Economia

Ecco le mosse di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Banco Bpm (non solo sui dossier Carige e Mps)

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I progetti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca e Banco Bpm. I dossier Carige e Mps. I rumor nei sindacati. E i travagli della Popolare di Bari. Come cambiano le strategie dei big del credito alla luce del voto di domenica scorsa.

L’esito – per certi versi non sorprendente – delle elezioni europee mette in discussione il futuro del governo. La tenuta della maggioranza, con il cronico braccio di ferro tra Lega e Cinque Stelle divenuto patologico dopo domenica 26 maggio, è cruciale anche per una serie di dossier che riguardano il mondo bancario.

Ai piani alti dell’industria creditizia italiana si guarda ancora all’intervista rilasciata a Repubblica dal numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Il top banker ha squadernato una lunga lista di indicazioni – dalla gestione accorta della finanza pubblica alla valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato – che potrebbero essere uno spunto per l’esecutivo.

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INTESA SANPAOLO E GLI EFETTI DELL’INTERVISTA A MESSINA

Sta di fatto che quell’intervista ha lasciato il segno fra gli addetti ai lavori. Messina è ormai riconosciuto come il banchiere più «politicamente più lungimirante» d’Italia. Aveva detto, a esempio, che dopo le europee è il momento di fare le cose difficili per poter innescare una spirale di fiducia, altrimenti rischiamo che torni il timore dei mercati sui Btp.

(UNICREDIT MOLLERA’ I BTP. ANNUNCI E MISTERI DI MUSTIER)

DOSSIER TITOLI DI STATO PER LE BANCHE

La questione dei titoli di Stato è essenziale per il settore bancario italiano: gli istituti restano sempre tra i principali sottoscrittori di debito pubblico del Belpaese. E le tensioni sui mercati obbligazionari sono capaci di condizionare le scelte industriali dei banchieri. Che adesso devono affrontare anche la partita per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro di 300.000 bancari. Entro i primi dieci giorni di giugno, i sindacati presenteranno formalmente all’Abi la piattaforma rivendicativa. Il pacchetto di proposte è stato sottoposto alle assemblee dei lavoratori e ha ottenuto consenso unanime in tutta Italia.

8TUTTI I SUBBUGLI IN CASA BANCO BPM NON SOLO PER I DIAMANTI)

IL RINNOVO DEL CONTRATTO E I RADAR SINDACALI

Un consenso fondamentale per le organizzazioni sindacali, che – grazie al voto dei bancari – si presenteranno al tavolo con i banchieri con una spinta fortissima. Il fronte sindacale è compatto. I radar registrano, tuttavia, tensioni in casa Fisac Cgil: a creare un po’ di mal di pancia è il segretario generale Giulio Calcagni, al quale viene rimproverata la mancata presa di distanza dal contratto ibrido (metà bancario, metà consulente) sottoscritto in banca Intesa Sanpaolo nel 2017.

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CHE COSA BOLLE IN PENTOLA IN INTESA SANPAOLO

La faccenda è di strettissima attualità poiché il gruppo entro un paio di settimane vorrebbe chiudere un accordo per nuovi esodi: in ballo ci sono 1.000 uscite volontarie controbilanciate da 100-150 assunzioni. Ci si chiede, adesso, come saranno gestiti i nuovi ingressi: contratti ibridi o standard a tempo determinato? In attesa della presa di posizione di Calcagni sugli accordi in Intesa, negli ambienti Fisac sono tornati a mettere sotto i riflettori la posizione dell’avvocato Francesca Carnoso che occupa diverse posizioni di rilievo per volontà del segretario generale. Il quale ha tessuto le sue lodi chiudendo il recente convegno “Sovranità e diritti”. Un exploit, quello di Calcagni, che ha sorpreso parecchie dirigenti sindacali presenti all’evento, anche perché non ha certamente brillato nell’intervento conclusivo (il video integrale è visibile su www.fisac-cgil.it). Dalle parti della Uilca, invece, si attende la probabile nomina di un fedelissimo del segretario generale, Massimo Masi, alla vicepresidenza di Previbank. La Fabi intanto è alle prese con i coordinamenti di gruppo in tutta Italia e sta studiando un evento che si terrà a Milano tra novembre e dicembre: al centro del summit, al quale saranno invitati tutti i dirigenti di base, il nuovo contratto nazionale.

(FATTI E INDISCREZIONI SUL RINNOVO DEL CONTRATTO DEI BANCARI)

BARI E LE ALTRE POPOLARI DEL MEZZOGIORNO

Di là dalle dinamiche interne ai sindacati, nel settore bancario c’è fermento. A cominciare dal credito cooperativo. Ieri Cassa centrale banca ha fatto sapere – per bocca del direttore generale Mario Sartori – che non ha alcuna intenzione di trasformarsi in spa, in barba al mercato che pure attende questo passaggio. Una trasformazione analoga è in arrivo invece per un gruppo di banche popolari del Sud che potrebbero racchiudersi sotto una sola holding. A fare da capofila potrebbe esserci la Popolare di Bari. La banca guidata dal presidente Marco Iacobini potrebbe spacchettarsi in due: un pezzo nella superholding del Mezzogiorno, l’altra parte come realtà radicata al territorio, come ha scritto oggi il Corriere della Sera. A Bari si attende anche con ansia la norma spinta dalla Lega che riguarderebbe anche l’istituto pugliese guidato da Vincenzo De Bustis.

(COME BARCOLLA LA POPOLARE DI BARI)

TUTTI I PIANI DEI BIG

I big, per ora, stanno a guardare. I grandi gruppi aspettano il momento giusto per assestare un colpo vincente: i bocconi, non proprio appetitosi, sono Carige e Monte dei Paschi di Siena. Ubi Banca si è sfilata dai dossier e potrebbe chiarire qualcosa in più soltanto dopo l’estate quando presenterà il nuovo piano industriale. Sta alla finestra anche Banco Bpm che deve chiudere quanto prima la faccenda diamanti: in tanti si aspettano rimborsi al 100% e rapidi come promesso dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna. Unicredit studia ancora il fascicolo CommerzBank e intanto si gode la fiammata sui listini favorita dal buon andamento dei Btp.

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