Economia

Carige, ecco tutte le ipotesi per evitare la liquidazione

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Come fare per evitare il disastro Carige? Dalla norma per utilizzare il credito fiscale al salvataggio pubblico, passando per l’intervento dei fondi e il ruolo del Fondo interbancario. Ma a vigilare c’è sempre la Bce

 

Il vicepremier, Matteo Salvini, spinge per il salvataggio pubblico di Banca Carige: “Certamente come Lega siamo pronti a un intervento pubblico, qualora in tempi brevi non si dovessero affacciare nuovi, veri, affidabili capitali privati. Di certo non lasceremo soli i tanti imprenditori e le famiglie che hanno bisogno di una banca forte, territorialmente radicata, a garanzia di un futuro di sviluppo”, ha dichiarato Salvini in un’intervista al Secolo XIX.

LE PAROLE DI SALVINI SU CARIGE

“Quella di Carige “, ha osservato il leader della Lega, “è una crisi che seguiamo con attenzione costante e su cui fin dal primo giorno ci siamo trovati con le assurde regole europee a metterci i bastoni tra le ruote. Se non avessimo opposto la nostra più decisa resistenza, l’atteggiamento di Bruxelles avrebbe rischiato di aprire la porta dell’istituto a fondi speculativi internazionali con tutti i rischi del caso. Noi lo abbiamo impedito. Vogliamo proteggere la nostra economia reale di cui Carige rappresenta uno dei bastioni fondamentali”.

IPOTESI FONDI PER CARIGE?

Dunque l’ipotesi di un intervento pubblico in Carige non è stata messa da parte anche se la soluzione privata resta ancora la strada maestra. Gli advisor Ubs e Boston Consulting Group, ha scritto Mf/Milano Finanza, sono al lavoro per raggiungere un accordo con i tre fondi seduti al tavolo della trattativa, cioè Blackstone, Warbur Pincus e Varde (seguito da Lazard) che starebbero seguendo con attenzione il dossier. Tra le ipotesi di lavoro ci sarebbe anche quella di riunire i tre soggetti in una cordata per certi aspetti simile a quella ideata nei mesi scorsi da Blackrock.

IL LAVORO DEI COMMISSARI DI CARIGE

Un’opzione che consentirebbe di unire le forze e di ridurre l’esborso dei singolo investitori. Le trattative hanno comunque come presupposto industriale il piano presentato nel febbraio scorso dai commissari della banca, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener, che continuano a lavorare a una soluzione di mercato che troverebbe anche il sostegno del primo azionista, Malacalza Investimenti.

LE NOTIZIE DI REUTERS SU CARIGE

In mancanza di un investitore privato, si aprirebbe la strada dell’intervento dello Stato attraverso una ricapitalizzazione precauzionale, già prevista da un decreto di inizio anno. Tuttavia fonti Reuters vicine alla situazione ritengono che la soluzione debba passare per una procedura di liquidazione, come accaduto nel 2017 per le banche venete, se l’istituto non troverà un acquirente, contrariamente al piano di salvataggio pubblico.

LE PAROLE DI MACCARONE (FITD)

“Non ho nessuna consapevolezza, né informazione e né idea che questo sia vero”, ha affermato ieri Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che, nel piano del fondo Usa, poi naufragato, avrebbe dovuto partecipare all’aumento di capitale di Carige convertendo il bond da 320 milioni circa sottoscritto lo scorso novembre. “E’ una della possibili soluzioni, ma in questo momento nessuno ne parla. Non mi risulta sia vera”, ha precisato, restando ottimista su una soluzione positiva per la banca.

LO SCENARIO

“Qualcosa succederà”, ha detto, ipotizzando che la Bce, anche se senza avere fissato una scadenza precisa, abbia concesso circa “quattro-cinque settimane” per trovare una soluzione di mercato. “E’ tutto da vedere, tutto da fare, perché parlare oggi di liquidazione è un nonsense”, ha ribadito. D’altra parte nell’ipotesi di una procedura di liquidazione coatta amministrativa, il bond sottoscritto dal Fitd “evapora”, ha concluso Maccarone.

RUMORS E REPORT

Il punto chiave, in una nota gli analisti di Fidentiis, è che la maggior parte del governo è sempre stata contro qualsiasi salvataggio della banca tramite i soldi dei contribuenti. Si dice anche che Carige possa finire nel radar del Credem, della Banca Popolare di Sondrio e del Credito Valtellinese. “Questo ci sembra un po’ strano in quanto il Credem ha già dichiarato ufficialmente che il suo interesse per Carige è pari a zero e non ha mai studiato alcun dossier riguardante la banca ligure”, sottolineano gli analisti di Fidentiis.

IL RISIKO

Invece “il Creval sta uscendo difficilmente dall’impasse sulla qualità del credito, affrontato attraverso un imponente Cap Hike che ha sostanzialmente distrutto la valutazione del gruppo essendo il prezzo di mercato ben al di sotto dello strike dell’iniezione di capitale”, aggiungono gli analisti di Fidentiis. Mentre l’attivismo della Banca Popolare di Sondrio nell’M&A “è stato piuttosto marginale con la banca che ha sempre come obiettivo piccoli player locali con fondamentali solidi”.

CHE COSA DICE FIDENTIIS

“Riteniamo che sia difficile che la banca inizi una nuova era con “trasformational deal” con un peer semi-defaulted”, precisano a Fidentiis. “L’unica opzione M&A per Carige, secondo noi, è quella che abbiamo visto per le banche venete in default, se possibile, tra l’altro, con uno split tra good e bad asset, l’utilizzo del bail-in su ciò che resta dell’equity base e sui bond subordinati e un generoso “assegno” dato all’offerente per compensare l’assorbimento di capitale e gli oneri di ristrutturazione”, concludono gli analisti di Fidentiis.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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