La scalata di Unicredit a Commerzbank compie un nuovo balzo e, almeno sulla carta, porta Andrea Orcel oltre la soglia simbolica del 50%. I nuovi dati sull’Ops lanciata dalla banca italiana mostrano infatti un’accelerazione delle adesioni che rafforza ulteriormente la presa di Piazza Gae Aulenti sul secondo istituto privato tedesco. La notizia è stata accolta con favore dal mercato nella seduta di ieri, con rialzi per entrambi i titoli, mentre oggi sia Unicredit sia Commerzbank viaggiano in territorio negativo, segno che gli investitori continuano a interrogarsi sulle reali possibilità che l’operazione arrivi fino in fondo.
COME UNICREDIT È ARRIVATA OLTRE IL 50%
Il salto è arrivato grazie all’aggiornamento settimanale dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit il 5 maggio. Le adesioni sono balzate al 7,58% del capitale di Commerzbank, rispetto a poco più dell’1% comunicato in precedenza. A questa quota si aggiunge il 26,77% detenuto direttamente da Unicredit e un ulteriore 3,22% rappresentato da strumenti finanziari con opzione di regolamento fisico in azioni.
Fin qui la partecipazione con azioni e strumenti regolabili in azioni sale al 37,57%. A fare la differenza sono però i derivati regolati esclusivamente in contanti, che Unicredit ha incrementato dal 10,7% al 13,19% del capitale. La banca di Orcel parla di una posizione aggregata pari al 43,2%, mentre considerando anche l’intera esposizione economica collegata ai derivati la quota potenziale supera la soglia del 50%, superando quindi la soglia della maggioranza assoluta.
L’accelerazione delle adesioni conferma peraltro uno scenario che diversi analisti ritenevano sempre più probabile. Già nei giorni scorsi, come riportato da Startmag, Mediobanca aveva calcolato un’esposizione complessiva di Unicredit attorno al 42% del capitale di Commerzbank al netto delle azioni proprie, osservando che la soglia del 50% più un’azione “si avvicina sempre di più” e che sarebbe bastato un ulteriore 8-9% di adesioni all’offerta per avvicinare la banca italiana al controllo dell’istituto tedesco.
Da qui la soddisfazione di Unicredit. La banca ha affermato di avere “conseguito l’obiettivo fissato all’avvio dell’offerta, ovvero il superamento della soglia del 30%, finalizzato a garantire certezza sulla propria partecipazione e preservare flessibilità per eventuali acquisizioni di ulteriori quote successivamente, al presentarsi di opportunità di mercato”. Secondo l’istituto guidato da Orcel, le azioni già conferite all’Ops, sommate alla partecipazione diretta e agli strumenti con regolamento fisico, portano la quota complessiva tra il 34,4% e il 37,6%, oltre il livello del 30% più un’azione che la banca si era prefissata di raggiungere.
Secondo Unicredit, i derivati regolati per cassa consentono di mantenere flessibilità sul livello finale della partecipazione, permettendo alla banca di valutare in un secondo momento se e quanto aumentare ulteriormente la propria presenza nel capitale di Commerzbank. Per Piazza Gae Aulenti, il livello delle adesioni registrato finora rappresenterebbe anche un’indicazione del valore che il mercato attribuisce al progetto di integrazione tra i due gruppi.
LA CONTROFFENSIVA DI COMMERZBANK
Ma mentre Unicredit festeggia il superamento del 30% e una potenziale esposizione oltre il 50%, da Francoforte arriva una risposta altrettanto netta.
Ieri Commerzbank ha pubblicato una presentazione dedicata alla struttura dell’azionariato e alla reale portata della posizione accumulata da Unicredit. Il messaggio è chiaro: esposizione economica e controllo effettivo della banca non coincidono.
La banca tedesca distingue tra azioni possedute direttamente, strumenti con consegna fisica e derivati regolati in contanti. Secondo l’istituto guidato da Bettina Orlopp, circa il 27% del capitale è detenuto direttamente da Unicredit, un ulteriore 1% era già stato conferito all’offerta e circa il 3% è collegato a derivati con possibilità di regolamento fisico. In totale, quindi, la quota oggi riconducibile alla sfera di proprietà della banca italiana sarebbe attorno al 31%, ben distante dall’esposizione economica complessiva indicata da Unicredit.
