Economia

Pensioni, ecco chi protesta e perché

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Il commento dell’economista Giuseppe Pennisi su cosa sta progettando il governo in materia di pensioni. Fatti, numeri, commenti e analisi

Il dibattito sulle misure in materia di previdenza da includere nella legge di Bilancio è in pieno fermento. L’ultimo ‘colpo’, per ora, è stato l’annuncio di Matteo Salvini sulle pensioni «a 62 anni» come età minima, con i costi che tale proposta comporta.

CHE COSA PROPONGONO LEGA E M5S SULLE PENSIONI

In campagna elettorale, sia la Lega sia il M5s avevano sostenuto che la ‘legge Fornero’ (sull’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita) sarebbe stata «cancellata» sin dal primo Consiglio dei ministri e avevano puntato sulla ‘quota 100’, come somma tra età anagrafica e numero di anni. Il M5s aveva inoltre proposto il ricalcolo delle così dette pensioni d’oro in base ai contributi effettivamente versati, anche per trovare altri fondi con cui portare il minino pensionistico a 780 euro al mese. Più sfumato è stato il ‘contratto di governo’: revisioni alla Fornero, ricalcolo delle pensioni superiori a 5mila euro netti al mese (in particolare per l’ammontare che supera tale soglia) e pensioni minime a 780 euro, appunto.

LE MODIFICHE ANNUNCIATE ALLA LEGGE FORNERO

Una volta al governo, si è lavorato a proposte specifiche in materia di modifiche alla Fornero, le cui abolizione costerebbe tra i 14 e i 20 miliardi l’anno. Le misure che verosimilmente entreranno in manovra riguardano la ‘quota cento’, con probabili deroghe per lavoratori ‘precoci’ e quelli impegnati in attività usuranti. Più complessa è la situazione per le ‘pensioni d’oro’. È risultato ben presto che ritoccando unicamente le pensioni vere e proprie superiori ai 5mila euro netti si sarebbero toccati non più di 10-15mila pensionati circa. Inoltre, i dati per ricalcolo sono disponibili solo a partire dal 1996 (e il ricalcolo stesso è di dubbia costituzionalità).

LA GIRAVOLTA DI DI MAIO DEL MOVIMENTO 5 STELLE SULLE PENSIONI

Di Maio ha ben presto capito, però, che così operando avrebbe ricavato al più 300mila euro netti, troppo poco per il fondo da attivare presso il ministero del Lavoro per aumentare il minimo pensionistico. Da qui la contromossa. La decisione di spostare la soglia da 5 a 4mila euro è stata presa, ed annunciata, da Di Maio, irritando la Lega in quanto colpisce il suo elettorato. Anche se la proposta (basata su un meccanismo piuttosto complesso) è stata presentata dai due capigruppo alla Camera di M5s e Lega (D’Uva e Molinari).

CHI COLPISCE IL PROGETTO INIZIALE DI M5S E LEGA

È presto apparso chiaro che la normativa, se approvata (il M5S ha precisato che può «essere migliorata in Parlamento») colpirebbe soprattutto ultra 80enni a riposo da lustri, donne e militari. E le Forze armate sono già scese (figurativamente) in guerra. Le donne pure. Una manifestazione è in calendario per la metà d’ottobre a Verona; altre se ne programmano in tutta Italia. Non certo il modo migliore per accompagnare la campagna elettorale per le Europee di maggio, A questo punto, una proposta alternativa è stata presentata da Alberto Brambilla (ex sottosegretario leghista e uno dei massimi esperti europei di previdenza), unitamente a figure di spicco come Antonella Mundo e Gianni Geroldi: un contributo di solidarietà triennale analogo a quello varato dal governo Monti, ma con aliquote progressive dallo 0,35% al 15% (a partire da una soglia di 2mila euro). Genererebbe 1.3-1,5 miliardi l’anno, da destinare all’occupazione giovanile.

GLI ASPETTI SINGOLARI DELLA VICENDA

Il risultato è che Di Maio, tutto concentrato sulle ‘pensioni d’oro’ (con la ‘Molinari-D’Uva’ che ha il sapore di autogol anche presso vari settori del M5s e non piace alla Lega), si è visto ‘sfilare’ da Salvini il tema ‘quota 100’, che invece sembra un intervento acquisito (sempre che si trovi la copertura). C’è, infine, un aspetto singolare: è la prima volta in Italia, e forse in Europa occidentale, che una riforma della previdenza viene affrontata senza consultazione (o ‘concertazione’) con le parti sociali e senza richiedere un parere al Cnel, di recente ricostituito. Le parti sociali si faranno sentire.

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