Economia

Popolare Bari: lo schiaffo di Visco a De Bustis e le baruffe nel governo sul salvataggio

di

Bankitalia

Bankitalia commissaria la Banca Popolare di Bari. Divisioni nel governo per i no dei renziani di Italia Viva al salvataggio. Il fallimento del progetto di De Bustis. E l’intervento pubblico in cantiere con Mcc (Invitalia). Fatti, nomi, indiscrezioni e approfondimenti

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L’intervento d’urgenza messo in atto da Banca d’Italia – che peraltro non si è distinta secondo molti addetti ai lavori per tempestività sulla banca lasciandola incancrenire la situazione – segnala la gravità della situazione in cui versa il maggiore istituto di credito del Sud: la Banca centrale governato da Ignazio Visco ha deciso di mettere in amministrazione straordinaria la banca – rottamando il cda guidato da Vincenzo De Bustis e del collegio sindacale – «in ragione delle perdite patrimoniali».

CHI SONO I COMMISSARI DELLA POPOLARE DI BARI

Ai vertici della banca pugliese sono stati nominati due commissari: Enrico Ajello (attivo sulla liquidazione di Advance Sim) e Antonio Blandini (già commissario in Carife, Banca Base a Catania, e Cds in Tercas), assieme ai componenti del comitato di sorveglianza (Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso).

GLI OBIETTIVI DI VIA NAZIONALE

La nomina dei commissari serve a Bankitalia a prendere il controllo della banca dopo le pesanti perdite accumulate nei mesi scorsi. Il tutto nella consapevolezza che il punto di atterraggio finale è la ricapitalizzazione da parte di Mediocredito centrale (controllato dalla holding statale Invitalia), in abbinata con il Fondo interbancario, in vista della definitiva messa in sicurezza dell’istituto. A confermarlo è lo stesso comunicato della banca, che sottolinea come ai commissari sia stato «affidato il presidio della situazione aziendale, la predisposizione delle attività necessarie alla ricapitalizzazione della banca nonché la finalizzazione delle negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio della banca».

I PROSSIMI PASSI

Di certo l’ingresso degli uomini di Bankitalia aiuta anche a guadagnare tempo, si dice a Bari: a norma di legge, i commissari non sono chiamati a chiudere il bilancio e ciò dà respiro anche alla predisposizione di eventuali misure straordinarie a supporto del capitale, “benché almeno da un punto di vista prudenziale non sia esclusa la necessità di un “intervento ponte””, scrive il Sole 24 Ore. “Possibile dunque che già nei prossimi giorni sul tavolo del Fitd arrivi il dossier relativo alla sottoscrizione di un bond subordinato At1 a favore della popolare del Sud, o che siano prese in considerazione altre misure alternative a tutela del capitale”, aggiunge il Sole. Si capirà tutto meglio nei prossimi giorni. Il 18 dicembre è convocato un board del Fitd, che però può essere anticipato (o posticipato) a seconda delle necessità.

LA NOTA DEL GOVERNO

“Dopo ampia discussione, il Consiglio dei ministri ha espresso la determinazione ad assumere tutte le iniziative necessarie a garantire la piena tutela degli interessi dei risparmiatori – si legge nella nota del Consiglio dei ministri – e a rafforzare il sistema creditizio a beneficio del sistema produttivo del Sud, in maniera pienamente compatibile con le azioni di responsabilità volte ad accertare le ragioni che hanno condotto al commissariamento della Banca” (Popolare di Bari, ndr).

L’INTERVENTO DI BANKITALIA

La Banca d’Italia commissaria la Banca Popolare di Bari ma il governo non riesce a varare il decreto per portare in salvo l’istituto barese, con un intervento attraverso un aumento di capitale di Mediocredito Centrale. Italia Viva, come annunciato, diserta il consiglio dei ministri convocato ieri a tarda sera per un decreto che, secondo l’ordine del giorno, avrebbe dovuto porre le basi “per la realizzazione di una banca di investimenti”. Perché è questo il progetto, come conferma a tarda sera il Mef.

LE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA

I renziani di Italia Viva disertano il Cdm (“Non ci avevano neanche avvertiti”, lamentano) e denuncia i 5 stelle, che accusavano Renzi del salvataggio di Etruria e ora salvano una banca col Pd.

