Skip to content

stellantis

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Cosa fa Stellantis in Italia e perché chiediamo aiuto all’Ue. Parla Cappellano (Stellantis)

Il testo integrale dell'intervento che Emanuele Cappellano, Coo di Stellantis, Head of Enlarged Europe & European Brands, ha tenuto oggi nel corso del tavolo al Mimit

Vorrei innanzitutto ringraziare il Ministro Urso e il Ministero per averci convocato a questo tavolo, che continua a rappresentare un’importante opportunità di confronto. Siamo convinti che solo attraverso un dialogo costruttivo con tutti sia possibile continuare a fare di più e meglio nell’interesse di tutto il nostro settore. Saluto anche i rappresentanti delle istituzioni, dei lavoratori e di tutta la filiera qui presente.

Proprio in questa sala, circa un anno e mezzo fa, sono partiti con il cosiddetto Piano Italia, un piano fatto di obiettivi ambiziosi che oggi possiamo dire di aver in gran parte raggiunto e in alcuni casi anche superato, grazie a importanti novità che sono state introdotte nel nostro piano strategico.

Un risultato di cui siamo orgogliosi, frutto degli impegni di questi mesi. È un impegno che tuttavia resta oneroso nel difficile contesto in cui operiamo. Infatti la competitività del sistema produttivo italiano e le normative europee restano cruciali per superare un momento comunque complicato.

Vorrei concentrarmi adesso su ciò che abbiamo fatto in questi mesi e su quanto faremo in futuro per confermare il ruolo primario dell’Italia nella strategia globale del Gruppo Stellantis.

Già dalla fine di gennaio abbiamo parlato di primi segnali positivi nella nuova strategia. Oggi quei segnali si stanno traducendo in risultati concreti. Infatti nel secondo trimestre dell’anno abbiamo registrato 1,6 milioni di consegne a livello globale, un aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In Europa, area che ho il privilegio di guidare, le consegne sono aumentate di 40.000 unità, con una crescita del 5%. Risultati positivi che abbiamo registrato anche e soprattutto in Italia. Nel nostro Paese, nei primi sei mesi dell’anno le immatricolazioni sono aumentate del 7%, che diventano 16% se aggiungiamo anche i nuovi clienti.

Fiat in particolare ha registrato un primo semestre positivo con la Panda che ancora una volta è l’auto più venduta in Italia, e Fiat Professional che si conferma leader nel segmento dei veicoli commerciali.

Questa risposta positiva del mercato si riflette sull’andamento della produzione, che cresce del 14% su base annua. Grazie a questo incremento produttivo abbiamo ridotto il ricorso agli ammortizzatori sociali, con benefici significativi già evidenti nella maggior parte dei nostri stabilimenti. A Modena e a Mirafiori, per esempio, abbiamo praticamente azzerato il ricorso alla cassa integrazione.

Prima di entrare nel merito dei sviluppi che riguardano il nostro Paese, è importante ricordare che sul settore continua a pesare un profondo deficit strutturale. In Europa, dal 2019, abbiamo perso circa tre milioni di veicoli, che non pensiamo onestamente di recuperare nei prossimi anni con la domanda interna. Di questi tre milioni, oltre la metà sono auto piccole e veicoli commerciali, due segmenti chiave per le produzioni italiane.

A questa contrazione si somma l’impatto della concorrenza cinese, una concorrenza che ha superato il 10% di quota di mercato in Europa e che può contare su condizioni competitive difficilmente replicabili all’interno dell’Unione Europea. Ciò significa che, per le aziende automobilistiche europee, la contrazione di mercato non è stata di tre milioni di vetture, ma di circa quattro milioni e mezzo o cinque milioni.

È evidente che questa dinamica incide profondamente sulla produzione europea e, di conseguenza, su quella italiana. La concorrenza cinese non è l’unica ragione, ma è un elemento da valutare quando si mira all’industria e si definiscono gli obiettivi.

