Com’è noto, nel tentativo di rilanciare il comparto europeo dell’auto, che da Volkswagen a Stellantis fino a Mercedes e Porsche risulta fortemente in crisi, lo scorso settembre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva detto che Bruxelles è pronta a sostenere la produzione di auto di piccole dimensioni, europee ed ecologiche a prezzi accessibili così da competere con la Cina. Alla chiamata ha prontamente risposto Stellantis, col progetto “E-Car”. Dove, ha spiegato il costruttore italo-francese, “E” di E-Car sta per “Europea, Emozione, Elettrica ed Ecosostenibile”. Il progetto sarà portato avanti a Pomigliano nella speranza di far uscire le prime vetture tra due anni. C’è però un problema: nel frattempo le strade del Vecchio continente saranno già state invase dalle controparti sfornate a Pechino e dintorni, come fa intuire l’arrivo in Italia di Shandong Bontu New Energy Vehicle Industry.
COS’È BONTU
Si tratta di un marchio impronunciabile (al di fuori dai nostri confini peraltro è Bentu, ma per il Vecchio continente ha deciso un parziale rebranding) e a oggi sconosciuto ma che potrebbe diventare familiare alle nostre orecchie nei due anni che ancora ci separano dalla risposta di Stellantis.
L’azienda cinese ha scelto Milano per presentare la sua nuova gamma di quadricicli elettrici e far partire ufficialmente le vendite in tutta Europa di piccoli e colorati modelli che si pongono in diretta concorrenza con la Fiat Topolino, l’Opel Rocks e la Citroen Ami che il Gruppo italofrancese realizza nel suo stabilimento marocchino di Kénitra.
DUE MICROCAR E UNA APE
La realtà asiatica fondata a Xintai nel 2020 è guidata dall’amministratore Wu Jinke e ha deciso di affidare il cruciale sbarco in Europa a due microcar e una sorta di Apecar elettrica per il trasporto di oggetti e non solo di persone. Il progetto europeo vede anzitutto un presidio dell’area Est (Polonia e Romania) per poi salire verso nord attraverso Francia, Germania e Paesi Bassi entro la fine del prossimo anno.
Bontu ha pure in programma la realizzazione di uno stabilimento per poter realizzare i propri mezzi in loco ed evitare i dazi imposti da Bruxelles alle auto made in China, ma per compiere un simile passo è in cerca di partner. Dato che nell’ultimo periodo diversi costruttori occidentali hanno iniziato una sorta di scouting per accogliere nei propri hub produttivi europei sotto utilizzati arrembanti marchi cinesi, tale operazione non dovrebbe essere particolarmente ostica.





