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UniCredit sale in Generali e rafforza l’asse con Delfin: cosa cambia negli equilibri del Leone

Unicredit si presenta all’assemblea di Generali con l’8,72% e si affianca alla holding dei Del Vecchio, mentre sullo sfondo si intrecciano il nodo Mps-Mediobanca e il maxi-finanziamento per il riassetto di Delfin.

La notizia è arrivata a sorpresa e ha subito cambiato il perimetro degli equilibri: Unicredit si è presentata all’assemblea dei soci di Assicurazioni Generali con una quota salita all’8,72%, ben oltre le attese e rispetto alle indicazioni dei mesi scorsi, imponendosi immediatamente come uno degli azionisti chiave del Leone e rafforzando, nei fatti, l’asse con Delfin.

GLI EQUILIBRI AZIONARI CAMBIANO VOLTO

Il dato emerso in assemblea ridefinisce con chiarezza la geografia del capitale. Mps, attraverso Mediobanca, resta il primo socio con il 13,19%, mentre Delfin si attesta al 10,05%. Alle spalle si collocano Unicredit con l’8,72%, il gruppo Caltagirone al 6,26% e i Benetton al 4,86%. Una fotografia che segna un salto di qualità per la banca guidata da Andrea Orcel, la cui presenza non può più essere letta come marginale.

Formalmente, da Piazza Gae Aulenti si continua a parlare di investimento finanziario, con una posizione “in gran parte coperta” e quindi con esposizione economica limitata. Ma il livello raggiunto rende sempre più difficile sostenere che si tratti solo di gestione di portafoglio. Anche perché, come osservato da più parti, una quota di questa dimensione è già sufficiente per incidere negli equilibri di governance, soprattutto in un contesto così frammentato.

L’ASSE CON DELFIN PRENDE CONSISTENZA

È proprio guardando oltre Generali che la mossa acquista significato. Il rafforzamento di Unicredit si innesta infatti su una convergenza sempre più evidente con Delfin, la holding della galassia Del Vecchio. Un asse che sembra diventare più strutturato.

Delfin, del resto, è già un attore centrale nel sistema: oltre al 10% circa in Generali, detiene la maggioranza relativa in Monte dei Paschi di Siena con il 17,5%, posizione che la rende determinante nei futuri sviluppi della banca senese e della partita su Mediobanca, il cui vero obiettivo sarebbe proprio Generali. Pochi giorni fa, del resto, è stata la stessa Delfin a decretare la sconfitta della lista (e della linea) Caltagirone, votando a favore della lista di Luigi Lovaglio. E adesso si è aperta la partita della governance, dove Caltagirone vorrebbe ancora esercitare un’influenza ai vertici, ma senza successo.

Il risultato è una rete di partecipazioni e influenze che tende a saldarsi: l’avanzata di Unicredit nel Leone finisce così per rafforzare indirettamente anche il peso della componente Delfin all’interno di uno dei principali centri di potere finanziario italiani.

IL NODO DEL MAXI-FINANZIAMENTO

Uno dei punti di raccordo più concreti tra Unicredit e Delfin è però finanziario e riguarda il riassetto interno della holding. Oggi Delfin è suddivisa in parti uguali tra gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, ciascuno con il 12,5%. Ma questo equilibrio è destinato a cambiare.

Leonardo Maria Del Vecchio ha infatti avviato un’operazione per rilevare le quote di due fratelli, con l’obiettivo di salire fino al 37,5% e assumere una posizione dominante nella holding. Per farlo è in corso la strutturazione di un maxi-prestito da circa 10 miliardi di euro, uno dei più rilevanti degli ultimi anni in Europa.

Nel pool di banche coinvolte figura anche Unicredit, insieme ad altri grandi istituti internazionali. Un elemento tutt’altro che neutrale: il sostegno finanziario a un’operazione che ridefinisce i rapporti di forza dentro Delfin rafforza inevitabilmente il legame tra la banca e la holding.

IL RICHIAMO DI SIRONI E IL NODO MPS

Il quadro si completa, appunto, con il capitolo Mps. In questo contesto interviene il presidente di Generali Andrea Sironi, che richiama un elemento di stabilità pur in un contesto in movimento. “Ho pieno rispetto dei nostri azionisti”, afferma. “Il nostro azionista principale rimane Mediobanca, anche se oggi è controllata da Monte dei Paschi di Siena. Non mi aspetto cambiamenti a breve”, ha spiegato, riferendosi alle novità nel board della banca senese e lasciando intendere o piuttosto auspicando che, almeno nell’immediato, non vi siano ricadute sugli equilibri del Leone.

Un passaggio che fotografa una situazione in evoluzione ma ancora in equilibrio, dove però il peso dei grandi soci – e in particolare di Delfin – è destinato a crescere. Il riferimento al fatto che l’azionista principale resta Mediobanca, oggi sotto l’influenza di Mps, sottolinea quanto stretto sia il legame tra questi diversi centri.

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