Per governare questo contesto, intendiamo conquistare spazi di mercato attraverso la forza dei nostri prodotti e la centralità del cliente. Lo faremo grazie a nuovi lanci: ne abbiamo annunciati cinquanta nel periodo più strategico, con venticinque nuovi modelli e venticinque aggiornamenti di modelli esistenti.

Lanci che stiamo sostenendo con investimenti significativi, perché l’Europa assorbe circa il 40% dei 60 miliardi di euro annunciati. Per proteggere il territorio seguiremo una strategia chiara con cui valorizziamo ogni brand e ogni stabilimento.

Buona parte di questa strategia ha già iniziato a prendere forma negli ultimi mesi, partendo dalla 500.

Una delle prime iniziative è stato il lancio della 500 ibrida che abbiamo iniziato a produrre a Mirafiori a fine 2025. Qui la produzione è cresciuta in modo significativo, richiedendo di assumere circa 400 nuovi colleghi e riducendo oltre il 70% il ricorso al supporto sociale.

Con le nuove batterie sviluppate e prodotte in Italia potremo rendere la Cinquecento ancora più competitiva. A partire dal 2030 arriverà poi la nuova generazione, grazie alla quale rafforzeremo ulteriormente lo stabilimento.

Ci tengo a sottolineare che il futuro di Mirafiori non dipende esclusivamente dall’assemblaggio di vetture. All’interno del complesso torinese produciamo componenti per veicoli elettrici che continuano a registrare numeri di crescita fortissimi. Rigeneriamo motori, cambi e batterie all’interno del nostro hub di economia circolare. È ancora più importante sviluppare nuovi prodotti grazie al lavoro di più di 3.000 ingegneri e a un centro di ricerca avanzato sulle batterie. Di fatto, la nostra ingegneria è il cuore di Mirafiori.

Per dare spazio alla produzione della 500 ibrida, dalla fine del 2025 abbiamo riportato la produzione della Maserati GranCabrio e GranTurismo a Modena. Negli ultimi mesi abbiamo rinnovato il design e migliorato le performance di entrambe le vetture e, insieme al Grecale, stiamo presentando in questi giorni le nuove versioni. Una scelta che, oltre a restituire un importante pezzo di storia alla fabbrica di Maserati, ci ha permesso di azzerare anche il ricorso alla cassa integrazione.

Sempre a Modena, entro fine anno presenteremo il nuovo piano industriale del Tridente, un piano ambizioso forte anche di due nuove ammiraglie con cui arricchiremo la gamma attuale.

Veniamo ora a Cassino. Siamo consapevoli delle preoccupazioni riguardo al futuro dello stabilimento laziale. Vi chiedo ancora un po’ di pazienza: nei prossimi mesi comunicheremo tutti i dettagli del piano su cui stiamo lavorando e che sarà legato anche alla nostra strategia Maserati. Nel frattempo il nostro obiettivo è dare un nuovo slancio alla produzione con l’arrivo nel 2027 di una nuova Maserati di segmento medio. Ribadisco che non abbiamo alcuna intenzione di chiudere lo stabilimento di Cassino. Torneremo entro la fine dell’anno per discutere i piani per questo stabilimento.

A Melfi la produzione è aumentata già negli ultimi sei mesi del 2025, dopo il lancio del nuovo Jeep Compass e della nuova DS 8. Sono certo che con il lancio della DS 7 e della Lancia Gamma, che arriveranno nei prossimi mesi, avremo un sostegno ancora maggiore alla crescita dello stabilimento. Entro fine 2027 Melfi potrà contare anche sul nuovo modello Fiat con cui coinvolgeremo sempre di più la filiera locale.

A Comau (o Pomigliano?), entro il 2028 porteremo la piattaforma e-CMP (o simile, indicata come “iCar” nel riconoscimento). Una delle grandi novità introdotte dal piano strategico di Stellantis. Con l’arrivo di queste piattaforme lo stabilimento produrrà tre nuovi modelli, auto piccole elettriche tutte rigorosamente made in Italy, con prezzo intorno ai 15.000 euro, per rendere più accessibile la mobilità elettrica.

