Più che i conti, pesano le aspettative. Da inizio anno EssilorLuxottica ha lasciato sul terreno oltre il 30% alla Borsa di Parigi, arrivando a perdere circa il 37% rispetto ai livelli di gennaio e quasi 100 euro per azione. Una flessione in un certo senso anomala per una società che continua a veder crescere i ricavi e che, almeno sulla carta, presenta fondamentali ancora solidi. A deprimere il titolo è un intreccio di fattori: aspettative molto elevate sugli occhiali intelligenti, margini sotto pressione, revisioni al ribasso delle stime da parte delle banche d’affari, l’impatto dei dazi americani e le liti tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio attorno al riassetto di Delfin, primo azionista del gruppo italo-francese guidato da Francesco Milleri.
PERCHÉ GLI ANALISTI HANNO TAGLIATO LE STIME
L’ultima grande ondata di vendite è arrivata dopo il nuovo giudizio di Goldman Sachs, anche se il titolo perde anche oggi in Borsa (-2,7% a Parigi). La banca americana ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita organica dei ricavi per il 2026, portandole dal 10,8% all’8,5%, alla luce di un contesto di consumi più incerto e confronti con risultati già molto elevati nella seconda metà del 2025. Contestualmente ha ridotto il target price da 260 a 230 euro, pur confermando la raccomandazione di acquisto. Pochi giorni prima anche Deutsche Bank aveva invitato alla prudenza, prevedendo un secondo trimestre con un utile operativo sostanzialmente piatto e mantenendo il giudizio “Hold”, con un prezzo obiettivo limato da 183 a 181 euro.
Le revisioni degli analisti si sono così sommate alla reazione, piuttosto fredda, seguita alla pubblicazione dei ricavi del primo trimestre 2026. Il gruppo che produce RayBan ha registrato un fatturato di 7,12 miliardi di euro, in crescita del 10,8% a cambi costanti e del 4,1% a cambi correnti, centrando il terzo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra a cambi costanti. Numeri positivi, ma sostanzialmente in linea con le attese del mercato, che si aspettava qualcosa di più.
IL NODO SMART GLASSES E LA SFIDA DEI BIG TECH
Il punto più delicato resta quello degli smart glasses sviluppati con Meta. Per EssilorLuxottica rappresentano il principale motore della crescita futura e il pilastro della strategia di trasformazione verso il med-tech. Per gli investitori, invece, sono ancora una scommessa da verificare. Goldman Sachs ritiene che il maggiore peso dei wearable possa comprimere temporaneamente i margini, mentre Bernstein osserva che il primo trimestre non ha dissipato i dubbi né sulla velocità di diffusione degli AI glasses né sulla loro capacità di generare redditività nel breve periodo. Il gruppo, dal canto suo, sostiene che l’aumento dei volumi consentirà un progressivo miglioramento dei margini.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è la concorrenza dei giganti della tecnologia. Gli annunci di Google e Apple nel settore degli occhiali intelligenti alimentano l’incertezza degli investitori, che faticano a capire quale spazio riuscirà a ritagliarsi EssilorLuxottica in un mercato ancora agli inizi ma destinato a diventare sempre più affollato. Secondo diversi analisti, le azioni del gruppo potrebbero diventare sempre più sensibili non solo ai risultati trimestrali, ma anche alle mosse dei grandi operatori tecnologici.
DAZI E MARGINI SOTTO PRESSIONE
Alle incognite industriali si aggiungono poi quelle macroeconomiche. Durante l’assemblea degli azionisti di aprile, Francesco Milleri ha riconosciuto che il valore di mercato del gruppo e la quotazione del titolo “non sono allineati”, attribuendo parte della debolezza del titolo a fattori esterni come le tensioni geopolitiche, i dazi statunitensi e le oscillazioni valutarie. Il direttore finanziario Stefano Grassi ha quantificato in circa 300 milioni di euro l’impatto dei dazi Usa sull’utile operativo del 2025, pari a circa l’1% della profittabilità del gruppo.
Anche i conti del 2025, pur mostrando una crescita del fatturato fino a 28,5 miliardi di euro, raccontano una storia meno brillante se si guarda alla redditività. L’espansione a cambi correnti si è fermata al 7,5%, mentre l’utile netto adjusted è aumentato appena dell’1,1%. Se si considerano invece i dati contabili non rettificati, sia l’utile ante imposte sia l’utile netto risultano in calo. A incidere sono stati proprio i dazi e il crescente peso degli AI glasses, che oggi garantiscono margini inferiori rispetto agli occhiali tradizionali.
LA GUERRA IN DELFIN AGITA LA BORSA
C’è però un altro elemento che va oltre i numeri di bilancio e che il mercato sembra considerare sempre più rilevante: la governance. Le tensioni tra gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio e il riassetto di Delfin hanno aperto una fase di forte incertezza. Uno scontro che si è allargato anche al consiglio di amministrazione della holding, dove sono emerse divisioni tra il presidente Francesco Milleri e l’amministratore delegato Romolo Bardin sul progetto di riorganizzazione e sul sostegno al piano di Leonardo Maria Del Vecchio. Al momento sono diverse le strade ancora aperte, tra l’opzione buyback e addirittura l’ipotesi di una scissione della cassaforte lussemburghese. Secondo diverse ricostruzioni, proprio questo “rischio governance” è uno dei fattori che gli investitori stanno incorporando nelle valutazioni del titolo.
Le conseguenze non sono soltanto teoriche. Il ribasso delle azioni rende poco conveniente il cosiddetto script dividend – il meccanismo che consente di incassare il dividendo in nuove azioni invece che in contanti – aumenta le garanzie richieste dalle banche che finanziano l’acquisto delle quote Delfin da parte di Leonardo Maria Del Vecchio e mantiene alta l’attenzione sulla stabilità della holding che, oltre a EssilorLuxottica, controlla partecipazioni rilevanti in Generali, Mps, UniCredit e Covivio.
Nel frattempo il gruppo continua comunque a investire. La recente acquisizione di Faro, azienda veneta specializzata nelle tecnologie produttive per l’occhialeria raccontata nei giorni scorsi anche da Startmag , conferma la volontà di rafforzare la filiera industriale e le competenze tecnologiche. Per la Borsa, però, al momento non è sufficiente. Tra aspettative elevate sugli smart glasses, pressioni sui margini, revisioni delle stime e incertezze sulla governance, il mercato continua a chiedere prove più convincenti prima di tornare a premiare il titolo.






