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RCS Talk Clima

Energia, come spingere sulle fonti alternative?

Chi c'era e che cosa si è detto Business Talk di RCS "Fonti Alternative e Climate Change – 4a Edizione".

L’importanza delle energie rinnovabili e l’analisi dei piani alternativi alle fonti fossili, in un’ottica di riduzione delle emissioni. E, ancora, cosa prevedono le direttive europee e quali posizioni assume l’Italia nel panorama globale. Di questi temi si è discusso oggi durante il Business Talk di RCS “Fonti Alternative e Climate Change – 4a Edizione”. Organizzato dalla RCS Academy in collaborazione con la redazione Economia di Corriere della Sera, l’evento è stato una mattinata di confronto tra imprenditori, manager e rappresentanti delle istituzioni.

PICHETTO FRATIN: OBIETTIVI SI RAGGIUNGONO ANCHE CON IL NUCLEARE

Il primo ad intervenire è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha spiegato: “nel 2024 l’Italia raggiungerà gli 8 GW di energia rinnovabile installata, ma per traguardare gli obiettivi climatici europei al 2030 e al 2050 sarà necessario ricorrere al nucleare”.

“Siamo totalmente impegnati su ricerca e sperimentazione – ha affermato Pichetto – che vede coinvolti, governo, Enea, con sperimentazioni in corso come a Frascati e altri fronti di ricerca sui piccoli reattori come Newcleo. Questi percorsi ci daranno i piccoli reattori pronti per gli Anni 30, ma tutto questo deve avere un quadro giuridico completo. Le nostre imprese stanno lavorando con miliardi di commesse sul fronte del nucleare francese, americano o delle sperimentazioni. È un nuovo fronte che si apre – ha aggiunto il ministro – e sono convinto che per avere continuità nell’energia c’è bisogno di nucleare, una somma di reattori da 3-400 MW dando continuità ad un mix di rinnovabili e naturalmente del nucleare, con il venir meno dei combustibili fossili. In attesa naturalmente di quel nucleare da fusione che avremo più avanti”.

CORVARO: FONTI RINNOVABILI VANNO INTEGRATE CON SISTEMI DI STORAGE

“La COP28 – Francesco Corvaro, Italian Special Envoy for Climate Change del Ministero degli Affari Esteri – ha rappresentato una svolta, perché ha introdotto il concetto di transizione dai combustibili fossili, ma anche di neutralità tecnologica. È stata stilata una serie di risorse alternative ai fossili per produrre energia elettrica, e in questo l’Italia sta procedendo. Il governo è impegnato per aumentare la produzione da fonti rinnovabili, sapendo che questa può coprire una certo tipo di richiesta energetica, ma da sola non riesce a coprire tutte le necessità”.

“Per l’Italia è strategico avere una sicurezza energetica – ha aggiunto Corvaro -, e per questo dobbiamo porci il problema della filiera completa quando parliamo di fonti rinnovabili. Dal momento che le rinnovabili non sono prevedibili e alcune sono più programmabili di altre, per far fronte ad un impegno nazionale di richiesta di elettricità che aumenta sempre di più, queste fonti rinnovabili vanno integrate coi sistemi di storage”.

MONTELEONE (ENEA): GARANTIAMO INNOVAZIONE TECNOLOGICA AL PAESE

“A livello Paese dovremmo sfruttare di più la biomassa, che è una fonte rinnovabile che, a differenza del fotovoltaico e dell’eolico, è programmabile e non discontinua”, ha affermato Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento Fonti rinnovabili e Tecnologie energetiche dell’ENEA, che ha aggiunto: “l’idrogeno ci consente di intervenire lì dove non possiamo intervenire con il vettore elettrico. Bisogna mantenere entrambi gli approcci, sono due vettori che non si fanno la guerra, ma si abilitano l’uno con l’altro. Infine, il modello culturale necessariamente dovrà cambiare nell’approccio energetico. I consumatori diventeranno anche produttori (prosumer), sistemi energetici integrati, produzione di energia decentralizzata, comunità energetiche… tutti temi che si portano dietro una richiesta di innovazione tecnologica. Per decarbonizzare servono infatti nuove tecnologie verdi. Noi come ENEA garantiamo innovazione tecnologica a supporto del Paese e della nostra industria”.