A questi nuovi modelli continuerà ad affiancarsi la Fiat Panda ibrida, la cui produzione proseguirà almeno fino al 2030/2033.

Parlando di veicoli commerciali, porteremo la prossima generazione di van di grandi dimensioni, con un investimento che supera il miliardo di euro nei prossimi cinque anni. Questa è un’altra importante novità del nostro nuovo piano industriale, una scelta strategica di cui beneficeranno non solo lo stabilimento, ma tutto il territorio piemontese e l’intero Paese.

Infine, un rapido passaggio su Termoli. Abbiamo deciso di investire sui cambi e sul motore GSE. Entro il 2027 la produzione dei nostri stabilimenti supererà il milione e mezzo di cambi all’anno. Questi propulsori continueranno a equipaggiare i nostri modelli più venduti, a partire dalla Panda e dalla 500.

Mi auguro che dalle mie parole emerga chiaramente come per ognuno dei nostri stabilimenti Stellantis abbia una visione ben precisa.

Ora vorrei parlare rapidamente di innovazione, un altro aspetto di estrema rilevanza per noi e per il Paese. In Italia stiamo investendo oltre cinque miliardi di euro in ricerca e sviluppo entro il 2030. Crediamo che l’Italia debba restare protagonista in un campo in cui si giocherà il futuro dell’industria. Nel 2025 abbiamo presentato più di 200 domande di brevetto, segnale di forte crescita rispetto all’anno precedente.

Infine, il lavoro fondamentale con la filiera italiana: confermiamo i sette miliardi di euro annui destinati agli acquisti di fornitori italiani. Abbiamo avviato diverse iniziative di confronto con la filiera. Un esempio concreto è quanto fatto per la nuova generazione di veicoli commerciali e quanto faremo per la nuova Alfa Romeo a Melfi, con un evento dedicato già previsto per il 19 settembre.

Alla luce di tutto questo, credo emerga con chiarezza l’ambiziosa direzione tracciata dal Piano Italia: nuovi prodotti, centralità degli stabilimenti, investimenti in innovazione e collaborazione stretta con i fornitori italiani.

Un impegno straordinario, che però da solo non è sufficiente. Il divario competitivo del nostro Paese rischia di penalizzarci nell’allocazione dei nuovi prodotti. Il costo dell’energia continua a essere una criticità significativa: in Italia paghiamo in media oltre 200 euro/MWh, più del doppio rispetto a Spagna e Francia. Il decreto bollette è un primo passo, ma servono misure più incisive.

Abbiamo chiesto alla Commissione Europea il riconoscimento dei settori energetici intensivi per accedere a incentivi e sgravi. Il vostro sostegno a Bruxelles sarebbe prezioso, così come sul territorio per i progetti su fotovoltaico e biomasse.

Sulle regole europee: servono correzioni, in particolare sui target per i veicoli commerciali (servono gradualità e obiettivi realistici) e sulle auto piccole (proponiamo super crediti per i veicoli elettrici piccoli prodotti in Europa). È importante congelare alcune regolamentazioni per almeno dieci anni.

Sul Made in Europe abbiamo condiviso con Volkswagen e Renault una posizione comune su cinque punti chiari per renderlo davvero efficace.

Prima di terminare, desidero ringraziare nuovamente il Ministro Urso per il lavoro svolto. Il PNRR e gli interventi del Ministero vanno nella giusta direzione. Incentivi per l’acquisto di auto piccole prodotte in Europa sarebbero benefici per famiglie, industria e ambiente.

Ringrazio tutti i presenti per il dialogo franco e costruttivo. Il mio auspicio è che tutti i protagonisti di questo tavolo continuino a offrire il loro supporto per il bene dell’industria automobilistica italiana.

Torna su