Nella trappola delle preferenze, l’emendamento del Generale Inverno sull’alternanza di genere, per puro caso, non ha trovato molti alleati, anche se, per tenerselo stretto o per mettere in difficoltà la Presidente del Consiglio, per un voto dei probabili traditori di una maggioranza in difficoltà per i marosi trasversali, si va avanti con questo spinone al fianco.
Vuoi sul delitto di femminicidio, vuoi per le donne definite fattucchiere, vuoi per le diversità femminili fastidiose contenute nel libro omofobo e sessista che accusa chi non vuole avere figli e l’accostamento con le bestie, questo soggetto ammaliatore di un popolo frastornato, riprendendo il filo conduttore di un movimento neanche tanto carsico contro l’emancipazione femminile, quando la fatica costante di non fare passi indietro, proprio negli 80 anni dal voto alle italiane, lo abbiamo ricordato, celebrato e, ancora oggi, dopo secoli di impegno per il nostro Stato e le istituzioni, ci tocca subire il machismo di Roberto Vannacci.
E non solo.
Si tratta di tentativi quotidiani di far emergere i nomi femminili che gravitano nella politica nostrana come appelli trasversali al pacifismo buonista, magari a senso unico, escludendo alcuni bambini appartenenti a popoli diversi come vittime della guerra, non come scelta politica di buonsenso ma come truppe cammellate; o ancora donne che molestano i maschi politici di potere per poi sparire e ricomparire come scrittrici che, ai circoli romani, surrogate da amiche sottosegretarie, obbediscono all’altolà del sottosegretario imponente e non si presentano alla serata, abbandonando la improbabile scrittrice.
Così sicuramente non va bene.
Perché poi, là dove, sotto il solleone di un’estate rovente, le politiche o le donne impegnate a tirare la carretta si contano sulle dita di una mano e magari riescono a comparire in video perché hanno un loro potere consolidato di competenza, o l’addetto stampa del partito (che gode di una indicazione ben precisa, soprattutto in questo periodo) designa chi, quando, cosa delle signore può parlare nei TG o nei talk show, con formule prescritte e parare i contraccolpi.
È stato così anche pochi giorni fa con la relazione della Vicaria nazionale al Rapporto annuale della Consob, scaduto Savona e in trattativa il successore. La Signora Vicaria, Chiara Mosca, si è trovata a difendere con rigore il lavoro compiuto da uno degli organismi più importanti per rassicurare noi, cittadini e cittadine, che dell’educazione finanziaria siamo indicati, al femminile, ancora troppo poco competenti.
E invece si sta facendo strada e, in bella mostra su inserti prestigiosi di quotidiani di editori rampanti, la carrellata di dirigenti a capo di aziende prestigiose fa sviluppo, investimento e accordi di partenariato internazionale alla faccia del bulimico Presidente USA.
In periferia si lavora sodo, a costanti passi; si studiano e si criticano i provvedimenti assunti a livello nazionale e locale con ragionamenti mirati e proposte alternative sulla contrattazione nazionale e territoriale, sulla prevenzione, salute e sicurezza sul lavoro, ancora debolissima, sul sostegno concreto alla comunità familiare, che non si può far tacere con la politica dei bonus natalità ma con una riforma strutturale e magari confrontandosi seriamente con la UE, con le direttive che non vanno recepite un tanto al chilo e per evitare le sanzioni, ma con una dimensione di prospettiva di sistemi fiscali e mercato dei servizi, sia sociali che bancari, che ci faccia essere attraenti e, a livello locale, rigorosi con le fasce di popolazione più deboli.
Questa è la politica anche delle donne italiane.






