Economia

Ecco come Tesoro, Invitalia e Fitd salveranno Banca Popolare di Bari

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Tutte le ultime indiscrezioni sul salvataggio pubblico-privato fra Mcc-Invitalia (Tesoro) e banche (tramite Fitd) della Popolare di Bari in profondo rosso.

Altro che aggregazioni con altre popolari del sud per allestire una Superbanca popolare centrata sulla Bari.

Altro che sfruttare le agevolazioni fiscali previste dal governo per le banche che si fondono.

Altro che mega pulizie di bilancio, taglio di costi, efficientamenti, dismissioni di Npl e non solo.

Altro che nuova strategia industriale.

Tutti gli annunci formali o informali giunti negli ultimi messi dalla Popolare di Bari in profondo rosso guidata dall’amministratore delegato, Vincenzo De Bustis, stanno per afflosciarsi definitivamente.

E’ sempre più concreta, infatti, la prospettiva di un salvataggio pubblico-privato concertato fra Mcc (controllata da Invitalia del Tesoro) e un intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), sulla stile di quello che è avvenuto per Carige.

Una prospettiva ben diversa rispetto a quella sempre sbandierata dalla banca fondata dalla famiglia Jacobini ed enunciata a più riprese dal capo azienda (ex Banca 121, ex Mps), De Bustis, che mai hanno fatto riferimento a questo tipo di intervento pubblico-privato fra Mcc, Invitalia, Tesoro e Fitd.

Tanto che – secondo indiscrezioni finanziarie e istituzionali di Start – in Bankitalia si inizia a chiedere se, come e quanto i progetti presentati dal capo azienda saranno davvero realizzati.

Infatti, come da giorni si mormora tra Bari, Roma e Milano in ambienti finanziari e politici, all’orizzonte è sempre più probabile un nuovo intervento del sistema creditizio a supporto di una banca in difficoltà.

Dopo Carige, istituto che è in via di ricapitalizzazione con un’iniezione da 900 milioni, ora è il turno di Banca Popolare di Bari per Fitd, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “Il fabbisogno della banca pugliese, che da tempo versa in condizioni di fragilità patrimoniale, è via via cresciuto nel corso degli ultimi mesi e al momento sembra aggirarsi tra gli 800 e 900 milioni di euro. Qualcuno non esclude tuttavia che alla fine il conto si riveli anche superiore. Molto dipenderà anche dall’ispezione che Banca d’Italia sta conducendo in questi giorni sugli attivi della banca del Sud e che potrebbe mettere in evidenza diverse lacune”.

L’aiuto da parte delle banche italiane alla Popolare di Bari dovrebbe essere effettuato tramite il Fondo interbancario, con il cosiddetto Schema Volontario. “Ufficialmente il veicolo, il cui board si è riunito la scorsa settimana, non è stato investito della questione. Ma nei giorni scorsi i membri del Fitd sono stati messi in pre-allarme in vista di possibili convocazioni a stretto giro”, ha aggiunto il quotidiano confindustriale.

La via maestra per l’intervento rimane quella seguita per Carige, dove il Fitd si è mosso a valle di una conclamata situazione di difficoltà messa in evidenza dalla Vigilanza.

Che cosa è Fitd? Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) è un consorzio di diritto privato costituito nel 1987 su base volontaria e divenuto successivamente obbligatorio: “Attualmente, aderiscono al FITD tutte le banche italiane, ad eccezione di quelle di credito cooperativo, nonché le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia, salvo che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente”, si legge sul sito del Fondo.

È vero che per statuto il Fondo Fitd ha come mission principale il rimborso dei depositanti di banche finite in crisi. Tuttavia il veicolo guidato da Salvatore Maccarone e Giuseppe Boccuzzi può intervenire nel capitale della banca target a condizione – ricorda il Sole – “che l’onere connesso all’aiuto non superi il costo che il fondo dovrebbe sostenere per il rimborso dei depositanti, i cui conti correnti per Bari valgono circa 8 miliardi. Nelle sue valutazioni, il fondo peraltro deve considerare anche gli effetti che la liquidazione coatta della banca potrebbe determinare sulle altre banche in crisi e sul sistema in generale”.

Accanto al Fitd serve inoltre un partner industriale, secondo il piano seguito dal ministero dell’Economia retto ora da Roberto Gualtieri (Pd), in passato vicino come De Bustis alla fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema.

Il candidato numero uno come partner è Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, che però – per fare un intervento di tale portata nella banca pugliese – deve essere ricapitalizzato dall’azionista unico, Invitalia, società controllata dal ministero dell’Economia guidata da Domenico Arcuri, in scadenza di mandato ma prossimo al quarto rinnovo grazie al legame creato con Palazzo Chigi e in particolare con il premier Giuseppe Conte (interessato tra l’altro al contratto di sviluppo di Foggia gestito da Invitalia).

La posizione di Conte sta facendo superare i borbotti anti Arcuri di ambienti del Movimento 5 Stelle (borbotti pare non condivisi dal pentastellato Stefano Buffagni, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, uno dei dicasteri con voce in capitolo anche su Invitalia).

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