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Agricoltura

Per l’Italia, nel 2016, l’incidenza dei mercati extraeuropei per le esportazioni del settore agricoltura è stata pari al 36%

 

Raccogliere idee e progetti e trasformarli in azioni concrete, per migliorare il settore dell’agricoltura e promuovere strategie nazionali per il commercio internazionale. È questo l’obiettivo di GROW! – l’Action Tank di Agrinsieme, coordinamento nazionale che riunisce CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative e Copagri, focalizzato sul futuro degli accordi di libero scambio per il settore agroalimentare.

La prima edizione di Action Tank si è svolta il 10 ottobre 2017 al Tempio di Adriano,alla Presenza del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina e John Clarke, Direttore Politiche Internazionali della DG Agri della Commissione Europea, oltre a quaranta rappresentanti delle aziende aderenti.

Cosa è GROW!?

Grazie alla piattaforma GROW!, Agrinsieme intende mettere a disposizione di associati, istituzioni e Governi un innovativo laboratorio di riflessione sulle policy che influenzano il futuro del settore.

Il format “permette un confronto diretto tra gli imprenditori e i decisori su un tema strategico come il commercio internazionale”, ha dichiarato Giorgio Mercuri, coordinatore nazionale di Agrinsieme.

Grow: focus su accordi di libero scambio

L’impegno di Grow è focalizzato sul futuro degli accordi di libero scambio. “Imprese e cooperative agricole possono trarre grandi benefici dall’apertura dei mercati e il ritorno ai protezionismi avrebbe un impatto negativo sul settore, nonché sui consumatori. Siamo convinti che gli accordi di libero scambio debbano essere basati su principi di equilibrio e reciprocità e avere come principale obiettivo l’eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie, che, di fatto, risultano essere l’ostacolo maggiore all’export dei nostri prodotti. Occorre fissare allo stesso tempo principi base a livello europeo e salvaguardare le certificazioni di qualità”, ha spiegato Giorgio Mercuri.

Secondo Agrinsieme, la chiusura degli accordi di libero scambio dovrebbe essere preceduta da una valutazione complessiva e dinamica di impatto elaborata dalla Commissione europea e condivisa con il mondo produttivo.

Non solo. Per Agrinsieme, è necessario che tutti gli operatori del settore lavorino ad una armonizzazione delle procedure, della documentazione e degli standard sanitari e fitosanitari e posta una particolare attenzione al contrasto alla contraffazione, per tutelare la reputazione delle produzioni agroalimentari europee nei confronti dei consumatori e dei mercati internazionali.

L’Unione Europea e gli accordi di libero scambio

L’Unione Europea ha concluso al momento 30 accordi con altri Paesi, mentre 43 sono provvisoriamente in vigore (tra cui quello recente con il Canada) e 20 risultano in fase di negoziazione. A fornire qualche numero sugli accordi di libero scambio è uno studio condotto da Nomisma e presentato dal Direttore Area Agricoltura e Industria Alimentare Denis Pantini, focalizzato sugli accordi commerciali regionali e sul ruolo dei Paesi terzi per gli scambi di prodotti agroalimentari dall’Unione Europea e dall’Italia.

La Commissione europea “si attende di portare a termine entro il 2020 tutti gli accordi di libero scambio ora in discussione e che le misure ivi previste entrino a pieno regime entro il 2030. La Commissione sta inoltre puntando molto sulla promozione dell’agroalimentare europeo attraverso missioni di alto livello finalizzate ad aprire diversi mercati emergenti”, ha affermato John Clarke, Direttore Politiche Internazionali della DG Agri della Commissione Europea.

Tra i settore più rilevanti

Per l’Europa, sempre secondo il rapporto Nonisma, il settore agricolo è tra quelli più incisivi: nel 2016, la UE ha esportato prodotti agroalimentari verso Paesi terzi per un valore complessivo di 125 miliardi di euro, diventando il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti. Vini e bevande, pasta e prodotti da forno, carni, formaggi rappresentano i principali prodotti esportati, con una prevalenza di quelli trasformati (81%) rispetto ai beni primari (19%).

Bene i mercati extraeuropei per Italia

Guardando alla geografia si confermano di grande importanza i Paesi terzi per l’agroalimentare italiano: su un totale di 30,9 miliardi di prodotti food & beverage esportati nel 2016, l’incidenza dei mercati extraeuropei è stata pari al 36%.

Le esportazioni verso l’interno e l’esterno della UE sono cresciute complessivamente del 150% dal 2000 al 2016. Olio d’oliva e vino sono i prodotti Made in Italy per i quali i Paesi terzi detengono un peso superiore alla media (rispettivamente 65% e 48% dell’export). Per alcune denominazioni di particolare prestigio, come i rossi Dop della Toscana e i bianchi Dop di Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, l’incidenza dei mercati non-UE supera il 60% dei valori esportati.

È importante, in questo senso, continuare a “tutelare le indicazioni geografiche nel quadro degli accordi di libero scambio: grazie al recente accordo UE-Canada (CETA), il prosciutto di Parma DOP può ora accedere al mercato canadese con la propria denominazione, mentre quelli già in commercio non prodotti in Italia non potranno riportare sull’etichetta elementi evocativi del nostro Paese”, ha affemaro Denis Pantini.

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