Economia

Popolare Bari, ecco inghippi e incognite su Mcc-Invitalia e soci

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popolare di Bari

Cosa bolle in pentola per la Popolare di Bari tra conversione del decreto, umori della Commissione Ue, ruolo del Mediocredito Centrale (Invitalia) e scenari in caso di no dei soci alla trasformazione in spa su input di Jacobini

Settimana importante per Banca Popolare di Bari. Entro venerdì è atteso il via libera della Camera al decreto varato dal Consiglio dei ministri il 15 dicembre scorso con cui Palazzo Chigi ha stabilito il piano di salvataggio dell’istituto di credito pugliese.

CHE COSA E’ SUCCESSO ALLA CAMERA

L’Aula della Camera martedì 21 gennaio ha approvato il decreto legge per il rilancio del credito nel Mezzogiorno, il salvataggio della Banca Popolare di Bari e la realizzazione di una banca di investimento. Il provvedimento ha ottenuto il sì, oltre che dalla maggioranza, anche da Lega e Fi, per un totale di 412 voti favorevoli, l’astensione di Fdi e nessun contrario. Il testo passa ora all’esame del Senato (scade il 14 febbraio). In base alle modifiche introdotte dalla commissione Finanze nelle operazioni finalizzate allo sviluppo del Sud dovranno sostenere oltre alle imprese anche l’occupazione. E’ stata inoltre disposto l’obbligo per Mcc-Banca del Mezzogiorno, o per l’eventuale newco, di riferire ogni quattro mesi, e annualmente dal 2021, al Parlamento su attività svolte e operazioni finanziarie. Anche il ministero dell’Economia dovrà riferire alle Camera circa le proprie scelte.

I TEMPI DI CONVERSIONE DEL DL POPOLARE DI BARI

Il provvedimento sblocca 900 milioni nel 2020 provenienti dal fondo del ministero dell’Economia e delle Finanze destinato “alla partecipazione al capitale di banche e fondi internazionali”. Le risorse verranno girate ad Invitalia, 100% del Mef, che finanzierà Mediocredito Centrale, controllata dall’Agenzia per l’attrazione degli investimenti retta dal riconfermato Domenico Arcuri. Infine Mcc passerà i 900 milioni a Popolare di Bari per il piano di rilancio e la creazione di una banca d’investimento in cui un ruolo importante spetterà anche al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) – che ha già fatto un’iniezione di 310 milioni di euro alla banca – e ad altri eventuali investitori. Il dl – “indispensabile ad assicurare una prospettiva di risanamento della banca”, come ha detto la vice direttrice generale di Bankitalia Alessandra Perrazzelli in audizione in commissione Finanze alla Camera – venerdì scorso ha ricevuto l’ok in commissione ed è ora al vaglio dell’Aula di Montecitorio per andare poi al Senato. Scade il 14 febbraio.

Secondo il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il decreto “pone le premesse per scongiurare scenari di grave nocumento per il sistema produttivo e finanziario e, invece, rappresenta un’opportunità importante per il rilancio del Mezzogiorno”.

CHE COSA FARA’ BRUXELLES?

In tutto questo è lecito chiedersi come si comporterà la Commissione europea e se dirà sì a quello che si può considerare un aiuto di Stato visto che interviene Mcc controllata da Invitalia, che a sua volta appartiene al Mef. Di solito Bruxelles dà il via libera ai salvataggi statali se le banche sono pubbliche, come accaduto di recente con la Landesbank NordLB (Norddeutsche Landesbank Girozentrale), una delle maggiori banche commerciali tedesche, di proprietà di molti Stati federali della Bassa Sassonia e della Sassonia-Anhalt e con sede ad Hannover. Un disco verde difeso dalla commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager che ha risposto a un’interrogazione di alcuni europarlamentari di Fratelli d’Italia. Il via libera di Bruxelles al salvataggio di NordLB ha fra l’altro provocato in precedenza una dura presa di posizione da parte del Financial Times che ha accusato la Commissione di aver dato “un pessimo esempio di arte di governare”.

Del resto, Mcc ha messo in chiaro che l’intervento in Popolare di Bari si attuerà solo dopo che si saranno verificate una serie di condizioni: le autorizzazioni delle Autorità di Vigilanza, la conversione in legge del decreto approvato dal governo con cui si drenano 900 milioni ad Invitalia, l’adozione dei decreti attuativi relativi allo stesso dl, e – last but not least – il via libera della Commissione europea all’intervento di ricapitalizzazione di Mcc e Fitd che ha quali advisor Kpmg, Oliver Wyman ed Equita.

Per quanto riguarda invece la trasformazione delle Dta (imposte differite previste nel decreto Crescita), ha spiegato Gualtieri in audizione, il dialogo con Bruxelles presenta “tempi incompatibili con le esigenze” dell’istituto pugliese e potrebbe portare “presumibilmente a una posizione di diniego” al disco verde. Comunque, ha aggiunto, “auspichiamo che l’interlocuzione con l’Ue si concluda positivamente entro i primi di giugno” per arrivare all’assemblea per la trasformazione in Spa – necessaria per il prosieguo dell’operazione – “alla fine di giugno” e poi passare all’aumento di capitale.

