Caro direttore, “può bastare chiamarsi Leonardo Maria, nonostante la riduzione in Leonardino, cioè mezzo nome del grande padre, per poter ottenere 10 miliardi di crediti da primarie banche italiane e straniere al fine di diventare l’azionista di riferimento dello straordinario gruppo Essilor-Luxottica?”.
Faccio mia la domanda che campeggiava sabato scorso nell’editoriale del settimanale Milano Finanza, per nulla azzerbinato su Del Vecchio jr, che puntava al controllo del gruppo Class editori di Milano Finanza e di altre testate.
Ma al netto del livore del fondatore e direttore del gruppo editoriale Class verso “Leonardino”, la domanda non è peregrina e sorge spontanea dopo quanto è successo oggi.
Oggi infatti c’è stato il via libera dei soci Delfin al riassetto che porterà Leonardo Maria Del Vecchio a diventare il primo azionista con il 37,5% della finanziaria a capo dell’impero EssilorLuxottica e di quote di spicco in Mps (17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%).
Stamattina si è tenuta l’assemblea degli azionisti di Delfin. Erano due i punti all’ordine del giorno: 1) la distribuzione per tre anni dell’80% degli utili; 2) l’acquisizione delle quote di Luca e Paola Del Vecchio da parte di Leonardo Maria Del Vecchio attraverso il veicolo LMDV Fin.
Gli azionisti di Delfin, rappresentati dai figli di Leonardo Del Vecchio, Claudio, Paola, Marisa, Leonardo Maria, Luca e Clemente e la moglie Nicoletta Zampillo insieme al primo figlio di lei, Rocco Basilico, tutti con una quota del 12,5% a testa, da tempo erano alla ricerca di un accordo che possa sistemare il dossier dell’eredità e restituire alla finanziaria stabilità e un assetto definitivo. La prima delibera, quella dei dividendi, secondo quanto si apprende, sarebbe stata votata a favore da sette su otto soci, con il voto contrario solo di Rocco Basilico. Di riflesso, per tre anni (2025-2027) gli azionisti hanno approvato la distribuzione dell’80% degli utili di Delfin. La seconda delibera era rappresentata dall’acquisto da parte di Leonardo Maria, attraverso il veicolo LMDV Fin, delle quote dei fratelli Luca e Paola, punto votato a favore da sei su otto soci, con il voto contrario di Rocco Basilico e Claudio.
“Si è arrivati fin qui dopo quasi quattro anni in cui si sono susseguiti diversi tentativi di intesa in seno alla proprietà, tutti andati a vuoto – ha sottolineato il Sole 24 ore – Da qui la necessità di superare l’impasse attraverso un riassetto azionario capace di consegnare una quota di maggioranza relativa nelle mani di un solo azionista e creare così le condizioni per sbloccare lo stallo decisionale che governa da tempo l’assemblea della finanziaria. In quest’ottica Leonardo Maria Del Vecchio, quarto figlio del fondatore di Luxottica, chief of strategy officer del colosso EssilorLuxottica e presidente di Ray Ban, ha inviato alla Delfin la proposta di esercizio della prelazione e dunque la volontà di rilevare il 12,5% a testa di Luca e Paola, un percorso quest’ultimo previsto dallo statuto. Luca e Paola avevano infatti chiesto negli scorsi mesi di trasferire le loro partecipazioni in una società personale.
Tecnicamente nei prossimi giorni – ha aggiunto il Sole 24 ore – sarà firmato l’accordo con Paola e Luca, del valore di 10 miliardi, e a partire da allora ci saranno 40 giorni in cui i soci potranno presentare obiezioni. Tuttavia, anche nel caso in cui gli azionisti puntassero il dito sul ruolo del veicolo costituito da Leonardo Maria, si apprende, l’imprenditore procederebbe in prima persona a rilevare quelle azioni. Nelle prossime settimane saranno perfezionati anche gli accordi con le banche creditrici. Accordi che, secondo indiscrezioni, prevederebbero a garanzia il pacchetto del 25% che Leonardo Maria si appresta a rilevare. Non risulterebbero, al contrario, obblighi nella cessione delle partecipazioni finanziarie di Delfin.
C’è da dire che invece di un condominio rissoso – e con inquilini imparentati e dunque inviperiti l’un contro l’altro – è preferibile un proprietario unico. Resta da capire se il proprietario unico confermerà la fiducia all’amministratore (Francesco Milleri) e se ha le idee chiare su quale direzione di marcia indicare per la holding che detiene oltre Essilux anche partecipazioni finanziarie di peso nella filera Mps-Mediobanca-Generali.
Permettimi di dire, caro direttore, non solo sulla scorta di un recente libro di Mario Giordano sugli eredi delle grandi dinastie degli industriali italiani, che nutro qualche dubbio sull’erede in questione. Anche per le prime sortite pubbliche: interviste sulfureee, presenze tv vacue, proclami inconsistenti, gargarismi sull’etica, spruzzate umanitaristiche alla Sant’Egidio. Ma anche per le prime mosse: dedicarsi allo shopping di testate giornalistiche ammantando l’opera in una sorta di filantropia bipartisan.
Caro direttore, spero di sbagliarmi. Ovviamente.
Per ll momento, osserviamo quanto ora scriveranno i giornali sulle intese in fieri tra Delfin e Unicredit per Generali, su cui non mi dilungo perché Start Magazine ha già scritto tutto nei giorni scorsi.
Buon lavoro
Gianluca Zappa





