All’assemblea di EssilorLuxottica a Parigi, Francesco Milleri non alza i toni ma lascia messaggi molto netti. Parlando a margine dei lavori, il numero uno del gruppo e presidente di Delfin interviene sui dossier più delicati dell’impero Del Vecchio, a partire dal riassetto della holding e dalle scelte recenti di Leonardo Maria Del Vecchio. Il filo conduttore è uno solo: stabilità, da ricostruire dopo anni di equilibrio precario tra gli eredi.
LA SEMPLIFICAZIONE SECONDO MILLERI
È proprio sul riassetto di Delfin che Milleri si espone con maggiore chiarezza. Il giudizio sull’operazione che porterà Leonardo Maria Del Vecchio – tramite la Lmdv Fin – al 37,5% del capitale è chiaro e il top manager lo affida a una frase che suona quasi come un richiamo all’ortodossia del fondatore: “Semplificare è sempre una cosa buona. Questo ce l’ha insegnato Leonardo Del Vecchio”.
L’acquisizione delle quote di Luca e Paola Del Vecchio – ciascuno titolare del 12,5% – è stata approvata dall’assemblea con sei voti favorevoli su otto, quindi senza un accordo compatto tra gli eredi. Ma nella lettura di Milleri il punto non è il conflitto bensì l’esito: “È un processo che porta alla semplificazione: se rimarranno sei o cinque azionisti con le loro diversità, sarà molto più facile trovare delle soluzioni buone per la società e per il paese”.
L’assetto a otto soci ha rallentato le decisioni; la riduzione degli azionisti mira quindi a rendere più rapide le maggioranze, senza modificare la governance.
IL VOTO SU MPS E LA LINEA DEI “RISULTATI”
La stessa impostazione si ritrova anche nella partita bancaria. Delfin è il primo azionista del Monte dei Paschi di Siena con il 17,5%, e il voto favorevole alla lista Plt per il rinnovo del cda ha suscitato scalpore. Milleri però rivendica la scelta, sottolineando che è stata presa “all’unanimità del board” sulla base delle indicazioni di advisor bancari e legali. Il presidente di Delfin ribadisce un principio destinato a restare. “Non ci interessiamo né delle persone né della governance, ci interessiamo dei risultati”, dice, facendo riferimento alla conferma di Luigi Lovaglio alla guida di Mps, che ha segnato la sconfitta della linea Caltagirone.
È una presa di posizione che chiarisce il perimetro d’azione della holding. Un approccio che, nel contesto del risiko bancario in corso, lascia aperte molte opzioni, soprattutto in relazione ai rapporti tra Mps, Mediobanca e Generali.
IL DEBITO E IL PORTAFOGLIO: LA LEVA DELLE PARTECIPAZIONI
Un tema che attraversa tutte queste partite è quello finanziario. L’operazione con cui Leonardo Maria Del Vecchio rileverà le quote dei fratelli si regge su un finanziamento da circa 10 miliardi di euro concesso da un pool di banche internazionali, tra cui Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole. Si tratta di un debito rilevante, che inevitabilmente riporta al centro il portafoglio di partecipazioni di Delfin.
Milleri, su questo punto, mantiene una linea prudente ma non esclude nulla: “Qualsiasi cosa può essere fatta, ma c’è un consiglio che ha sempre deciso all’unanimità”.
La struttura degli asset rappresenta una delle leve più importanti dell’intero sistema. Oltre al 32,4% in EssilorLuxottica, considerato il perno industriale e quindi non in discussione, Delfin detiene partecipazioni rilevanti nel sistema finanziario italiano ed europeo. Il 17,5% in Mps vale circa 4,8 miliardi, la quota intorno al 10% in Generali supera i 6 miliardi ai valori recenti di Borsa, mentre il 2,7% in Unicredit si aggira intorno ai 2,6 miliardi. A queste si aggiungono altre partecipazioni come quella in Covivio (26%), che contribuiscono a portare il valore complessivo del portafoglio a livelli prossimi ai 15 miliardi.
In questo contesto, la possibilità di dismissioni selettive diventa uno strumento concreto, sia per sostenere il servizio del debito sia per eventuali operazioni strategiche. Il tema non è solo finanziario, ma anche industriale e politico, perché riguarda asset che sono al centro degli equilibri del capitalismo italiano.