INCOGNITA ASSEMBLEA POPOLARE DI BARI

Come si diceva, Via XX Settembre punta a una convocazione dell’assemblea dei soci entro fine giugno. Un appuntamento fondamentale perché il progetto “prevede a regime la trasformazione della banca in società per azioni con la copertura delle perdite che emergeranno a seguito delle valutazioni dei commissari e dell’ispezione della Banca d’Italia”, come ha detto il ministro dell’Economia in audizione.

Ma il dubbio è che l’assemblea dei soci possa essere egemonizzata dalla famiglia, Jacobini, in particolare dall’ex presidente Marco che pochi giorni prima del commissariamento – avvenuto il 13 dicembre scorso – ha spostato soldi dai suoi conti in quelli di alcuni famigliari. La stessa operazione è stata fatta anche dal figlio, l’ex condirettore generale Gianluca, ha scritto il Corriere della Sera.

Se ci fosse un intervento a gamba tesa di Jacobini senior si porrebbe una questione non irrilevante perché in tal caso potrebbe essere bloccata la trasformazione in spa e dunque il salvataggio stesso, visto che ne è propedeutica.

MCC BANCA DI SECONDO LIVELLO

Da ricordare un altro elemento che potrebbe rivelarsi non secondario ovvero il fatto che Mediocredito Centrale è una banca di secondo livello ovvero che “ha la missione di concorrere allo sviluppo del sistema economico”, come rimarcato dallo stesso amministratore delegato, Bernardo Mattarella. Del resto, al Forex di febbraio Mcc aveva evidenziato di partecipare confermando “il ruolo di banca di secondo livello, presenziando con uno stand espositivo dove esponenti della banca hanno incontrato d accolto rappresentanti di banche e altri intermediari finanziari nonché operatori del settore”.

Lo scorso ottobre, commentando l’accordo con GA.FI. per la costituzione di un portafoglio di finanziamenti tranched cover di 20 milioni a favore di micro, piccole e medie imprese del Mezzogiorno, Mattarella ha rilevato che l’operazione “valorizza il ruolo di Mediocredito Centrale come banca di secondo livello che realizza sinergie con altri soggetti, pubblici e privati per accrescere l’offerta di credito alle pmi del Sud”. Dunque, una banca che non ha sportelli e che non opera direttamente a contatto con la clientela.

Anche nel prospetto di base relativo ad emissioni obbligazionarie 2013-2014 e pubblicato sul suo sito, Mcc afferma di operare “come istituzione finanziaria di secondo livello”. Nel bilancio del 2018 di Mediocredito la banca – che “non ha ricevuto contributi pubblici” e che ha registrato un utile ante imposte pari a 24.150.389 euro – nota che le sue due linee di attività sono “Banca per lo sviluppo e Banca di servizio”.

Insomma, pare evidente che la presenza di Mcc nell’operazione che punta a far uscire Popolare di Bari dalle pastoie richiede un cambio di passo nelle sue attività e nella sua politica del credito. Nello stesso tempo, pone alcuni nodi giuridici da sciogliere: una banca di secondo livello può acquistare il controllo di un istituto di credito? E in tal caso, occorre modificare statuto? Domande alle quali bisogna rispondere nel giro di pochi mesi. Giuristi e funzionari del Tesoro sono al lavoro, dicono fonti sindacali di Mcc-Invitalia.

IL REBUS CASSA DI ORVIETO

Intanto, secondo indiscrezioni raccolte da Start Magazine, Banca d’Italia frenerebbe sulla vendita della Cassa di Orvieto se fra gli acquirenti ci fosse il finanziere bolognese Giulio Gallazzi. Via Nazionale non solleva invece rilievi sulla presenza dei francesi di Alkemia. Secondo indiscrezioni del Corriere della Sera, infatti, la banca umbra verrebbe acquisita da un gruppo di investitori tra cui Gallazzi e il fondo francese Argenthal, con sede ad Aix en Provence, tramite la sua controllata Alkemia. Argenthal è una società di investimento focalizzata su servizi finanziari, immobili, private equity e metalli ad alta tecnologia.

A guidare il pool, per il quotidiano diretto da Luciano Fontana, sarebbe Gallazzi e la sua Sri capital il cui interesse per la Cassa di Orvieto era già trapelato la scorsa estate. Nell’operazione il finanziere bolognese sarebbe affiancato dalla società di investimento Alkemia, che vanta 1,6 miliardi di equity capital e che prenderebbe la maggioranza dell’istituto di credito lasciando invece a Gallazzi un ruolo marginale. Con la cessione della Cassa di Orvieto arriverebbe un po’ di ossigeno – molto poco in verità a fronte di un salvataggio di 900 milioni di euro – alla Popolare di Bari: l’accordo sarebbe stato raggiunto su una cifra pari a 55,5 milioni di euro (qui l’approfondimento di Start su chi sono e cosa fanno i francesi che puntano alla Cassa di Orvieto).

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