Economia

Popolare Bari, ecco incognite, auspici e critiche di Invitalia-Mcc

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Consigli e rilievi di Arcuri (Invitalia) e Mattarella (Mediocredito) sulla Popolare di Bari nelle audizioni parlamentari. Mentre gli addetti ai lavori si interrogano sulla trasformazione in fieri di Mcc che ora è solo una banca di secondo livello. Fatti e approfondimenti

Sono cominciate ieri le audizioni in commissione Finanze alla Camera sul decreto legge a sostegno del sistema creditizio del Sud, quello pro Popolare di Bari per intendersi, varato dal Consiglio dei ministri pochi giorni dopo il commissariamento dell’istituto pugliese da parte della Banca d’Italia, avvenuto il 13 dicembre scorso.

Presenti a Montecitorio i protagonisti dell’operazione: l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri; l’amministratore delegato di Mediocredito Centrale, Bernardo Mattarella; il presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), Salvatore Maccarone; i commissari straordinari della banca, Enrico Ajello e Antonio Blandini.

Proprio Ajello e Blandini si sono soffermati sulla difficile situazione economica della banca che nel 2018 ha registrato una perdita di 420 milioni cui si devono aggiungere – al 30 giugno scorso – altri 73 milioni di rosso ma secondo Maccarone emergeranno anche altre perdite considerando i crediti deteriorati da smaltire che non sono scesi rispetto all’attivo a causa dell’erosione del capitale, come ha fatto notare Ajello. Dunque, all’interno dell’operazione del valore di 1,4 miliardi, il rafforzamento patrimoniale è “indispensabile” e a colmare il deficit di capitale ci ha già pensato il Fitd con i 310 milioni versati a fine dicembre.

Da ricordare che nell’accordo quadro sottoscritto tra Mcc e il Fondo per l’operazione di salvataggio sono previsti che diventino legge il decreto oggetto di audizioni e i relativi decreti attuativi e che vengano preparati piano industriale e derisking dei crediti in sofferenza.

Un coinvolgimento, quello del Mediocredito Centrale, che comporterà una sorta di cambio di pelle dell’istituto che Mcc, che in occasione del 25esimo congresso di Assiom Forex, a febbraio, aveva confermato il suo “ruolo di banca di secondo livello”.

ARCURI: PUNTIAMO A RISTRUTTURAZIONE ISTITUTO ENTRO SETTEMBRE 2020

L’ad di Invitalia (la holding del Mef controlla Mcc) durante il suo intervento in commissione Finanze ha posto l’accento sulla necessità di trasformazione della popolare in spa. “Dopo l’approvazione del Decreto Legge da parte del Parlamento sarà avviata la due-diligence, al termine della quale sarà definito il piano industriale, l’entità dell’aumento di capitale e l’accordo di co-investimento. Poi verrà convocata l’assemblea per trasformare la Banca in società per azioni ed approvare il nuovo statuto” ha spiegato Arcuri che ha illustrato le altre tappe del processo: “Una volta ottenute tutte le autorizzazioni dagli organismi europei e nazionali, ci saranno gli ulteriori step previsti per la ristrutturazione dell’istituto, che ci auguriamo possano avvenire entro settembre’”.

Il manager ha voluto evidenziare l’importanza di questa operazione per la crescita del Mezzogiorno. “Tra le principali barriere allo sviluppo del Sud – ha detto – c’è il costo e l’accesso al credito. Il decreto individua in Invitalia e, per il suo tramite, in Mediocredito Centrale, il soggetto che più contribuirà ad alleviare questa problematica. Certo, a partire dalla Banca Popolare di Bari. Ma questo non significherà un salvataggio dell’istituto. Occorre, invece, portare il mercato verso il Sud, dove il mercato non sempre ce l’ha fatta”. Arcuri sulla base di quanto detto ieri – ha sottolineato il Sole 24 Ore – “avrebbe preferito una ricapitalizzazione diretta di Invitalia per i 900 milioni di dote previsti dal decreto e non «un contributo da mettere tra le riserve dell’attivo per poi fare la stessa operazione verso Mediocredito Centrale ma non l’ho scritto io il decreto»”.

Secondo Arcuri “capitalizzare e rafforzare il sistema bancario del Mezzogiorno a condizioni di mercato: questa è la missione che ci è stata affidata. Come accade in tutto il mondo, quando e dove l’intervento pubblico agisce per promuovere lo sviluppo, esso affianca e accompagna ma non si sostituisce all’intervento privato. E come, a maggior ragione, deve accadere sempre nel Sud dell’Italia, dove un terzo dei cittadini produce un quarto del Pil e dove i fondi di sviluppo e coesione spesso divergono rispetto alle loro finalità strategiche”.

Del resto, ha aggiunto, “Invitalia si occupa di ridurre i gap industriali, sociali e soprattutto territoriali, con una molteplicità di strumenti” occupandosi “della domanda di sviluppo che emerge dai territori più arretrati” e sostenendo “l’offerta di sviluppo che deriva dalle imprese e dai cittadini. Nel proprio portafoglio di offerta, l’integrazione con Mcc ha da tempo una valenza assoluta e irrinunciabile, perché consente di moltiplicare gli effetti positivi sulla domanda e sull’offerta di sviluppo” ha evidenziato l’ad di Invitalia”.

