Il risparmio degli italiani sarà sempre al sicuro in Assicurazioni Generali se ci saranno novità nella compagine azionaria? È la domanda che si fa largo in queste ore in ampi settori della maggioranza, leggendo tra le righe quanto avviene tra Italia, Francia e Germania.
Gli interrogativi nei settori più sovranisti del centrodestra si appuntano in particolare su Unicredit e Banco Bpm. Non è sfuggito nel governo un articolo di ieri del sito più anti-meloniano Doc in Italia, ovvero Dagospia, che contiene un peana delle mosse del capo azienda di Unicredit:
“Il sempre più vispo Orcel sta portando avanti la trattativa per il risparmio gestito con il Ceo di Generali, Philippe Donnet. Una volta fatto Bingo! potrà tornare con la corona d’alloro a Roma e prendere a pernacchie i Salvini e Giorgetti che liquidarono Unicredit come “banca straniera” stoppando con il Golden Power la conquista del “loro” Banco Bpm.
Trattativa di Unicredit con Generali sul risparmio gestito?
A fine aprile, a latere di un’audizione parlamentare tenuta dal numero uno di Generali, Philippe Donnet, Repubblica ha sottolineato:
L’unica novità importante è la presenza nell’azionariato di Unicredit con il 9% che si avvicina al 10, una posizione funzionale ad accordi industriali, come dichiarato da Andrea Orcel e appena confermato da Donnet. E a chi gli chiede su quali fronti questo sarà possibile, se solo in campo assicurativo o anche del risparmio gestito, Donnet risponde “su tutti i fronti”. Generali e Unicredit hanno una partnership per la distribuzione di prodotti assicurativi in vari paesi dell’Europa centro-orientale. Nell’asset management, Generali aveva annunciato una partnership al 50% con i francesi di Natixis gennaio 2025, operazione che era stata osteggiata fortemente dai soci Caltagirone e Delfin ma anche dal governo, che aveva minacciato l’utilizzo del Golden power per neutralizzarla. Proprio questa ostilità diffusa aveva poi convinto il cda di Generali, a novembre scorso, a rinunciare all’operazione.
Generali sta cadendo dalla padella francese alla brace tedesca?, ci si domanda in queste ore in particolare in Fratelli d’Italia e nella Lega, riferendosi da un lato alla joint venture sfumata di Generali nel risparmio gestito con la francese Natixis e dall’altro alle mire di Unicredit, destinata ad avere un cuore sempre più tedesco in caso di successo dell’acquisizione-fusione di Commerzbank. Tra l’altro in Fratelli d’Italia, a differenza della Lega, si guarda con sospetto alla melliflua ma sempre più influente presenza del colosso francese Credit Agricole in Banco Bpm, che ha avuto un ruolo nelle ultime vicende di Mps, non partecipando alla cordata orchestrata da Caltagirone con il beneplacito del Mef.
Proprio su Caltagirone in alcuni ambienti della maggioranza si punta a scommettere in uno scenario di asse italiano contro tedeschi e/o francesi per il risparmio degli italiani. In cima ai pensieri dei sovranisti ci sono alcuni numeri: Assicurazioni Generali ha in portafoglio una quantità significativa di titoli di stato italiani (principalmente Btp), con un’esposizione che supera i 40 miliardi di euro, i Btp rappresentano circa il 9% degli investimenti complessivi del gruppo, e vengono impiegati principalmente per coprire gli impegni finanziari legati alle polizze vita. Di sicuro Caltagirone ha un occhio di riguardo per gli immobili di Generali.
I timori del centrodestra su mire e ambizioni della finanza francese e tedesca in Italia non sono dell’ultima ora. Basti ricordare alcuni passaggi del rapporto del Copasir (quando era presieduto dall’attuale ministro Adolfo Urso di Fratelli d’Italia) del 2020:
Il Comitato ritiene che sia di rilevanza strategica mantenere l’indipendenza di Generali, assicurata anche dal mantenimento della governance in Italia”. Il riferimento era alla possibile cessione a “gruppi assicurativi esteri, tra cui AXA, di proprietà francese”. Senza dimenticare Unicredit con “alcune iniziative apparentemente volte ad affrancare la banca dall’Italia. In tal senso potrebbero essere infatti inquadrate le operazioni di cessione di UniCredit di alcuni ‘gioielli italiani’, quali Fineco e Pioneer, ovvero la riduzione del portafoglio di BTP che, dal 2016 ad oggi, è diminuito di circa 11 miliardi di euro.
Anche l’attuale Copasir si occuperà delle vicende finanziarie attuali di Generali?