Commerzbank insiste inoltre sul fatto che gli swap regolati in contanti non attribuiscono diritti di voto né proprietà delle azioni e che la loro eventuale trasformazione in partecipazioni effettive richiederebbe ulteriori passaggi di mercato. Per questo la banca ha nuovamente invitato gli azionisti a non aderire all’offerta di Unicredit, confermando il giudizio negativo già espresso nelle scorse settimane.
Secondo Commerzbank, per convertire la posizione in derivati pari a circa il 14% del capitale in azioni effettivamente disponibili, Unicredit o le sue controparti potrebbero inoltre dover acquistare sul mercato una quota compresa tra il 7% e il 9% del capitale. Nelle stesse slide, la banca evidenzia anche la composizione dell’azionariato, con circa il 17% in mano a investitori istituzionali, il 17% a fondi passivi, il 16% a investitori retail e il 13% ancora detenuto dal governo tedesco.
ORLOPP, WEIDMANN E IL MURO TEDESCO
La nuova offensiva comunicativa si inserisce in una linea di opposizione che Commerzbank non ha mai abbandonato.
La ceo Bettina Orlopp aveva già sostenuto all’assemblea degli azionisti che l’offerta italiana non riflette il valore intrinseco della banca e che il piano presentato da Unicredit sarebbe caratterizzato da rischi significativi. Secondo la manager, inoltre, gli effetti di una possibile integrazione comporterebbero una perdita di ricavi superiore al miliardo di euro e costi di ristrutturazione più elevati rispetto a quelli stimati dalla banca italiana.
Anche il presidente Jens Weidmann si è espresso contro l’operazione, invitando gli azionisti a non aderire all’Ops. Sullo sfondo resta inoltre la forte opposizione politica di Berlino, che considera l’iniziativa di Unicredit ostile.
A questo si aggiunge il fronte sindacale. Nelle scorse settimane i rappresentanti dei lavoratori hanno organizzato manifestazioni contro la possibile acquisizione, evocando il rischio di migliaia di esuberi e contestando apertamente il progetto di Orcel.
NON TUTTA LA GERMANIA DICE NO
Nel panorama tedesco, tuttavia, non tutte le voci sono allineate alla linea dura di Commerzbank. Thomas Gross, presidente dell’associazione delle banche pubbliche tedesche Voeb, ritiene che un’eventuale acquisizione possa addirittura creare opportunità per gli altri operatori del mercato. “Le fusioni presentano sempre opportunità anche per i concorrenti”, ha osservato, spiegando che fasi di incertezza e riorganizzazione tendono ad aprire spazi commerciali sia sul fronte della clientela sia su quello del reclutamento del personale.
Secondo Gross, inoltre, le banche pubbliche avrebbero la capacità di assorbire eventuali quote di mercato lasciate libere da una futura integrazione tra Commerzbank e HypoVereinsbank. “Il gruppo delle banche pubbliche è solido e può erogare ulteriori prestiti, qualora necessario”, ha affermato, aggiungendo di non vedere “alcun rischio” di strozzature nel credito alle imprese tedesche.
PANETTA E IL TEMA DEL CONSOLIDAMENTO EUROPEO
La partita Commerzbank si inserisce nel più ampio dibattito sul consolidamento bancario europeo.
Nelle Considerazioni finali presentate la scorsa settimana durante l’assemblea della Banca d’Italia, il governatore Fabio Panetta ha osservato che l’elevata patrimonializzazione del sistema bancario “apre spazio a nuove aggregazioni, nazionali e transfrontaliere” e che entrambe possono contribuire a rafforzare il mercato bancario europeo. Pur senza riferimenti specifici all’operazione Unicredit-Commerzbank, il passaggio è stato letto dagli osservatori come un sostegno alla stagione di consolidamento in corso nel settore.
Per ora, però, la distanza tra le due parti resta ampia. Unicredit può rivendicare di avere consolidato una posizione senza precedenti nel capitale della banca tedesca, mentre Commerzbank continua a contestare la lettura dei numeri proposta da Orcel. La prossima scadenza chiave è il 16 giugno, termine dell’offerta pubblica di scambio.







