Economia

Carige, il contratto dei bancari e il codice Cgil. Tutti i dossier caldi nelle banche

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Che cosa succede e che cosa si dice nelle banche e nei sindacati del settore? Fatti, nomi e indiscrezioni

 

Di fatto è il documento programmatico del nuovo segretario confederale della Cgil. Maurizio Landini ha voluto immediatamente dare un segnale al primo sindacato italiano. Così, contestualmente alla sua elezione bulgara (ha ottenuto il 92,7% dei voti favorevoli), l’ex capo delle tute blu della Fiom ha fatto emanare un nuovo codice etico. «Finalmente», si mormora, non senza un velo polemico, nel quartier generale di Corso Italia. Il documento, 8 pagine e 24 articoli, è sotto la lente di tutti i dirigenti sindacali Cgil.

LA FISAC CGIL E L’ARTICOLO 12 DEL CODICE ETICO: TUTTO IN REGOLA?

Ci si interroga, in particolare, sull’articolo 12. Si tratta della norma più spinosa, probabilmente, per un sindacalista. Oggetto della disposizione in questione è il «favoritismo» e il «nepotismo», in pratica gli arnesi che un rappresentante dei lavoratori non dovrebbe mai maneggiare. «Non è consentito avvalersi, in modo diretto o indiretto, del proprio ruolo o della propria responsabilità per concedere o far concedere benefici o agevolare l’attribuzione indebita di incarichi, ivi compreso l’accesso ad un impiego, a vantaggio del coniuge, convivente, parenti o affini sino al quarto grado» recita l’articolo 12, secondo il quale «costituiscono per la Cgil abuso della propria posizione o funzione di responsabilità i comportamenti diretti ad ottenere prestazioni o servizi da altri che siano in contrasto con i principi dello Statuto e del presente Codice».

Il senso della norma voluta da Landini è chiaro: chi siede al tavolo con le aziende non può negoziare, a esempio, l’assunzione di un familiare. «Siamo sicuri che in casa Fisac Cgil tutti rispettino questa norma?», sussurra qualcuno a Corso Italia, facendo riferimento al ramo bancario della stessa Cgil. Malignità miste a illazioni frutto di gelosie, dicono altri ambienti cigiellini.

IL CASO DIAMANTI E LA PROTESTA A LUCCA

Ma il mondo sindacale bancario, comunque, non aspetta le risposte ai dubbi interni al mondo Fisac. Il periodo è caldissimo. La scorsa settimana (lunedì 20 maggio) a Lucca c’è stata la prima manifestazione unitaria di lavoratori e clienti bancari. La protesta, organizzata da tutte le sigle sindacali del credito assieme alle associazioni dei consumatori, riguardava la vicenda dei diamanti venduti allo sportello dalle banche. Un caso che si è rivelato una sostanziale truffa, con la Procura di Milano che a gennaio ha sequestrato centinaia di milioni di euro a quasi tutti i grandi gruppi bancari del Paese. Fatto sta che il giorno successivo alla protesta, BancoBpm – che è esposto più di tutti sul caso delle pietre preziose – ha annunciato la disponibilità a risarcire i clienti al 100%.

IL DOSSIER CARIGE E LA PISTA “PUBBLICA” INDICATA DA MESSINA

Dagli scandali alle crisi. Da Lucca a Genova. Nei giorni scorsi, è circolata una pericolosa indiscrezione su Carige: senza l’intervento dei privati, la Bce spingerebbe per la liquidazione del gruppo ligure. Prospettiva sconcertante che ha agitato il mondo finanziario italiano. L’ipotesi, tuttavia, non sembra percorribile, soprattutto per gli effetti a cascata sull’intero settore bancario del Paese. La Stella Polare l’ha indicata Carlo Messina. In un’intervista a Repubblica (14 maggio), l’amministratore delegato di IntesaSanpaolo ha detto più o meno apertamente che la soluzione è l’intervento pubblico. «Servono soluzioni che le diano un assetto di governo chiaro e senza conflitti di interesse. Certo Carige non può diventare del Fondo tutela depositi, parte volontaria od obbligatoria. Se il Fitd entrerà sarà solo una soluzione transitoria, poi serve un partner strategico al 51%. Se c’è privato bene; sennò anche pubblico, con in Germania, Gran Bretagna e altrove», ha spiegato il banchiere al quotidiano diretto da Carlo Verdelli.

IL RINNOVO DEL CONTRATTO

Crisi bancarie a parte, in ballo c’è il rinnovo del contratto nazionale di lavoro che interessa oltre 300.000 bancari. Stanno per finire le assemblee sulla piattaforma rivendicativa che a giugno sarà formalmente presentata all’Abi e a quel punto partiranno le trattative. Nel negoziato, avranno un peso specifico i segretari generali. Quello della Fabi, Lando Maria Sileoni, da diverso tempo è pressato e corteggiato dalla politica. Più di un partito lo vorrebbe candidare in vista delle prossime elezioni, ma lui – secondo quanto riferito dai suoi fedelissimi – non ha alcuna intenzione di lasciare la Fabi. Riccardo Colombani (numero uno della First Cisl) ha sempre più in mano la sua organizzazione, mentre Massimo Masi tiene ben salde in mano le redini della Uilca.

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