Sui nomi – Grizzly e Koala, ma per alcuni quest’ultima sarebbe Giga Panda se non persino Multipla – c’è ancora parecchia confusione, sulle fattezze meno (entrambe suv, una più tradizionale e una che richiamerebbe le forme del coupé, entrambe prodotte sulla piattaforma Stellantis Smart Car), mentre è quasi certo un aspetto: avranno il marchio Fiat ma saranno prodotte in Marocco.
STELLANTIS CORRE IN MAROCCO…
Le intenzioni di Stellantis per ciò che riguarda il Marocco sono note da tempo. Le nuove indiscrezioni però ufficializzerebbero quanto si temeva: ovvero che il Paese nordafricano stia diventando un nuovo hub Fiat, affiancandosi se non persino sostituendosi in larga parte agli stabilimenti dell’Europa dell’Est.
…MENTRE CONTINUA A INCHIODARE IN ITALIA
Tutto questo mentre rallenta costantemente la produzione del Gruppo italo-francese in Italia. Titolava a gennaio Quattroruote: “La produzione di auto in Italia torna ai livelli di 70 anni fa”. Gli faceva eco Il Sole24Ore: “Stellantis, produzione italiana in calo del 20% nel 2025. Mirafiori unica crescita”.
IL 2025 ITALIANO DI STELLANTIS
Persino il governo, il primo a essersi dotato di un dicastero “del Made in Italy”, che per i primi due anni ha insistito affinché Stellantis riportasse la produzione italiana al di sopra della soglia psicologica del milione di unità, sembra avere gettato la spugna.
I numeri di Fim-Cisl sono, del resto, impietosi: nel 2025 negli stabilimenti Fiat, Maserati, Lancia e Alfa Romeo lungo la penisola sono state realizzate complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con un calo del 20% rispetto all’anno precedente, finora ritenuto quello peggiore della storia dell’automotive italiano.
CONCORRENDA DA EST E DA SUD
Mentre negli impianti di Cassino, Pomigliano, Melfi, Modena e Atessa il crollo della produzione è stato a doppia cifra, i giorni di cassa integrazione si susseguono in maggior numero rispetto a quelli di apertura (nei quali comunque si procede a scartamento ridotto) e i rappresentanti dei lavoratori continuano a chiedere a gran voce che nuovi modelli vengano destinati a stabilimenti da troppo tempo al palo, stride la volontà della dirigenza di realizzare le futuribili Fiat Grizzly e Koala in Marocco, nella fabbrica di Kenitra.
Il timore dei dipendenti è di dover patire nuova concorrenza interna da parte degli impianti che il Gruppo ha nel Nord Africa, non fosse già sufficiente quella rappresentata dai Paesi dell’Europa dell’Est (lamentavano infatti lo scorso autunno i sindacati: “È necessario continuare a monitorare con attenzione l’andamento produttivo anche della Panda, considerando la concorrenza diretta della nuova Panda elettrica che sarà prodotta nello stabilimento di Kragujevac, in Serbia”).
Col paradosso dato dal fatto che, mentre il 2026 sul fronte delle vendite sembra essersi aperto nel migliore dei modi per Fiat, con 63mila immatricolazioni in tutta Europa e un incremento del 36,9% su base annua, la produzione italiana potrebbe comunque restare in una situazione di grande sofferenza.
COSA SI PRODUCE A KENITRA
L’impianto marocchino in questione produce già modelli di spicco: dal 2019 sforna la Peugeot 208, mentre in quelli successivi era stato avviato l’assemblaggio del quadriciclo elettrico Citroën Ami che l’ha poi reso la culla più ovvia per la Fiat Topolino che il nostro governo, quando ancora battagliava con Stellantis, bloccò nei porti italiani per via della norma sull’Italian sounding. Sempre a Kenitra si sfornano le altre microcar del Gruppo, ovvero le Opel Rocks-e.
Ma con la mobilità elettrica che sta subendo forti ridimensionamenti pare che adesso quelle linee frutto di un investimento piuttosto recente da 300 milioni di euro saranno presto destinate a vetture più tradizionali. Stellantis ha grandi interessi per l’area nordafricana, considerato anche l’hub Fiat di Tafraoui, in Algeria. E parallelamente per non scontentare il presidente americano Donald Trump ha già annunciato di voler investire 13 miliardi negli Usa: la paura dunque è che il Gruppo abbia la testa rivolta al di là dell’Atlantico e preferisca concentrarsi, per ciò che riguarda le operazioni mediterranee, sul Nord Africa anziché sugli impianti storici europei.
Se tali timori siano fondati o meno, dal momento che attualmente si basano solo su indiscrezioni di stampa, lo si saprà solo il prossimo 21 maggio al momento della presentazione del nuovo piano industriale, il primo dell’era Filosa. Che, segnale poco rassicurante per l’Europa, sarà reso noto durante un evento negli Stati Uniti.