REGINA: CHIEDIAMO AD ISTITUZIONI EUROPEE DI LAVORARE SUL MERCATO UNICO

“Io credo che per troppo tempo le scelte sulle politiche energetiche si siano concentrate solo sull’aspetto della sostenibilità ambientale, spesso sottovalutandone la portata e la complessità del percorso, dando per scontato che potessimo disporre di risorse energetiche in grandi quantità e a prezzi competitivi”. Così Aurelio Regina, presidente del Gruppo Tecnico Energia di Confindustria.

“Poi – ha aggiunto Regina – con la crisi del 2022, abbiamo scoperto il tema della sicurezza energetica e che i prezzo dell’energia erano molto differenti da Paese a Paese, e che questo crea degli scompensi. Per una corretta politica energetica, non si può privilegiare un aspetto, bisogna tenerli in piedi tutti e tre – competitività sicurezza e sostenibilità ambientale – inserendoli in un percorso realistico. È stato sottovalutato il costo del processo di decarbonizzazione del sistema produttivo e dell’intero sistema Paese. Secondo uno studio che abbiamo svolto lo scorso anno insieme a RES, l’Italia, da qui al 2030, dovrebbe investire 1.100 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Dobbiamo anche garantire che le imprese stiano sul mercato, e chiediamo che la nuova Commissione e il nuovo Parlamento europei lavorino sul mercato unico dell’energia, perché l’energia non può diventare un motivo di competizione all’interno dell’Unione europea, altrimenti cadrebbe il principio base del mercato unico europeo”.

SICLARI (ISPRA): SFIDA CLIMATICA È LA PIÙ IMPORTANTE DA AFFRONTARE

Secondo Maria Siclari, direttore generale di ISPRA, “la sfida climatica è la più importante che dovremo affrontare, perché i suoi impatti sono rilevanti sull’ambiente e sulla salute dell’uomo. Dagli studi che abbiamo effettuato è emerso che c’è una correlazione diretta tra cambiamento climatico, disponibilità della risorsa idrica e innalzamento della temperatura”.

“Il mese di marzo 2024 – ha aggiunto Siclari – è il decimo mese di fila più caldo di sempre. Oltre all’innalzamento della temperatura, ci preoccupano anche gli estremi di calore registrati negli ultimi 10 anni, che sono intensi e frequenti, con ondate cdi calore lunghe 4-5 giorni. Anche in Italia abbiamo avuto eventi meteoclimatici estremi di questo tipo, che influiscono sulla disponibilità dell’acqua, ma anche sul sostentamento degli ecosistemi naturali, quindi sulla portata dei fiumi, sulla capacità delle falde acquifere di ricaricarsi e sui livelli dei laghi”.

PAREGLIO (DELOITTE): CLIMATE CHANGE ATTENZIONATO DA OLTRE 50% AZIENDE

Per Stefano Pareglio, presidente Deloitte Climate & Sustainability, “dopo gli eventi geopolitici e climatici avvenuti negli ultimi 3-4 anni, possiamo dire che il mondo si sta spezzando e che la globalizzazione è in una fase forse nuova. Ciononostante, il WEF ci dice che, per le grandi economie nazionali, il cambiamento climatico continua ad essere in cima all’attenzione”.

“Deloitte – ha aggiunto Pareglio – ha condotto un’indagine a livello mondiale sui dirigenti di 2.400 aziende, ed è emerso che il tema del cambiamento climatico è all’attenzione di oltre il 50% dei rispondenti, e gli italiani sembrano essere più sensibili rispetto alla media globale. L’Europa è la parte del mondo che si è data gi obiettivi climatici più progressivi, e di questo è stata anche accusata, perché non è sufficiente darsi una politica di obiettivi, bisogna essere conseguenti in tuto il percorso. Il clima sta mutando forse ancor più rapidamente di quanto ci aspettavamo, quindi le mosse dell’Europa sono corrette”.

