Economia

Popolare di Bari, Popolare di Ragusa e non solo, che cosa succede al mercato Hi-Mtf?

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Tutte le ultime novità sulla Banca Popolare di Bari e non solo. Numeri e problemi del mercato Hi-Mtf

 

Le esigenze di migliaia di risparmiatori che hanno depositato i loro risparmi in 24 banche popolari e casse di risparmio, acquistando azioni che fino a giugno 2017 erano di fatto immediatamente esigibili e, quindi, convertibili in denaro contante, sono in discussione a Roma al ministero dell’Economia, ha scritto nei giorni scorsi un giornale siciliano.

Tra gli istituti bancari c’è anche la Banca Popolare di Lajatico che, come raccomandato dalla Consob, ha aderito al mercato Hi-Mtf per lo scambio delle azioni di propria emissione. Il sottosegretario Alessio Villarosa (M5S), deputato siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto, aveva già ricevuto una delegazione del comitato dei risparmiatori della Banca Agricola Popolare di Ragusa il 21 gennaio scorso. E lo scorso fine settimana si è tenuto un nuovo incontro.

In una nota dei parlamentari Cinque stelle della Sicilia che seguono in particolare la vicenda che riguarda la Banca Agricola Popolare di Ragusa si legge: “Prosegue l’attenzione da parte del governo sulle vicende delle Banche Popolari in riferimento alle ultime disposizioni normative italiane ed europee che hanno mutato in questi anni la regolamentazione della compravendita di azioni delle banche popolari ed il riacquisto delle stesse. Le banche coinvolte rassicurano circa la loro volontà di dare ascolto alle esigenze dei soci e dei risparmiatori nel rispetto delle regole vigenti e di valutare le situazioni di particolare disagio per le quali è stata prevista l’attivazione di un fondo di solidarietà, già autorizzato dalla Banca d’Italia”.

Una nota piuttosto allarmata che indica come anche nel governo, e tra i 5 Stelle, i subbugli delle Popolari sono seguiti con attenzione e preoccupazione.

Nel caso della Banca Popolare di Lajatico, aggiungono i giornali siciliani, si sta lavorando su soluzioni tecniche che tutelino i circa settemila soci della Bplaj, che nei giorni scorsi hanno ricevuto un depliant esplicativo sul senso della scelta di adesione al mercato Hi-Mtf. In queste settimane sono inoltre in corso incontri tra la direzione della banca e gli azionisti.

Ma casi simili riguardano anche altre banche popolari, come la Ragusa e la Popolare di Bari. Al centro, ma non solo, il mercato Hi-Mtf.

Nel frattempo nelle Popolari c’è una discussione piuttosto animata sull’ipotesi caldeggiata da molti addetti ai lavori, e fors’anche dalla Banca d’Italia, per una sorta di superholding su Super Popolare. “Fantasie”, ha però tagliato corto il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, in una conversazione con Start Magazine.

IL NODO DEL RAFFORZAMENTO DELLA POPOLARE DI BARI

La Popolare di Bari ha in cantiere un piano di un rafforzamento patrimoniale. Coperture necessarie a ridurre le sofferenze: la banca popolare pugliese punta a dismettere in un veicolo circa 2 miliardi di Npl, e di abbassare l’Npe ratio netto oggi al 17,6% almeno al 13-15%. “Non è un’operazione banale. Data la natura di banca popolare, l’intenzione dei vertici è di evitare un’iperdiluizione ai piccoli soci, che già fanno i conti con una forte riduzione di valore delle loro azioni” per effetto dei pochi scambi sul mercato Hi-Mtf, ha sottolineato nei giorni scorsi il Sole 24 Ore. (qui e qui gli approfondimenti più recenti di Start Magazine).

Nel frattempo i nuovi vertici della Popolare di Bari, ora guidata dall’ad, Vincenzo De Bustis, hanno comunicato un piano per venire incontro ad attese ed esigenze dei soci delusi.

IL CASO DEL MERCATO HI-MTF

Dice a Start Magazine un banchiere che preferisce l’anonimato sulla questione del mercato Hi-Mtf: “Molto spesso il tentativo di disfarsi delle azioni rimane vano perché, se guardiamo agli ordini scambiati non solo dei titoli della Popolare di Bari ma anche di altre Popolari sulla piattaforma Hi-Mtf, si nota che gli ordini inseriti e gli scambi sono molto limitati (a volte quasi nulli). Questo si traduce in un maggior rischio per il socio azionista che non solo detiene un titolo acquistato a un valore molto più alto di quello attuale, ma non ha la possibilità di disfarsene senza grandi perdite”.

ECCO LA SITUAZIONE AGGIORNATA ALLO SCORSO SETTEMBRE DELLE TRANSAZIONI SUL MERCATO HI-MTF

 

 

L’APPROFONDIMENTO DI BORZI EX SOLE 24 ORE SUL FATTO QUOTIDIANO

La questione del mercato Hi-Mtf e del prezzo la conoscono “bene i quasi 70mila soci della Popolare, che a fine 2017 contava 353 filiali in 13 regioni e 3.062 dipendenti. A questi risparmiatori negli anni la banca ha piazzato 160,36 milioni di azioni non quotate e illiquide. Titoli che valevano sino a 9,53 euro ma che oggi sono scambiati sul circuito telematico Hi-Mtf a 2,38 euro, con un tracollo del 75 per cento – ha scritto a metà dello scorso ottobre sul Fatto Quotidiano Nicola Borzi, giornalista esperto di banche e finanza già al Sole 24 Ore – Prima dell’obbligo di trattazione sul circuito telematico, deciso il 18 ottobre 2016 dalla Consob con la comunicazione 92492 a tutte le banche non quotate, le azioni erano valutate come quelle delle altre Popolari non quotate, attraverso procedure di esperti indipendenti richieste dal consiglio di amministrazione e poi approvate dai soci in assemblea a multipli elevatissimi. Un modo, utilizzato anche a Vicenza, per chiedere all’oste se il vino era buono. Se si considera che incombe un aumento di capitale stimato dai 250 ai 350 milioni (ma potrebbero essere di più), non è difficile immaginare il futuro dell’azione”.

AL LAVORO SUL RECESSO

Alla Popolare di Bari va risolta comunque la questione giuridica legata al recesso, che il decreto Renzi limitava proprio per evitare che le fughe dei soci minassero il patrimonio dell’istituto. «Non è una situazione facile», ha detto al Corriere della Sera negli scorsi giorni una fonte al lavoro sul dossier. Al lavoro sul tema per conto della banca ci sono Paolo Gualtieri e Piergaetano Marchetti, notaio ed ex presidente di Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera), ha aggiunto il quotidiano Il Messaggero. Il tema del diritto al recesso, anche per le Popolari che si sono già trasformate in spa, è un aspetto con molte incognite visto il quadro normativo incerto, nota un addetto ai lavori.

LA PREVISIONE

Secondo Giuseppe D’Orta, consulente finanziario indipendente e responsabile della tutela del risparmio di Aduc, “il nuovo bond subordinato da duecento milioni che ora serve per tappare le falle può sottoscriverlo giusto il Fondo Interbancario, come appena fatto per Carige. E il successivo aumento di capitale non lo sottoscriverà nessuno, e sarà necessario l’intervento dello Stato”.

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