Anche il M5S si mette di traverso: nessun decreto può passare senza un supplemento di riflessione, avverte Di Maio dalla Calabria. Conte resta a lungo riunito con il ministro Roberto Gualtieri. In attesa ci sono i ministri Dem e 5S: la riunione rischia di saltare. Il veto M5S blocca il decreto. Il problema però è solo rinviato: un provvedimento si rende necessario per garantire l’operatività della Banca, su cui è intervenuta Bankitalia. Il Consiglio dei ministri avvia i suoi lavori e Gualtieri fa un’informativa, illustrando i contenuti dello schema del provvedimento.

LE BARUFFE POLITICHE

Dario Franceschini, a nome del Pd, si scaglia contro l’irresponsabilità dei colleghi. La Lega con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti chiede le dimissioni di Conte che nel pomeriggio di ieri aveva negato la necessità di un salvataggio.

 

I COMPITI DEI COMMISSARI

Ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, assieme ai componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso, è stato affidato il compito di predisporre le “attività necessarie alla ricapitalizzazione” e di finalizzare le “negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio”, cioè il Fitd e Mediocredito centrale. “La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia” è il messaggio tranquillizzante lanciato dalla banca.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“L’autorizzazione al coinvolgimento di una banca pubblica nel salvataggio di Popolare di Bari – secondo il Sole 24 Ore – non implicherebbe un aiuto di Stato nella misura in cui l’operazione avviene a condizioni di mercato: quindi nell’ambito di un progetto in cui siano coinvolti altri soggetti privati e a fronte di un piano industriale sostenibile. Del resto il recente caso del salvataggio della banca tedesca NordLb è stato autorizzato dalla direzione Concorrenza di Bruxelles proprio per questi motivi”.

LE PROTESTE DI ITALIA VIVA

Ma “la convocazione improvvisa di un Consiglio dei ministri sulle banche, senza alcuna condivisione e dopo aver espressamente escluso ogni forzatura o accelerazione su questa delicata materia, segna quindi un gravissimo punto di rottura nel metodo e nel merito” ha tuonato Luigi Marattin, vicepresidente dei deputati di Italia Viva. Il progetto, che con un decreto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva portato sul tavolo del Consiglio dei Ministri e che molto probabilmente arriverà all’esame della prossima riunione lunedì prossimo, aveva l’ambizione di salvaguardare non solo la Popolare di Bari ma anche quella di creare una banca di investimento per accompagnare la crescita e la competitività delle imprese, con particolare attenzione al Sud.

IL PRESENTE E GLI SCENARI

In particolare per la Bari, che non rispetta i requisiti patrimoniali minimi e necessita di un miliardo di euro, il decreto ipotizza un salvataggio in tandem con il sistema bancario, attraverso il Fidt, e dello Stato, che dovrebbe mettere in campo Mediocredito Centrale. Lo schema di Decreto predisposto dal Mef prevede un potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC), interamente controllata da Invitalia (100% Mef), attraverso un primo aumento di capitale per consentire a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB).

CHE COSA SI DICE TRA BANKITALIA E MCC

Per il Fondo interbancario ha in agenda due riunioni il 18 e il 20 dicembre e attende una richiesta d’aiuto corredata da un piano industriale che faccia emergere il fabbisogno di capitale e chiede di essere affiancato da un partner industriale, che sarebbe poi il Mediocredito Centrale, dotato dei mezzi per un primo intervento tampone che ripristini ratio patrimoniali superiori ai minimi regolamentari. E sia Bankitalia che Mcc erano concordi: De Bustis non poteva essere il perno del nuovo corso.

MOSSE E OBIETTIVI DI BANKITALIA

Così Bankitalia si è mossa dopo non aver apprezzato (per usare un eufemismo) l’iniziativa del cda della Popolare di Bari di promuovere l’azione di responsabilità verso l’ex ad Giorgio Papa, l’ex responsabile dei crediti Nicola Loperfido e l’ex condirettore generale Gianluca Jacobini. Una mossa che è stato di fatto il canto del cigno per l’ad De Bustis, alla guida della banca da un anno e in passato anche direttore generale della banca dal 2011 al 2014. Un’iniziativa – quella dell’azione di responsabilità verso alcuni ex dirigenti e amministratori della banca non condivisa da Bankitalia – che metteva nel mirino in particolare chi – come Gianluca Jacobini – si era opposto all’operazione Malta orchestrata da De Bustis e su cui sia Palazzo Koch che la procura di Bari sono al lavoro.

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