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Rosetti Marino

Golden power su Rosetti Marino?

La società ingegneristica Rosetti Marino potrebbe finire in mani straniere: India, Malaysia e Corea del sud interessate. L'azienda smentisce. Il governo potrebbe intervenire. Oppure potrebbe farsi avanti un nome italiano. Tutti i dettagli

Rosetti Marino finirà in mani straniere?

L’azienda, che ha sede a Ravenna ed è specializzata in cantieristica navale e in piattaforme offshore, è stata fondata nel 1925 da Marino Rosetti ed è di proprietà dell’omonima famiglia attraverso la holding Rosfin, che ne possiede il 56,1 per cento. Stando alle indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, i Rosetti hanno intenzione di cedere questa quota di maggioranza. Ma l’azienda smentisce.

Ecco il punto della situazione.

CHI VUOLE ROSETTI MARINO

Tra i possibili acquirenti – secondo il quotidiano Rcs – ci sono il conglomerato industriale indiano Larsen & Toubro, la società ingegneristica malese Bumi Armada e il gruppo di costruzioni sudcoreano Daewoo E&C.

IL GOVERNO USERÀ IL GOLDEN POWER?

Il Corriere scrive inoltre che il governo potrebbe bloccare la vendita di Rosetti Marino a un soggetto straniero attraverso il cosiddetto golden power, ovvero quell’insieme di poteri speciali a cui l’esecutivo può fare ricorso per tutelare l’interesse nazionale nei settori strategici.

Rosetti Marino – per l’appunto – è classificabile come azienda strategica perché opera in un comparto rilevante per la sicurezza economica e nazionale italiana: si occupa di infrastrutture energetiche, come le piattaforme per l’eolico in mare e gli impianti di gas liquefatto, biometano e idrogeno. La società sta riposizionando il proprio business verso la transizione energetica, puntando anche sulle tecnologie per la cattura della CO2: Eni ha un grande progetto di questo tipo proprio a Ravenna.

Sempre a Ravenna, Rosetti Marino è coinvolta anche nei lavori di collegamento alla rete della BW Singapore, la nave rigassificatrice acquistata da Snam per 400 milioni di dollari – possiede una capacità di rigassificazione del GNL di 5 miliardi di metri cubi all’anno – che verrà installata nella città tra un anno, per entrare in servizio nel 2025.

CHI SONO GLI AZIONISTI DI ROSETTI MARINO

Il 56,1 per cento di Rosetti Marino è posseduto da Rosfin, il 20 per cento da Saipem (società di infrastrutture energetiche controllata da Eni e Cassa depositi e prestiti) e il 17,5 per cento da Cosmi Holding (gruppo che si occupa di servizi ingegneristici con sede a Ravenna).

Rosetti Marino conta più di settecento dipendenti in Italia e ha chiuso il 2022 con ricavi per 325 milioni di euro. Al 30 giugno scorso il portafoglio ordini superava gli 800 milioni: il 60 per cento delle commesse – scrive il Corriere – riguarda attività legate alla transizione energetica. Di recente Rosetti Marino si è aggiudicata da Saipem un appalto da 300 milioni per una struttura offshore in Libia.

UNA (NUOVA) PROPRIETÀ ITALIANA

Secondo il quotidiano Rcs, il governo potrebbe ricorrere al golden power per impedire che il controllo di Rosetti Marino passi a un gruppo straniero. “A meno che”, aggiunge, “non si faccia avanti un pretendente italiano per il gruppo, che ha stretti legami industriali con Eni, Snam e soprattutto Saipem”.

L’ANALISI DI LUCA PICOTTI

“Difficile immaginare una acquisizione di una quota di controllo in Rosetti Marino senza passare per la notifica al governo”, dice a Startmag Luca Picotti, avvocato e autore del saggio La legge del più forte. “Se la cantieristica navale in senso stretto non sarebbe di per sé ricompresa nel raggio di applicazione del golden power, il know-how e le tecnologie della storica società di Ravenna non possono essere trascurate. Ma soprattutto, a rilevare è l’attività in ambito energetico – in particolare nelle rinnovabili. L’energia è uno dei più storici settori di applicazione della normativa, sin dal 2012. Dunque le sorti degli assetti proprietari di Rosetti Marino passeranno con tutta probabilità, se dovessi scommettere, su un tentativo iniziale, più ufficioso che altro, di trovare acquirenti italiani, da Eni a Snam a Saipem”.

“Se questa via non troverà riscontro, e si dovesse andare verso un acquirente estero”, prosegue Picotti, “la notifica al governo sarà inevitabile. A questo punto, la palla passa all’esecutivo. Se ci fossero di mezzo i cinesi, l’esercizio dei poteri speciali sarebbe quasi automatico. Con indiani o malesi, forse qualche condizione o raccomandazione ci sarà. Difficile da dire, dipenderà dal caso concreto. L’unica cosa abbastanza certa è che non sarà, se sarà, un’operazione che passerà inosservata a livello politico”.

LA SMENTITA

In un comunicato, Rosetti Marino ha smentito le indiscrezioni giornalistiche e precisato che la società non è in vendita.

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