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Tim, ecco uomini e progetti di Elliott (modello Terna per la rete) per sedurre l’Italia

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Tutti i nomi e le idee con cui il fondo americano Elliott punta a scalzare Vivendi da Tim con l’assenso della politica e delle istituzioni, a partire dal dossier della rete… L’approfondimento di Michele Arnese per Start Magazine

Prende forma la squadra italiana del fondo americano Elliott che punta in Tim a scalzare i francesi di Vivendi. E per convincere futuro Parlamento e le forze politiche, il fondo punta su un progetto di una società unica della rete (modello Terna, quindi con Cdp) che da tempo in Italia partiti e istituzioni invocano. Ecco nomi, dettagli, indiscrezioni e scenari sulla contesa finanziaria e industriale che si sta delineando. Con una frase chiave che unisce americani e italiani: “Da quando la Vivendi di Bolloré è in Tim il titolo ha perso il 30%”.

PERCHE’ VIVENDI NEL MIRINO

Obiettivo: mettere fine alla gestione targata Vivendi. E’ questo il vero fine che si è prefisso il fondo americano di Paul Singer con l’auspicio di molti italiani. Il prossimo passo? Elliott sta mettendo a punto la lista con cui il 24 aprile, in assemblea, intende scardinare il consiglio di amministrazione espressione del gruppo francese Vivendi. Ribaltando, ovvero silurando, l’attuale vertice tutto indicato dal colosso che fa capo al finanziere Vincent Bolloré: “Sarà – scrive oggi La Stampa – la più classica delle «proxy fight», una battaglia a colpi di deleghe per dare al gruppo la veste di «public company» (società a capitale diffuso) con un management indipendente, senza conflitti di interesse”.

LA SQUADRA ITALIANA

Si moltipliano i rumor su manager e tecnici italiani che potrebbero far parte della lista targata Elliott. Fra questi anche l’ex numero uno di Wind, Paolo Dal Pino. Così come altre indiscrezioni accreditano l’ipotesi della presenza in lista anche dell’ex capo azienda di Enel, Fulvio Conti, dell’ex ad di Intesa Sanpaolo, Enrico Tommaso Cucchiani, dell’ex Alitalia Rocco Sabelli. A seguire in Italia la partita per conto di Elliott ci sarebbe anche l’ex presidente Antitrust, Antonio Catricalà, specie per la questione relativa al dossier golden power, come ha scritto il Fatto. Mentre il Sole 24 Ore sottolinea che Elliott è assistito da Vitale & co., come advisor finanziario, e dagli avvocati Alessandro Triscornia e Luisa Torchia, una costituzionalista figura di punta anche di Astrid, il centro studi di Franco Bassanini, già presidente di Cassa depositi e prestiti e ora presidente di Open Fiber, la società creata da Enele Cdp per la banca larga, oltre che da anni sostenitore di una società unica della rete

DOSSIER RETE

Proprio la questione della rete è una delle partite su cui Elliott vuole distanziarsi da Vivendi e venire incontro alle attese della politica. Per questo la squadra di tecnici italiani al lavoro per conto del fondo Elliott punterebbe a sostituire il piano di separazione della rete messo a punto da Amos Genish (separazione societaria della rete in una società comunque controllata al 100% da Tim) con uno scorporo più netto, con Tim del tutto fuori dall’azionariato della futura società, che andrebbe così in Borsa, e come perno azionario un socio di riferimento pubblico come la Cassa depositi e prestiti. Una sorta di modello Terna per la rete, come in passato invocato esplicitamente da molti esponenti politici. A confluire nella società unica dovrebbe essere Open Fiber e anche la controllata di Tim, Sparkle, che invece i francesi di Vivendi non intendevano far rientrare nel progetto auspicato di fatto da larghe parti della politica.

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