievo nazionale non possa attendere la nascita del nuovo governo, come nel caso di Saipem, sarà necessario procedere con intese di carattere generale che coinvolgano l’esecutivo uscente e l’attuale Parlamento nel quadro degli obiettivi delle nostre istituzioni democratiche e dei criteri sopra enunciati”.

Comunque, nessuna epurazione pregiudiziale, dice Roventini per conto del Movimento 5 Stelle: “Le nomine – scrive l’economista pentastellato – non sono un’occasione per fare tabula rasa. Invece, bisognerà pragmaticamente verificare i risultati ottenuti dai vertici uscenti caso per caso, considerando gli obiettivi ed il contesto competitivo e normativo. Non si dovrà avere paura di riconfermare i manager che hanno ben operato e di congedare quelli che hanno deluso. Tutto ciò dovrà avvenire nella massima trasparenza, evitando logiche politiche spartitorie che possano promuovere manager appartenenti a circoli di potere, che affondano le radici nella Prima e Seconda Repubblica, e cercano di riciclarsi anche oggi, o fornire una comoda poltrona agli amici degli amici, o un buen retiro per i soggetti (es. capi di gabinetto, consiglieri di stato, direttori generali, etc.) non più graditi e privi delle competenze necessarie”.

(CHI E’ E CHE COSA PENSA L’ECONOMISTA PENTASTELLATO ROVENTINI)

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