MATTARELLA: COINVOLGIMENTO MCC COERENTE CON LE SUE LINEE DI SVILUPPO

Si è soffermato in particolare sul ruolo di Mediocredito Centrale, controllato da Invitalia, l’ad Mattarella secondo cui “il nuovo intervento normativo e la scelta di Mcc quale cardine e volano della strategia di intervento alla base del Decreto Legge, appare perfettamente coerente con le linee di sviluppo di MCC, il modello di funzionamento e value proposition, mirate al raggiungimento di una modalità efficiente e sostenibile per iniettare linfa creditizia al tessuto delle pmi meridionali, che il sistema bancario tradizionale non alimenta a sufficienza”. Il manager ha evidenziato come il ruolo della banca da lui guidata per il sostegno alla crescita economica sia stato “riconosciuto dagli operatori del mercato dei capitali, che hanno sottoscritto per 300 milioni il Social Bond emesso a ottobre, il cui use of proceeds prevede per l’appunto il finanziamento di iniziative in quei territori”.

Passando a parlare dell’operazione riguardante l’istituto di credito pugliese “lo scenario sopra descritto potrà vedere il primo passo concretizzarsi attraverso il rafforzamento patrimoniale di Banca Popolare di Bari Società cooperativa per azioni il più grande istituto creditizio del Mezzogiorno. La conclamata situazione di difficoltà della Banca Popolare di Bari – ha detto Mattarella -, se da un lato rappresenta una situazione cui certamente porre rimedio per evitare ancora più dure conseguenze sul territorio, dall’altro rappresenta l’opportunità di creare un soggetto che, una volta adeguatamente risanato e ristrutturato, potrà svolgere la sua funzione creditizia anche aprendosi ad altre realtà che vogliano aderire”.

L’ad ha poi ricordato che Mcc interverrà nel capitale della banca “fino a un ammontare massimo complessivo di 700 milioni di euro” e potrà farlo “sottoscrivendo un aumento di capitale per un importo che sarà determinato in funzione di un rendimento di mercato del capitale investito”. Sia Mcc sia il Fondo Interbancario, ha notato scendendo un po’ più nel dettaglio dell’operazione, si muoveranno basandosi su un “piano industriale prodotto dalla banca e condiviso con le altre parti, da cui risulti un fabbisogno patrimoniale effettivo, necessario al rilancio concreto della banca, determinato all’esito di un processo di due diligence a cui parteciperanno tutte le parti, con i rispettivi consulenti, anche con riferimento alle risultanze rivenienti dalle passate gestioni”.

Anche Mattarella ha voluto evidenziare il ruolo della Banca Popolari di Bari nel sud del Paese: l’istituto “a seguito del processo di rafforzamento patrimoniale e di ristrutturazione rappresenterebbe per le imprese del Mezzogiorno una controparte seria e capace di finanziare le politiche di espansione e crescita e si candiderebbe a essere l’interlocutore ideale per tutte quelle realtà finanziarie che vorranno fare riferimento ad un gruppo solido e che possa affiancare i campioni nazionali nella crescita delle erogazioni nel Mezzogiorno e del relativo tessuto imprenditoriale ed economico”. Per questo “il coinvolgimento da parte di Mcc nell’operazione può rappresentare il primo passo verso la creazione di un polo bancario radicato nelle regioni meridionali, in cui si valorizzi la sua vocazione di motore dello sviluppo economico”.

MCC BANCA DI SECONDO LIVELLO?

Le parole di Mattarella appaiono però contraddittorie, come dicevamo, rispetto a quella che è stata finora la politica dell’istituto che “ha la missione di concorrere allo sviluppo del sistema economico”.

Al Forex di febbraio Mcc aveva evidenziato di partecipare confermando “il ruolo di banca di secondo livello, presenziando con uno stand espositivo dove esponenti della banca hanno incontrato d accolto rappresentanti di banche e altri intermediari finanziari nonché operatori del settore”.

Lo scorso ottobre, commentando l’accordo con GA.FI. per la costituzione di un portafoglio di finanziamenti tranched cover di 20 milioni a favore di micro, piccole e medie imprese del Mezzogiorno, Mattarella ha rilevato che l’operazione “valorizza il ruolo di Mediocredito Centrale come banca di secondo livello che realizza sinergie con altri soggetti, pubblici e privati per accrescere l’offerta di credito alle pmi del Sud”. Dunque, una banca che non ha sportelli e che non opera direttamente a contatto con la clientela.

Anche nel prospetto di base relativo ad emissioni obbligazionarie 2013-2014 e pubblicato sul suo sito, Mcc afferma di operare “come istituzione finanziaria di secondo livello”. Nel bilancio del 2018 di Mediocredito la banca – che “non ha ricevuto contributi pubblici” e che ha registrato un utile ante imposte pari a 24.150.389 euro – nota che le sue due linee di attività sono “Banca per lo sviluppo e Banca di servizio”.

Insomma, pare evidente che la presenza di Mcc nell’operazione che punta a far uscire Popolare di Bari dalle pastoie richiede un cambio di passo nelle sue attività e nella sua politica del credito. Un cambio di passo che sembra tanto un cambio di pelle.

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