Unicredit, ad esempio, è uno degli attori più attivi nello scenario attuale e guarda con attenzione alle possibili evoluzioni sia su Mps sia su Generali. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha già costruito una partecipazione intorno al 9% nel Leone, mentre Delfin ne detiene circa il 10%, e potrebbe trovare proprio nelle quote della holding una leva per ulteriori sviluppi. Allo stesso tempo, Delfin è il primo azionista del Monte dei Paschi con il 17,5%, una partecipazione che rappresenta uno snodo cruciale per qualsiasi ipotesi di consolidamento, anche perché dentro la banca senese è custodito un ulteriore 13% circa di Generali riconducibile a Mediobanca, destinato a pesare nelle future partite di sistema.
I tempi, tuttavia, non appaiono immediati. Un’eventuale cessione della partecipazione in Generali non sarebbe all’ordine del giorno prima di un possibile riassetto più ampio che includa il rapporto tra Mps e Mediobanca.
PIÙ PESO A LEONARDO MARIA, MA GOVERNANCE INVARIATA
Il rafforzamento di Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% cambia comunque gli equilibri interni. Pur restando un socio di minoranza, il suo peso diventa determinante nelle decisioni che richiedono maggioranze qualificate. In particolare, può influenzare scelte cruciali come la distribuzione dei dividendi o eventuali operazioni straordinarie, senza però avere il controllo della holding.
Resta infatti invariata la struttura di governance disegnata dal fondatore, che attribuisce al consiglio di amministrazione un ruolo centrale e limita fortemente l’intervento diretto degli azionisti. In questo senso, il rafforzamento di Leonardo Maria non altera l’impianto, ma contribuisce a renderlo più funzionale, riducendo il rischio di stalli decisionali.
C’è poi un altro elemento rilevante, meno visibile ma significativo: l’operazione consente di riportare in Italia una quota importante della ricchezza di Delfin, grazie all’utilizzo di una finanziaria di diritto italiano.
ESSILUX TRA DIVIDENDI, MEDTECH E NUOVE MOSSE
Nel frattempo, Essilux continua a rappresentare il baricentro dell’impero. L’assemblea ha approvato tutte le delibere, inclusa la distribuzione di un dividendo di 4 euro per azione, e ha confermato la fiducia nella strategia delineata dal management. Il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi intorno ai 28,5 miliardi di euro, in crescita a doppia cifra, mentre l’utile netto si è attestato a poco più di 2,3 miliardi, in lieve flessione rispetto all’anno precedente, con un margine operativo intorno al 16%.
Milleri insiste sulla trasformazione del gruppo, che si sta progressivamente spostando verso il med-tech, con l’obiettivo di costruire un ecosistema integrato attorno alla vista e ai dispositivi indossabili. La partnership con Meta viene indicata come uno dei pilastri di questa evoluzione, avendo dato vita a una nuova categoria di prodotto come gli smart glasses.
Parallelamente, resta aperto il fronte delle acquisizioni. Il gruppo continua a monitorare opportunità in tutto il proprio perimetro di attività e non nasconde l’interesse per realtà come Amplifon, pur senza sviluppi concreti al momento. L’audio viene indicato come uno degli ambiti più promettenti, in linea con una strategia che punta a integrare tecnologie e servizi piuttosto che a crescere semplicemente per dimensione.
IL PERNO MILLERI
In questo intreccio tra assetti industriali e partite finanziarie, il ruolo di Francesco Milleri resta quello di garante dell’equilibrio complessivo. È lui il punto di continuità tra la visione del fondatore e la nuova fase segnata dall’ascesa di Leonardo Maria Del Vecchio.
La sua posizione, rafforzata negli anni anche dalle indicazioni testamentarie di Leonardo Del Vecchio, continua a essere centrale sia nella gestione operativa di EssilorLuxottica sia nel funzionamento di Delfin.
Dalle sue parole emerge una linea chiara: accompagnare il riassetto di Delfin, tenere fuori dal perimetro qualsiasi ipotesi sulla quota in EssilorLuxottica e, allo stesso tempo, non escludere interventi sulle partecipazioni finanziarie, da Mps a Generali, se funzionali all’equilibrio della holding.