GIUSSANI (A2A): ITALIA PUÒ ARRIVARE AL 58% DI AUTONOMIA ENERGETICA

“Noi guardiamo ad un obiettivo molto sfidante al 2030 come sistema Paese, ma questo è un obiettivo intermedio, perché al 2050, per traguardare il net zero, serve un’ulteriore accelerazione”, ha ricordato Lorenzo Giussani, direttore Generazione e Trading di A2A. Per Giussani “questo percorso di sviluppo – che traguarda la decarbonizzazione del nostro sistema energetico – da solo non è sufficiente: la decarbonizzazione è un valore solo se è accompagnata da un servizio elettrico efficiente, competitivo nei costi e sicuro sotto il profilo dell’approvvigionamento. Al 2019 l’Italia era il quint’ultimo Paese in Europa per autonomia, con solo il 22% dell’energia complessiva prodotta con risorse interne, ma abbiamo un ampio margine di miglioramento, nel tempo potremo arrivare al 58%. Per farlo dovremo sfruttare tutte le risorse che abbiamo, dalle rinnovabili ai rifiuti. Le risorse ci sono, bisogna settare bene la strada per arrivarci. A2A sta cercando di fare la sua parte: ad oggi abbiamo 2,6 GW di capacità rinnovabili installata, al 2035 contiamo di arrivare a 5,7 GW, con una crescita che sarà basta principalmente sul fotovoltaico, sull’eolico, ma anche attraverso l’energia dai rifiuti, ottimizzando l’idroelettrico e sviluppando il settore delle batterie”.

DAL FABBRO (IREN): ITALIA PUNTI SU RICERCA E RECUPERO MATERIALI

“Ad ottobre – ha dichiarato Luca Dal Fabbro, presidente di Iren – lanceremo un nuovo impianto che recupera dalle schede RAEE esauste platino oro e argento, dimostrando che si può recuperare anche questa materia, che oggi viene o mandata in discarica, un po’ recuperata ma, per la maggior parte, inviata all’estero per essere fusa”.

“Noi, come Europa, USA e Giappone, siamo dipendenti dalla Cina per oltre il 90% delle materie prime critiche, che sono essenziali per l’energia, l’elettronica, la meccatronica,  l’industria dell’aerospazio, la difesa e la telemedicina. La Cina ha impiegato 25 anni per diventare leader incontrastato nel settore, ora Europa e USA devono recuperare. L’Italia dipende da circa 5-6 materie su circa 34, ma con una dipendenza per queste 5-6 materie l’industria italiana potrebbe avere un 50% di impatto negativo sul PIL di tecnologia avanzata. Per quanto l’Italia possa produrre pannelli fotovoltaici o batterie, non potremo mai  superare gli investimenti di altri Paesi. Il nostro vantaggio competitivo sta allora nella ricerca e sul recupero dei materiali”.

STANGALINO (EDISON): VALUTARE COSTI IN TERMINI DI RICADUTE SU TERRITORIO

Secondo Marco Stangalino, vicepresidente esecutivo Generazione elettrica di Edison, “la transizione è un processo lento. Ad oggi ci sono delle tecnologie che stiamo valutando, come quelle legate agli accumuli, che sono uno dei due colli di bottiglia dello sviluppo delle fonti rinnovabili, l’altro sono le reti elettriche. L’idroelettrico è l’unica tecnologia rinnovabile in cui oltre l’’80% dei materiali è italiano. Il discorso dei costi va quindi visto anche sul tipo di ricadute che ha sul territorio italiano. Per quanto riguarda invece le centrali termoelettriche, queste sicuramente ci accompagneranno almeno fino al 2040. Noi ci stiamo sforzando di costruire più impianti rinnovabili possibili, ma per una serie di motivi in Italia questa attività è molto difficile. Nonostante la fatica che facciamo per costruire e autorizzare questi impianti, se poi non si riede ad allacciarli, diventa una dispersione di risorse”.

