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A Dresda sgomma via Volkswagen, arrivano i cinesi di Byd?

Per Volkswagen la chiusura della fabbrica di Dresda nota come Gläserne Manufaktur è stata particolarmente dolorosa perché la prima in 88 anni di storia: ora però potrebbe aggiungersi l'onta di vederla finire nelle mani dei cinesi di Byd

Se l’indiscrezione trapelata nelle ultime ore fosse vera aggiungerebbe allo smacco subito da Volkswagen di aver dovuto chiudere per la prima volta nella sua storia un proprio impianto su suolo tedesco l’onta di vederlo riaprire dai competitor cinesi, in particolare da Byd.

Quegli stessi competitor – è indubbio – ai quali gli industriali tedeschi hanno insegnato negli ultimi 40 anni di presidio fisso della Cina come costruire auto. E soprattutto hanno insegnato loro a diventare quel pericolo costante e oramai imminente e ineludibile per l’industria di casa nostra che Bruxelles, tra dazi e Industrial Accelerator Act, non riuscirà certo ad arginare.

L’ONTA TEDESCA

In quella che la Bild definisce, forse con un po’ troppa enfasi sciovinista, “la fabbrica che simboleggia l’ingegneria tedesca”, ovvero la Gläserne Manufaktur (“fabbrica trasparente”) della quale Volkswagen si è disfatta lo scorso anno nell’ambito del proprio piano lacrime e sangue di risparmi nel tentativo di veder tornare i conti in carreggiata, potrebbero presto tornare ad accendersi le luci e riaprirsi i cancelli per sfornare auto elettriche cinesi a marca Byd.

DA COLONIZZATORI A COLONIZZATI

Un colpo basso all’orgoglio teutonico (i marchi tedeschi sono in Cina da 4 decadi e ora si stanno trasformando da colonizzatori a colonizzati) ma pure un evidente tentativo di infastidire Tesla che, 200 km più a Nord, ha la sua gigafactory europea.

Inaugurata nel 2002 e fortemente voluta dall’allora numero uno Volkswagen Ferdinand Piech per produrre la Phaeton – ammiraglia che nei piani originari avrebbe dovuto rappresentare la risposta di Vw a Bmw e Mercedes – nei fatti si è fermata a sole 84.235 vetture prodotte, non avendo mai avuto vita facile: progettata per sfornare 20mila vetture alla spina all’anno, nel 2023 aveva prodotto appena 6mila Id.3.

OPERAZIONE SIMBOLO O C’È DI PIÙ?

L’impianto è tra i più piccoli di Volkswagen: fin dall’inizio era stato scelto per essere più che una fabbrica una vetrina del reparto R&D del marchio tedesco dunque anche se Byd dovesse realmente stanziarvici, non potrebbe mai realmente impensierire la “vicina” Tesla che alle porte di Berlino ha una gigafactory che su carta potrebbe sfornare mezzo milione d’auto all’anno (anche se probabilmente Elon Musk intende frenare sulla produzione di auto elettriche: in fondo anche la Casa texana soffre la crisi del settore).

UNA COSTELLAZIONE DI FABBRICHE A PRESIDIO DEL VECCHIO CONTINENTE

Ma Byd non avrebbe a Dresda il suo impianto principale: quello sarà la fabbrica a Szeged, in Ungheria, con una capacità di 200.000 veicoli/anno. E in Turchia, subito alle porte dell’Europa politica, ci sarà il secondo hub, studiato per evitare i dazi di Bruxelles dato che Ankara gode di patti commerciali privilegiati con la Ue.

Dresda sarebbe però il suo avamposto strategicamente piazzato nel cuore dell’Europa. Da tempo il management cinese ha gli occhi fissi sulla Germania e finora è stato frenato dagli alti costi dell’energia, ma uno stabilimento simbolico come la “fabbrica trasparente” costituirebbe pure una operazione di marketing utile a far conoscere agli europei un marchio i cui conti dicono da tempo che ha bisogno di espandersi nel Vecchio continente alla velocità della luce.

 

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