Economia

Tim, i sindaci deludono Vivendi, Elliott scalda la Consob e Bernabé esterna

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Si fa sempre più incandescente la contesa di Tim tra i francesi di Vivendi e il fondo americano Elliott che punta a spodestare Vivendi per trasformare la società di tlc in una public company, come auspicato pure dall’associazione dei piccoli azionisti di Tim, Asati, che invoca un’alleanza anti Vivendi da parte di Elliott e dei fondi di investimento. Nel frattempo non mancano ulteriori colpi di scena: da un lato i sindaci che bacchettano indirettamente le ultime mosse dei consiglieri di Vivendi, dall’altro Elliott che ha presentato un esposto alla Consob, e per finire le stilettate anti Elliott lanciate dall’attuale vicepresidente di Tim, Franco Bernabé. Ma andiamo con ordine.

IL COLPO DEI SINDACI

Il collegio dei sindaci di Tim ieri ha deciso all’unanimità di integrare l’ordine del giorno della prossima assemblea della società del 24 aprile con le richieste avanzate da Elliott con la nomina di sei consiglieri di amministrazione in sostituzione di quelli che fanno riferimento a Vivendi, ora dimissionari. Un colpo a favore del fondo americano e un siluro ai piani di Vivendi che voleva rovesciare il tavolo del cda facendo dimettere i consigliere di amministrazione per intralciare il fondo americano.

CHE COSA DICE ELLIOTT

La mossa dei sindaci suscita soddisfazione in casa di Elliott. Nel caso in cui nell’assemblea di Tim del 24 aprile “gli azionisti dovessero sostenere la proposta di Elliott di reintegrare un cda nel pieno dei suoi poteri e indipendente”, il fondo Usa “ritiene che non debba aver luogo un’altra assemblea il 4 maggio”, come chiesto da Vivendi per eleggere l’intero Cda, sostiene Elliott in una nota in cui “saluta” la decisione dei sindaci di Tim, che spera “metta fine al regno di disinteresse e deliberato abuso dei diritti degli azionisti di Vivendi”.

LA LISTA VIVENDI

Ma i francesi non restano con le mani in mano e stanno lavorando ad una lista, secondo quanto si apprende da fonti vicine a Parigi, da presentare in vista dell’assemblea del 9 maggio, nella quale almeno due nomi sono sicuri, l’ad Amos Genish e il presidente dimissionario Arnaud De Puyfontaine.

ESPOSTO ALLA CONSOB

Nella guerra industrial-finanziaria c’è un altro affondo del fondo americano. Infatti l’arrocco dei consiglieri dell’ex Telecom Italia in quota Vivendi, che giovedì scorso hanno deciso di dimettersi facendo così decadere l’intero board di Tim, ha provocato la reazione del fondo attivista Elliott. Il veicolo di Paul Singer – che ha una quota superiore al 5% di Tim – ha presentato un esposto alla Consob. Una mossa ufficiale che segue la pesante censura verbale dell’azione, arrivata venerdì scorso.

PARLA BERNABE’

Che il clima all’interno di Tim non sia dei migliori è testimoniato anche dalle parole espresse a sorpresa ieri sera su La 7, nel corso della trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli Gruber, da Franco Bernabé; vicepresidente del gruppo di tlc. Pur mostrandosi atarassico rispetto alla contesa in corso, dicendo che sarà l’assemblea dei soci a decidere il nuovo board e dunque chi avrà il controllo di Tim (“la lista che vincerà prenderà le redini”), Bernabé ha lanciato un siluro contro Elliott pur non citando mai il fondo Usa: “Nei passaggi continui di proprietà che Telecom ha subito – ha sottolineato il manager facendo la storia della società – ha continuato a indebitarsi: non vorrei che il processo di altri cambiamenti azionari continuasse con un ulteriore aggravamento della situazione finanziaria”. Parole interpretate non solo come una critica verso gli azionisti del passato, tra cui Colannino e Tronchetti Provera ma anche per il futuro. Un monito per Elliott? Di certo Bernabé ha escluso una sua permanenza in Tim: “Ho già dato due volte, tenevo alla societarizzazione della rete e quello e’ stato fatto”, ha detto.

LA RETE

“La societarizzazione è una garanzia che un asset importante per l’Italia resti sotto controllo italiano”, ha aggiunto Bernabé e per il governo “è una buona notizia, dopo anni di discussioni il progetto è formalmente avviato”, ha commentato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che Genish ha incontrato per fare il punto sul piano: “Una rete, sicura, neutrale e moderna – ha proseguito – è presupposto fondamentale per la crescita dell’Italia. Ed è un bene che la separazione rimanga un fondamento del piano industriale di Tim con qualunque compagine azionaria”. Tim “ha perso moltissimo in termini di capacita’ industriale” e “adesso non è più la sesta al mondo ma la 16/ma o 17/ma” e l’errore da cui è partito tutto, si toglie qualche ‘sassolino’ Bernabé, è stata la privatizzazione, voluta “da un governo di sinistra”. “Quello che non avrebbe dovuto succedere è la completa uscita dello Stato, senza dare un tempo sufficiente perché fosse rafforzata”. Tim, “nei passaggi continui di proprietà che ha subito, ha continuato a indebitarsi: non vorrei che il processo di altri cambiamenti azionari continuasse con un ulteriore aggravamento della situazione finanziaria”, ha aggiunto. Ma proprio sul futuro della rete si gioca una delle vere partite della contesa fra Vivendi ed Elliott, come ha ricostruito Start Magazine in questo articolo.

TUTTI GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SULLA PARTITA TIM:

INFO E INDISCREZIONI SUI POUR PARLER FRA ELLIOTT, FONDI E ASATI IN CHIAVE ANTI VIVENDI

COME IL GOVERNO GENTILONI HA OSCILLATO FRA VIVENDI ED ELLIOTT SU TIM

ECCO COME I PICCOLI AZIONISTI DI TIM CRITICANO VIVENDI E ATTENDONO ELLIOTT

TUTTI I DETTAGLI (E LE POSIZIONI POLITICHE) SUL DOSSIER RETE TIM

PROGETTI E MANAGER ITALIANI DEL FONDO USA ELLIOTT PER TIM

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