SALERNO (RINA): SETTORE OIL E GAS PUNTERÀ ANCHE SU IDROGENO

“Nel 2023 – ha dichiarato Ugo Salerno, presidente di RINA – abbiamo consumato 8 miliardi e 500 milioni di tonnellate di carbone, record storico dell’umanità. In alcuni casi le centrali a carbone sostituiscono le nucleari. Le pale eoliche, in particolare offshore, che stanno installando nel Mare del Nord hanno un rendimento molto alto, nell’ordine di 15 MW. La cattura della CO2 non è stata sviluppata in maniera seria dal punto di vista dell’efficienza fino a pochissimo tempo fa. Finalmente parliamo di low-carbon hydrogen. L’Europa dovrà catturare 50 milioni di tonnellate di CO2 nel 2030, quindi questa tecnologia di transizione deve essere usata. Iniziamo a pensare all’integrazione tra produzione di idrogeno e cattura di CO2. L’idrogeno potrebbe essere un combustibile oltre che un vettore energetico, sono stati scoperti alcuni giacimenti di idrogeno puro, nelle profondità della Terra. Certamente è più complicato estrarlo rispetto al petrolio, ma c’è questa possibilità e il mondo dell’Oil&Gas sicuramente punterà anche su questo”.

GALLO (ITALGAS): CONTATORE NIMBUS MISURERà MISCELE IDROGENO SUPERIORI AL 20%

Il CEO di Italgas, Paolo Gallo, ha sottolineato il fatto che, “attraverso i nostri tubi, inizia già a passare il biometano. Il contatore Nimbus potrà anche misurare miscele d’idrogeno oltre il 20%, unico dispositivo sul mercato. Il contatore è sempre in linea e comunica attraverso vari sistemi, ha l’anti-infrazione e il rilevamento di movimenti sismici. Parliamo di un pezzo della nostra visione di rete digitale. La nostra infrastruttura a fine anno sarà controllata da remoto, il contatore è il terminale. A fine anno il contatore sarà testato dal punto di vista commerciale e poi inizieremo l’installazione massiva. Ci permetterà di avere ulteriori dati dalla rete, oggi utilizzati per migliorare il servizio e fare manutenzione predittiva. La rete del gas è un abilitatore straordinario della transizione ecologica, superando l’approccio ideologico. Dobbiamo pensare alla sicurezza degli approvvigionamenti e la diversificazione, che si ripercuotono sui costi”.

ERCOLI (SNAM): NEI PROSSIMI MESI INIETTEREMO CO2 CATTURATA CON CCS DI RAVENNA

“Nei prossimi mesi – ha annunciato Piero Ercoli, executive director Decarbonization Unit di Snam – inizieremo ad iniettare a Ravenna la CO2 catturata con la CCS. Successivamente, lavoreremo sulla fase industriale per capire dove catturarne 4 milioni di tonnellate. Lavoriamo moltissimo sull’idrogeno, qualche giorno fa abbiamo ricevuto il riconoscimento come progetto di interesse comune a livello europeo. Si tratta di costruire una piattaforma per portare idrogeno a costi competitivi nel nostro sistema e in quelli limitrofi”.

Secondo Ercoli “la sicurezza, i costi e la geopolitica sono tre elementi che sono tornati centrali nel dibattito. C’è una competizione fra poli industriali e l’energia ne è la spina dorsale. Negli anni siamo diventati sempre più un Paese di transito, instaurando un diverso rapporto con i Paesi confinanti. Bisogna sfruttare la nostra posizione geografica, gli asset e la nostra storia industriale. Pensare che l’Europa possa rendersi indipendente dal punto di vista energetico da chiunque mi sembra difficile. Dovremmo creare collaborazioni per prendere risorse dove costano di meno, un’interdipendenza che può portare effetti positivi di secondo livello, come il lavoro. Serve uno sforzo dell’industria, dovremmo cercare di utilizzare gli stessi sistemi di misura. La CCS ha un costo, ma è chiaro che sarà centrale per i settori hard to abate”.

SCOTTI (COREVE): OGGI IN PRODUZIONE VETRO SI UTILIZZANO ANCHE SISTEMI OXY FUEL

Per Gianni Scotti, presidente di CoReVe, “la produzione del vetro, essendo questo uno dei settori più energivori, oggi non utilizza più solo il gas, ma sta già sperimentando delle tecnologie oxy fuel, dei sistemi cioè alimentati ad ossigeno o idrogeno che consentono un risparmio energetico del 38% e una riduzione di quasi l’80% delle emissioni di CO2.  La tecnologia di produzione vetraria sta migliorando molto su questo aspetto”.

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