Economia

Banca Popolare Bari, ecco il forcing tosto della Commissione Ue

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Lo stallo della Popolare di Bari, l’azione del Tesoro con Mcc-Invitalia, il ruolo del fondo Fitd e le pressioni inusuali della Commissione europea. Le indiscrezioni di Gianluca Zappa

Forcing di Bruxelles sul dossier Banca Popolare Bari. Dossier che assilla anche il governo oltre che azionisti imbufaliti (che non riescono a vendere le azioni), Vigilanza attonita (per gli annunci dei vertici della banca non realizzati, come ha sottolineato l’ex Bankitalia, Angelo De Mattia), aziende del sud in ansia per le sorti del gruppo bancario attivo nel Mezzogiorno.

Secondo le indiscrezioni di Start sulla base di fonti sindacali e manageriali, nei pour parler tra i tecnici della Commissione europea, gli esponenti del Tesoro e rappresentanti della Popolare di Bari guidata da Vincenzo De Bustis (ex Banca 121 ed ex Mps) si è aggiunto a una posizione di stallo del genere: per poter avere il via libera anche informale di Bruxelles al concerto sistemico pubblico-privato (con l’intervento di Mcc-Invitalia, e dunque indirettamente anche del Tesoro, e del Fondo interbancario di tutela dei depositi) è opportuno che non ci siano rapporti conflittuali.

Conclusione: è bene far cadere ogni genere di richiesta-ricorso-risarcimento della Popolare di Bari per la vicenda Tercas contro la Commissione Ue.

A che cosa ci si riferisce?

A marzo, la Corte di Giustizia Ue in sostanza ha dato ragione all’istituto pugliese dopo la sentenza dell’Antitrust europeo. Popolare Bari, proprio sulla base della decisione della Corte Ue, ha dichiarato a fine maggio di non escludere “eventuali richieste di risarcimento”.

“La Banca popolare di Bari andrà avanti con la richiesta di risarcimento danni per la vicenda Tercas. Lo afferma l’istituto di credito pugliese dopo l’impugnazione della sentenza di primo grado da parte della commissione europea alla Corte di giustizia Ue”, si leggeva in un lancio di Askanews il 29 maggio sulla base di una nota del gruppo bancario pugliese.

“Questa impugnazione – sottolineava la Popolare di Bari – peraltro del tutto prevedibile, non pregiudica in alcun modo la decisione della banca di avanzare richiesta di risarcimento dei rilevanti danni procurati alla banca”. Danni che “sono in corso di quantificazione da parte di un team di professionisti”.

Bruxelles aveva deciso di presentare appello alla Corte europea di giustizia contro la sentenza del tribunale di primo grado dell’Ue del 19 marzo relativa a Banca Tercas.

Il tribunale aveva annullato la decisione della commissione del 23 dicembre 2015 di bocciare come aiuti di Stato delle misure a favore di Banca Tercas, ovvero dei finanziamenti per coprire il deficit patrimoniale e garanzie per la ricapitalizzazione forniti dal Fitd, il Fondo interbancario per la tutela dei depositi.

“Le pressioni della Commissione ora sul dossier della Bari con la richiesta di fatto di non avviare azioni giudiziarie ha il sapore quasi di una sorta di ricatto”, dice un addetto ai lavori che chiede l’anonimato.

(SULLA VICENDA TERCAS, UN APPROFONDIMENTO DELL’ANALISTA LITURRI PER START)

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DI SEGUITO UN ESTRATTO DI UN ARTICOLO D START DEL 29 LUGLIO 2019

La questione Tercas va avanti ormai da alcuni anni. Nel 2014 Popolare Bari ha acquistato la Cassa di risparmio della provincia di Teramo, poi incorporata nel 2016. In precedenza, durante l’amministrazione speciale tra 2012 e 2014, l’istituto abruzzese è stato ricapitalizzato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). Un intervento di salvataggio che però è stato bocciato nel 2015 dall’Antitrust europeo in quanto ritenuto aiuto di Stato illegale.

Il 19 marzo scorso la sentenza della Corte di Giustizia Ue ha invece accolto il ricorso presentato a marzo 2016 dall’Italia e dalla Popolare di Bari, sostenuta da Palazzo Koch.

Secondo il Tribunale Ue, Bruxelles “non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno dal Fondo interbancario fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane” anzi – si legge ancora nella sentenza – “esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il Fondo di tutela depositi ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas”. Dunque il salvataggio da parte del Ftid aveva “una finalità diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa” e non costituiva “l’esecuzione di un mandato pubblico”.

Parole che hanno destato scalpore nel nostro Paese e che hanno portato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, a chiedere le dimissioni dell’allora commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager, e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a dichiarare di non escludere un’azione risarcitoria.

L’ultimo atto della vicenda si è registrato a fine maggio con Bruxelles che ha fatto sapere di aver deciso di appellarsi a tale sentenza

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